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Hai mai visto un angelo?

Hai mai visto un angelo?

Hai mai visto un angelo? Siamo abituati ad immaginarli come bimbi paffutelli con morbide ali, ma se dovessi incontrare un Arcangelo, una Potestà, una Dominazione, un Cherubino, un Serafino, un Trono, una Virtù o un Principato, di certo non rimarresti indifferente. Anzi, penso proprio che ti spaventeresti parecchio.

Il mio in(solito) commento a:
La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo (Luca 1,5-25)

Zaccaria si trovò improvvisamente a tu per tu con un Arcangelo e rimase muto per mesi. Non fu per quello, mi correggerai tu: la mutezza di Zaccaria fu la punizione per aver dubitato delle parole dell’Arcangelo. Certamente sì! Ma prova a leggere qui sotto:

Il sommo sacerdote era l’unico autorizzato ad entrare nel luogo più sacro del mondo: il Sancta Sanctorum, il luogo del tempio protetto da quel velo che si squarcerà alla morte di Gesù, come ad indicare che Dio non vivrà più in un luogo separato, ma abiterà per sempre in mezzo alle proprie creature.

Sì, perché ci sono personaggi nella Bibbia che sembrano essere lì apposta per congiungere l’Antico con il Nuovo Testamento e Zaccaria è uno di questi. Ma torniamo in quel tempio dove si inoltrò Zaccaria, nell’esercizio delle sue funzioni “per fare l’offerta dell’incenso” (Cfr. v. 9). I suoi piedi sono scalzi, come prescrive il rituale: “togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro” (cfr. Esodo 3,5). Il suo cuore batte più forte del solito. No, c’è qualcosa di strano, quella volta non è come tutte le altre. Il profumo dell’incenso penetra nelle narici del sacerdote, gli occhi accennano a lacrimare e, dalla gola, gli sale un colpo di tosse. Gli pare quasi di scorgere qualcosa, ma, tutto quel fumo e le lacrime gli impediscono di mettere bene a fuoco la scena. Poi il suo cuore, per un tempo imprecisato ed imprecisabile, smette di pulsare. Lo spavento lo ha paralizzato. Il velo violetto dietro al quale un tempo veniva conservata l’Arca dell’Alleanza emette un fruscio e si muove, come se ci fosse qualcuno in agguato proprio lì, nel luogo più sacro ed inaccessibile del mondo. Pensa che perfino il sommo sacerdote poteva entrarvi una volta soltanto nell’anno e, per farlo, doveva cambiarsi d’abito quattro volte ed immergersi in una vasca rituale per le opportune purificazioni. Chi potrebbe osare di profanare un posto così sacro?

Il fruscio si fa più insistente, finché, all’improvviso, una figura alata ed imponente si staglia dinnanzi agli occhi di Zaccaria. Le ali si spiegano sulla schiena di quell’essere, il loro contorno è netto ed offuscato allo stesso tempo. Lo stesso colore della pelle di quella creatura è indecifrabile: dal diafano al verde brillante al grigio. “Vidi ancora un altro angelo vigoroso scendere dal cielo. Era avvolto in una nuvola e sul capo aveva un arcobaleno, come aureola; il suo viso era simile al sole, e le sue gambe somigliavano a colonne di fuoco. In mano teneva un libretto aperto. Poggiò il piede destro sul mare e il piede sinistro sulla terra. Poi gridò, con voce forte come il ruggito di un leone. Al suo grido rispose il rombo dei sette tuoni” (Apocalisse 10,1-3). C’è proprio da stare muti e a bocca aperta, non è vero?

Facciamo un esperimento? Prova a socchiudere gli occhi e ad immaginarti la scena: il velo che ondeggia, il fruscio, le ali dell’angelo, altissimo, la sua figura possente, la sua voce tonante. Se sei concentrato bene e te lo stai raffigurando, non puoi non notare che anche il tuo polso sta accelerando. Il respiro si affretta e qualche goccia di sudore scende dalla tua fronte. Sorpresa. Paura. Trepidazione.

Immagina lo stato d’animo di Zaccaria! Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto» (vv. 13-17).

Zaccaria riceve la visita dell’arcangelo Gabriele che gli preannuncia la gravidanza di sua moglie. È un autentico miracolo, perché “Essi non avevano figli, Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni” (v. 7).

La prima parola che Zaccaria si sente dire è: Non temere. Ma come faccio a non temere se, con i miei stessi occhi, vedo davanti a me una creatura possente che parla con la voce di tuono? Eppure gli Angeli sono così: arrivano improvvisamente, portano un cambiamento inarrestabile nella nostra vita, la trasformano radicalmente e dopo, nulla è più come prima.

Sì, la vita di Zaccaria cambierà. Diventerà padre. Non ci credeva più neppure lui. Forse non ci crede neppure in questo momento, mentre ha un angelo davanti a sé. E proprio questo è il suo più grave peccato: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni» (v. 18).

Nonostante sia un uomo pio, chiederà al messo di Dio una prova. La sua incapacità di abbandonarsi con fiducia al miracolo lo condannerà a restare muto fino all’ottavo giorno dopo la nascita del figlio, quando il bambino dovrà essere circonciso: solo allora la sua lingua si scioglierà per annunciare che il bambino si chiamerà Giovanni.

Vedi? Quando viene meno la fede, diventiamo tutti un po’ muti. Senza credere non siamo in grado di affrontare le sfide della vita, vacilliamo, cadiamo… Zaccaria non poteva neppure svolgere il proprio compito: come sacerdote doveva benedire la gente, ma: “faceva al popolo dei cenni e restava muto” (cfr. Lc 1,22).

E così scopriamo quanto sia potente la paura: tanto forte da riuscire ad arrestare perfino un miracolo. Già, perché è la fede l’ingrediente principale dei miracoli di Dio. E la paura la paralizza. Per aiutarci, per esaudire le nostre preghiere, Gesù cerca la nostra volontà, la nostra fede, la nostra collaborazione. Cristo ci coinvolge e chiede la nostra volontà di cambiare, chiede a noi di agire, ci domanda di credere che quel che chiediamo nella preghiera possa avvenire.

Ma come possiamo pretendere che un miracolo avvenga, quando siamo proprio noi i primi a non credere che si possa realizzare? Ecco che, quando si presentano delle difficoltà, ci vuole il coraggio di lottare per arrivare al Signore. Ci serve l’audacia di avere fede fin dall’inizio: “Se tu vuoi puoi guarirmi, se tu vuoi, io credo”. Ed è questa la forza della preghiera: la convinzione che, quanto stiamo per chiedere, si realizzerà.

Smetti dunque di aver paura, perché Dio è con te. Ogni minuto, ogni secondo, ad ogni battito del tuo cuore, Dio è lì, accanto a te, pronto a sorreggerti, a proteggerti, ad accompagnarti, ad ascoltarti e ad esaudire le tue preghiere, se tu avrai abbastanza fiducia in Lui. Egli non ti deluderà! #Santanotte

Alessandro Ginotta

“Scena dalla Natività di Gesù” (Particolare con l’angelo), Giotto da Bondone, 1306, affresco, Cappella degli Scrovegni, Padova

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