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Il coraggio di amare senza misura

Il coraggio di amare senza misura

Perché ciò che versi per amore non si disperde… si diffonde. Ciò che doni davvero non si consuma… si moltiplica. Ciò che spezza il cuore… spesso è ciò che lo salva.

Il mio in(solito) commento a:
«Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura» (Giovanni 12,1-11)

Entra. Siediti con noi. C’è posto. C’è una tavola, ci sono volti amici, c’è Lazzaro – vivo, incredibilmente vivo – e già questo basterebbe a riempire la stanza di stupore, perché quando hai visto la morte in faccia e poi ti ritrovi seduto a cena, ogni respiro ha il sapore di un miracolo. Eppure, proprio mentre la vita sembra aver vinto, un’ombra sottile si insinua tra le pieghe della luce, come una crepa invisibile che attraversa la gioia senza spegnerla, ma rendendola più fragile, più intensa, più vera. È in questo equilibrio sospeso che accade qualcosa che non si dimentica.

Maria entra. E il mondo, senza fare rumore, cambia direzione. Non dice nulla, eppure dice tutto, perché ci sono momenti in cui il silenzio non è assenza di parole, ma la forma più pura dell’amore, quella che non ha bisogno di spiegarsi, perché si consegna, si espone, si dona senza difese.

La vedi mentre prende quel vaso di nardo, prezioso fino a sembrare eccessivo, sproporzionato, quasi scandaloso… e lo rompe. Non lo apre: lo rompe. Perché l’amore vero non si limita a condividere… si spezza. E in quell’istante il profumo invade ogni cosa, ti entra nei polmoni, ti attraversa, ti sorprende, ti costringe a fermarti, perché non puoi restare indifferente quando l’amore prende corpo e si diffonde senza chiedere il permesso. È il profumo di chi ha capito che ci sono incontri che valgono una vita intera. È il profumo di chi non vuole trattenere nulla, perché trattenere, a volte, è solo un altro modo per non amare davvero.

Maria si china, si abbassa, si avvicina ai piedi di Gesù… e in quel gesto così semplice, così umano, così disarmante, accade qualcosa di vertiginoso: l’amore tocca la terra e la terra diventa cielo.

E poi i capelli… i suoi capelli che si fanno carezza, che si fanno asciugamano, che si fanno linguaggio quando le parole non bastano più, e forse – sì, forse – anche lacrime, perché chi ama così sa che ogni gesto vero porta dentro di sé una ferita, una consegna, una perdita che è già promessa.

Perché quell’olio profumato non parla solo di amore… parla anche di morte. Parla di un corpo che sarà deposto. Parla di un addio che si avvicina.

E allora capisci che quella scena è una danza struggente tra luce e tenebra, tra vita che esplode e morte che si prepara, tra un cuore che dona tutto e un altro – quello di Giuda – che si chiude, calcola, misura, riduce l’infinito a una questione di prezzo.

E qui, improvvisamente, il Vangelo smette di essere racconto… e diventa domanda: tu, quando ami… ami così? O ami fino a dove ti conviene? Perché c’è un punto, nella vita, in cui sei chiamato a scegliere se restare spettatore o diventare dono, se proteggere ciò che hai o rischiare tutto per ciò che conta davvero. Maria non trattiene nulla. E proprio per questo non perde nulla.

Perché ciò che versi per amore non si disperde… si diffonde. Ciò che doni davvero non si consuma… si moltiplica. Ciò che spezza il cuore… spesso è ciò che lo salva.

E allora senti che quel profumo non è rimasto in quella stanza, non è rimasto in quel tempo lontano… è arrivato fino a qui, fino a te, fino a questo istante preciso in cui stai leggendo e forse, senza accorgertene, qualcosa dentro di te si sta muovendo. Forse una resistenza che si scioglie. Forse una paura che si incrina. Forse un amore che chiede di uscire.

E allora la domanda, quella vera, quella che non puoi più evitare, si fa strada dentro di te, lenta ma inesorabile: che cosa stai trattenendo… che invece potrebbe diventare amore? Perché l’amore vero non si conserva, non si mette al sicuro, non si tiene da parte per un momento migliore.

L’amore vero si rompe. Si versa. Si consegna. E solo ciò che hai il coraggio di perdere… diventa davvero eterno. #Santanotte

Alessandro Ginotta

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