Faresti una grigliata con Gesù?

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Se ti dicessi che nel Vangelo di San Giovanni troviamo il racconto di una grigliata, ti stupiresti?

Il mio in(solito) commento a:
Viene Gesù, prende il pane e lo dà loro, così pure il pesce (Giovanni 21,1-19)

Accarezza il cuore questo racconto della seconda pesca miracolosa. Uno dei brani più belli dei quattro Vangeli, dove vediamo tutto l’amore e la tenerezza di Gesù di fronte alla limitatezza ed alla goffaggine di noi uomini.

Dopo la morte e Risurrezione di Gesù, gli apostoli, meravigliati e spaventati, si disperdono prendendo le direzioni più diverse. Alcuni rientreranno ai loro villaggi nei campi, come fecero i discepoli di Emmaus. Altri torneranno a fare i pescatori, o almeno, tenteranno di farlo, salvo poi rendersi conto che senza di Lui non potranno far nulla (cfr. Gv 15,5). Ed è proprio in mezzo a loro che Gesù si fermerà, davanti ad “un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane” (Gv 21,9).

Il Maestro aveva fatto di loro “pescatori di uomini” (cfr. Mt 4,19). Senza Gesù si sentono scoraggiati e privi di un punto di riferimento. Così decidono di riprendere a fare l’unica cosa che davvero sapevano fare prima di incontrare Gesù: pescare. Prendono una barca e si portano al largo. Tentano per tutta la notte, inutilmente, di pescare. Le loro reti rimangono vuote.

Sì, vuote. Perché attraverso questa parabola “vissuta” anziché “detta”, Cristo ci vuole proprio insegnare che, nella vita, abbiamo bisogno di Lui. Scrive Santa Teresa d’Avila: “Nada te turbe, nada te espante… sólo Dios basta“. Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta. Dio può dare un senso a tutta la nostra vita, può riempire ogni istante della nostra esistenza, può darci la forza di affrontare qualsiasi difficoltà. Al contrario, allontanandoci da Dio, tutto diventa più difficile. Non possiamo affidarci soltanto alle nostre forze.

Quante volte, anche tu (ed anch’io) ci ostiniamo a tentare di vivere senza Dio? Vogliamo estrometterlo dalle nostre scelte, dalla nostra vita, rivendichiamo la libertà di condurre esistenze autonome… ma in pratica rivendichiamo la capacità… di essere buoni a nulla. D’altra parte “Dio formò l’uomo dal fango della terra, gli insufflò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne anima vivente” (Genesi 2,7) e, senza Dio, torniamo ad essere nient’altro che fango. Fango che si secca e si sbriciola. Polvere.

Ma Dio ci ama, e non vuole il nostro male. Così, anche quando noi ci allontaniamo da Lui, Egli ci insegue. Come un innamorato segue la propria innamorata. Come un buon Pastore che non esita ad inoltrarsi nel deserto per cercare l’unica delle sue pecorelle che si è smarrita. Questo è Dio. E, in questo brano, vediamo Gesù che si avvicina agli apostoli. Perché Lui non ci abbandona mai, neppure quando noi gli voltiamo le spalle. Nell’avvicinarsi agli apostoli scoraggiati, dà loro un suggerimento: “«Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E’ il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.” (vv. 5-8).

Così “Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli” (v 2) si trovano attorno ad un fuoco, insieme al Maestro che avevano perduto. E, insieme a Cristo, tutto è diverso. La vita riacquista il suo sapore e le esistenze, prima vuote, si riempiono di nuovo.

Lì, accanto a quel pesce che cuoce, troviamo Gesù intento a parlare “a tu per tu” con San Pietro. Fai attenzione, perché il dialogo a cui assisteremo non si limita ai due illustri interlocutori, ma si rivolge anche a te. Anche a noi.

Ecco il tradito che si rivolge sorprendentemente a colui che lo ha rinnegato, parlando con il linguaggio dell’amore: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (v. 15). E’ una domanda che sconvolge lo spirito del mondo. Chiunque altro, all’infuori di Gesù, avrebbe esordito con un rimprovero, o magari con una pungente ironia. Immaginiamo questo dialogo: “ah, sei tu! Quello che aveva promesso che in qualsiasi istante avrebbe dato per me anche la propria vita… quando io stavo dando la mia per il mondo, tu dov’eri? A rinnegarmi là, prima che il gallo cantasse, neppure mezza giornata dopo la tua promessa di fedeltà incondizionata!”. E’ molto diverso da quanto avremmo detto noi? Non credo. Eppure Gesù ci stupisce: Lui, che è stato tradito, si preoccupa di sapere se, chi lo ha rinnegato, lo ama ancora. E’ tanto lontano questo modo di pensare da quanto noi siamo abituati a fare, ma… è la forza dell’amore di Gesù.

Immagina come si rivolgerà a te quando, il più tardi possibile, gli comparirai davanti. Non ti dirà: “Ah! Tu sei quello che ha combinato questo e quest’altro guaio…”. No! Si preoccuperà di sapere se lo ami! Perché Gesù non porta rancore, ma desidera soltanto il tuo bene.

Qual è la risposta di San Pietro? «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene» (v. 15). Non è capace di confessare il suo amore. Si limita a dire che gli vuole bene. Forse si vergogna. Forse gli brucia ancora il ricordo del tradimento.

Gesù lo ama. Gesù ti ama. Pietro si sente colpevole, come qualche volta anche noi ci sentiamo responsabili per il nostro peccato. E questo ci blocca sull’amore. San Pietro non riesce a rispondere al Maestro con la stessa intensità perché è inibito dal rimorso.

Non dobbiamo farci imprigionare dal nostro peccato, né dalla vergogna per la nostra colpa, ma dobbiamo imparare ad abbandonarci all’amore di Dio. L’amore che tutto perdona. L’amore che tutto scusa. L’amore che desidera solo il bene per noi. L’amore che colma le distanze tra un Dio sconfinato ed un uomo limitato: Gesù è consapevole del fatto che Pietro proprio non riesce a dire “ti amo” a Gesù, dopo averlo tradito. Così sarà Lui stesso a cambiare verbo e dirgli: “Mi vuoi bene?”. Eccolo, cari amici, Gesù, che ci ama, scende al nostro livello e ci fa sentire accolti.

E’ Lui a mettere quel “di più” che non ci permette di entrare in completa comunione. E’ Gesù ad offrirci amore ad ogni costo. Anche quando pecchiamo. Perfino quando ci allontaniamo da Lui.

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo benedicente”, di Jean-Auguste Dominique Ingres, 1834, olio su tela, 80x66cm, Museo d’Arte di San Paolo, Brasile

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