
Dove manca Dio nasce il buio… ecco come riempirlo di luce
Nella notte siamo tutti più fragili. Ammettilo: anche tu, come me, hai conosciuto la paura del buio. Da bambini era quasi inevitabile… ma qualche volta ci sorprende ancora oggi.
Il mio in(solito) commento a:
“Tenetevi pronti” (Matteo 24,42-51)
Hai mai provato quella sensazione di brivido lungo la schiena mentre cammini da solo in una strada poco illuminata? Il cuore accelera, l’orecchio si tende a ogni rumore, i passi diventano più rapidi. È lo stesso timore che spinge i bambini a controllare mille volte sotto il letto o dentro l’armadio, solo per accertarsi che non ci siano mostri. Perché il buio fa questo: ci priva di certezze, ci toglie i colori, ci lascia soli con la nostra immaginazione che, spesso, diventa nemica.
Ma cos’è davvero l’oscurità? È assenza di luce. E dove manca la luce, il vuoto si riempie di paura. Nel buio inciampi, ti smarrisci, rischi perfino di cadere in trappola. E allora capisci che lì, dove la luce non entra, trova rifugio il pericolo.
Così è anche il male: vuoto di bene, assenza di Dio. “Dio disse: Sia la luce! E la luce fu” (Genesi 1,3). Dalla prima all’ultima pagina, la Bibbia racconta questa lotta eterna tra luce e tenebre, tra amore e male. Isaia lo aveva già scritto secoli prima: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Isaia 9,1). E san Giovanni ce lo ricorda con parole che non smettono mai di vibrare: “La luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Giovanni 1,9).
Dio è luce. Ma attenzione: non tutta la luce è Dio. In noi brilla solo un riflesso, una scintilla che nasce dal suo fuoco eterno. Da soli non bastiamo: come una favilla che presto si spegne, anche noi abbiamo bisogno di attingere al grande rogo dell’amore divino per continuare a risplendere. Per questo, come i Magi, siamo chiamati a seguire la stella. Perché chi cerca la luce non resta fermo: cammina, si mette in gioco, si lascia guidare dalla gioia.
E allora, fratello, sorella, sta a noi non lasciare che il buio vinca. Sta a noi riempire i vuoti del mondo con la luce di Dio, prima che qualche “mostro” li occupi. Gesù ci avverte: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare” (Giovanni 9,4). Non possiamo rimandare. È adesso il tempo di fare il bene.
Ecco perché, in questa notte, ti invito a diventare lampada. Non nascosta sotto il moggio, ma alta, visibile, capace di rischiarare. Perché se nel tuo cuore brilla la luce di Dio, nessun ladro potrà spaventarti, nessuna tenebra potrà rubarti l’anima.
Lascia che la tua vita diventi testimonianza luminosa della sua presenza. Brilla. Accendi. Scalda. Perché il mondo ha un bisogno urgente della tua luce.
#Santanotte
Alessandro Ginotta

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