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Le due versioni del Padre nostro

Il Padre nostro è uguale su tutti i Vangeli?

Il Padre nostro: La preghiera più famosa di tutte, ma con un twist! Esiste in due versioni nei Vangeli, quella di San Luca e quella di San Matteo. Scopriamole insieme.

Il mio in(solito) commento a: Voi dunque pregate così (Matteo 6,7-15)

«Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione» (Luca 11,2-4). Questa è la versione “breve” di Luca. Ma il Padre nostro che tutti conosciamo viene da Matteo: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male» (Matteo 6,7-13).

A parte la lunghezza, notiamo che Gesù, in Luca, si rivolge semplicemente al “Padre”, senza “nostro”. È una preghiera più intima, che colpisce dritto al cuore. Quel “Padre” ricorda molto l’aramaico “Abbà”, che significa “papà”, un termine molto più familiare e affettuoso.

Luca inserisce la preghiera durante il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, mentre Matteo la posiziona nel Discorso della Montagna in Galilea.

Ma perché questi due evangelisti raccontano lo stesso episodio in momenti diversi e con parole diverse? Ai tempi di Gesù non c’erano registratori. I Vangeli furono scritti decenni dopo, raccogliendo frammenti trasmessi oralmente. San Matteo fu probabilmente scritto tra il 70 e la fine del I secolo, mentre San Luca tra l’80 e il 100.

Quindi sì, sono due versioni della stessa preghiera. E queste differenze non minano il valore dei Vangeli, anzi, lo rafforzano. Il Vangelo non è un libro di storia con un ordine cronologico. Ciò che conta non è quando qualcosa è stata detta, ma che sia stata detta. Lo scopo è portare la Parola di Cristo a tutti. Questo è il comando di Gesù nel suo discorso d’addio. Gli evangelisti scrissero per diffondere questo messaggio, non da storiografi, ma da evangelizzatori. Perché l’amore non ha tempo, lingua, né confini.

Luca, Matteo, Marco e Giovanni sono testi indirizzati a persone diverse, a volte popoli diversi, che parlavano lingue diverse. Per questo, Luca dice: “Perdona a noi i nostri peccati“, mentre Matteo: “Rimetti a noi i nostri debiti“. In aramaico, peccati e debiti erano la stessa cosa, debiti verso Dio. Termini diversi per destinatari diversi.

I Vangeli parlano il linguaggio dell’Amore e l’unico modo per capirli è leggerli con il cuore. #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’intercessione di Cristo e della Vergine”, di Lorenzo Monaco (Piero di Giovanni), 1432, tempera su tela, 239.4 x 153 x 2.5 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York

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