
Dove viveva Gesù?
Ama. Ama senza misura. Vivi con pienezza. E prega, anche solo con un sussurro del cuore. Perché sei immensamente amato
Il mio (in)solito commento a:
«Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate meno duramente di voi» (Mt 11,20-24)
Dove viveva Gesù? Bella domanda. Eppure non ha una risposta semplice. Lo stesso Maestro ce lo dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Una casa vera, Lui non l’aveva. Ma un luogo del cuore sì. Cafarnao. Un piccolo villaggio di pescatori affacciato sul lago di Tiberiade, che per un po’ è diventato il suo rifugio, la sua “casa tra amici”.
È qui che abitavano Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. Qui Gesù è stato ospitato nella casa di Pietro. Qui ha guarito sua suocera dalla febbre e, poco prima, ha scacciato uno spirito impuro nella sinagoga, lasciando tutti senza fiato.
Ti immagini la scena? «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta» (Mc 1,32-33). Tutti, proprio tutti, accorrevano da Lui. E Lui, instancabile, accoglieva, guariva, liberava.
Eppure… Eppure in quella che possiamo chiamare la sua città adottiva, la fede era fragile come vetro sottile. Bastava un niente per incrinarla. Le folle, tanto entusiaste all’inizio, cominciavano a vacillare. A dubitare. E il cuore di Gesù si stringeva.
Così pronuncia parole forti, parole che pesano come macigni: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo si sarebbero convertite… E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!» (Matteo 11,21-23).
Parole dure, sì. Ma anche giuste. Perché il giudizio di Dio non è mai cieco: è come quello di un maestro che si aspetta molto dall’allievo più dotato, e che al tempo stesso comprende chi fa fatica ma ci prova con tutto se stesso.
Dio guarda il cuore. E sa distinguere chi sbaglia per ignoranza… da chi lo fa sapendo perfettamente cosa sta facendo.
I demoni, ad esempio. Un tempo erano angeli, creature celesti. Poi… la ribellione. L’orgoglio. Hanno scelto di voltare le spalle a Dio. Liberamente. E quella scelta li ha separati per sempre dall’Amore. Nessuna possibilità di ritorno. Perché? Perché conoscevano tutto. E, conoscendo, hanno scelto il male.
E noi? Noi, che spesso cadiamo, inciampiamo, sbagliamo… Abbiamo un vantaggio immenso: siamo amati. Di un amore che perdona, che rialza, che non si stanca mai di aspettarci. E perfino quando sbagliamo, possiamo ancora scegliere: tornare indietro. Ricominciare. Con cuore sincero. Sai perché? Perché Dio, che è amore, non si aspetta da noi la perfezione… ma la verità. E quella, la verità del cuore, vale più di tutte le parole che possiamo pronunciare. Il Vangelo ci chiede solo questo: amare. Dio, il prossimo… e anche noi stessi. I demoni non vogliono, né possono farlo. Noi sì. Per questo, agli occhi di Dio, siamo preziosi. Preziosissimi.
Allora ama. Ama senza misura. Vivi con pienezza. E prega, anche solo con un sussurro del cuore. Perché sei immensamente amato #Santanotte
Alessandro Ginotta

Sostieni labuonaparola.it
La tua donazione mi aiuterà a continuare a creare contenuti di qualità:
Ogni contributo, grande o piccolo, fa la differenza. Grazie per il tuo sostegno!
Gli in(soliti) commenti di La buona Parola nella tua e-mail!
Iscriviti ora alla newsletter: è completamente gratis e potrai cancellarti in ogni momento.


