
E se il segno fossimo noi?
Forse il punto è questo: noi cerchiamo Dio nel rumore, e Lui abita il silenzio. Noi lo aspettiamo negli eventi straordinari, e Lui si nasconde nell’ordinario. Noi vogliamo essere travolti, e Lui preferisce accarezzarci. Perché Dio non invade. Dio entra piano.
Il mio in(solito) commento a:
Perché questa generazione chiede un segno? (Marco 8,11-13)
Questo Vangelo non chiede di essere capito. Chiede di essere sentito. E se restiamo qui, anche solo per pochi istanti, accadrà qualcosa di sottile e vero: ci accorgeremo che Dio è già all’opera, proprio adesso, proprio mentre leggiamo. Non con clamore. Non con effetti speciali. Ma come un soffio leggero che sfiora l’anima e la riconosce.
Torniamo insieme sulle sponde del lago di Tiberiade. Immaginiamolo davvero. L’acqua quasi immobile, il riflesso del cielo che sembra volerci entrare dentro, il fruscio degli arbusti mossi dal vento. Tutto parla di armonia, di vita che scorre, di bellezza che non ha bisogno di spiegazioni. Eppure, in questo luogo così pieno, risuona una domanda vuota: “Quale segno ci dai?”
È qui la ferita. È qui lo strappo. Perché il pane è stato appena moltiplicato. Le mani sono ancora sporche di briciole. I cuori sono sazi. Eppure no. Non basta. Serve altro. Serve di più. Serve un segno più grande, più chiaro, più rumoroso. Come se l’amore dovesse sempre dimostrare di essere amore. Come se Dio dovesse continuamente giustificarsi.
E allora ci riconosciamo. Perché anche noi siamo così. Anche noi, dopo aver ricevuto tanto, continuiamo a chiedere. Dopo aver visto, continuiamo a dubitare. Dopo essere stati amati, pretendiamo prove. Diciamo di voler credere, ma in fondo vorremmo farlo solo a condizioni sicure, senza rischio, senza abbandono. Chiediamo segni perché abbiamo paura di fidarci.
Gesù è lì. Davanti a loro. Davanti a noi. Eppure non viene riconosciuto. Perché non è come ce lo aspettiamo. Perché non grida. Perché non si impone. Perché non gioca secondo le regole del potere. Gesù sospira. Un sospiro profondo. Un sospiro che dice dolore, ma anche infinita pazienza. È il sospiro di chi ama e non viene creduto. Di chi è il Segno definitivo… e proprio per questo viene rifiutato.
E poi ci sono quelli che chiedono segni non per cercare Dio, ma per incastrarlo. Non per aprire il cuore, ma per difendere le proprie certezze. Vogliono un Dio che confermi le loro idee, non un Dio che le metta in crisi. Ma Dio non si lascia possedere. Non si lascia ridurre. Non si presta ai giochi di potere. Dio ama. E l’amore non si esibisce.
Forse il punto è questo: noi cerchiamo Dio nel rumore, e Lui abita il silenzio. Noi lo aspettiamo negli eventi straordinari, e Lui si nasconde nell’ordinario. Noi vogliamo essere travolti, e Lui preferisce accarezzarci. Perché Dio non invade. Dio entra piano.
Proviamo allora a fare ciò che facciamo di rado: tacere dentro. Mettere a riposo le domande, le pretese, le aspettative. Fare spazio. Perché se facciamo silenzio, se rallentiamo davvero, se smettiamo di chiedere segni… ecco che il Segno si manifesta.
È una brezza leggera. Non scuote. Non spaventa. Non obbliga. Accarezza. Rassicura. Rimette insieme.
È la stessa brezza che parlò a Elia. Non nel vento che spezza i monti, non nel terremoto, non nel fuoco. Ma in un sussurro. Perché Dio parla così. A bassa voce. Per non coprire il battito del nostro cuore. Perché vuole essere riconosciuto, non imposto.
Quella brezza può fare miracoli veri. Può sciogliere ciò che in noi è indurito. Può spazzare via la polvere accumulata negli anni: delusioni, paure, egoismi, ferite mai guarite. Può riaccendere la fiammella che credevamo spenta. E lo fa senza violenza, senza giudizio, senza clamore. Con una delicatezza che salva.
E allora forse il Vangelo di oggi ci sussurra una verità disarmante: il problema non è che Dio non dà segni. È che noi non sappiamo più riconoscerli. Perché il segno più grande è già qui. È una Presenza. È un Amore che non fa rumore. È un soffio che aspetta solo una vela disposta a lasciarsi attraversare. Lasciamoci toccare. Lasciamoci portare.
Perché è quando il soffio dello Spirito incontra un cuore aperti che i miracoli accadono davvero #Santanotte
Alessandro Ginotta

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