Meditazioni e preghiere
Dov’è Dio? Venite e vedrete!

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Cari amici, il vostro orologio ha già segnato le quattro del pomeriggio?
Il mio in(solito) commento a:

Videro dove dimorava e rimasero con lui (Giovanni 1,35-42)

Venite e vedrete. Due parole che dicono tutto: parlano alla nostra sete di Dio, al nostro desiderio di capire, di incontrare. Venite: è un invito. E vedrete. Ecco che qui iniziamo a capire che non sarà tutto così semplice come ce lo immaginiamo. O forse sì?

“Vedrete” sottintende che l’azione di cercare Dio non si esaurisce nell’avvicinarsi. Ci è richiesto di più. Vedere. Renderci conto. Provare. In qualche modo, Gesù vuole che ripetiamo l’esperienza di San Tommaso: toccare con mano. Introdurre le nostre timide dita nelle ferite dell’esistenza. Sperimentare il dolore, la fatica, ma anche la gioia, l’allegria della condivisione, il calore dell’amore. Venite e vedrete. Provare per credere.

Sì, perché Dio non ci vuole ospiti passivi, ma desidera che noi prendiamo parte al suo Regno. Di più: ci chiede di costruirlo insieme a Lui.

Non perché Dio abbia bisogno di noi. Certo che no! Lui che ha creato l’universo, le più sfavillanti tra le stelle, le insondabili profondità degli abissi e le cime innevate dei monti, i felini scattanti della savana ed i variopinti uccelli che solcano il cielo. Non ha proprio bisogno del nostro aiuto! Però lo desidera. Perché cerca il nostro coinvolgimento personale.

I discepoli del Battista, così come Maria, Marta e Maria di Betania, così come Zaccheo, Pietro, Bartimeo, l’emorrissa, Giairo e tutti gli apostoli sono uomini e donne in cammino. Persone che hanno deciso di mettersi in gioco: i loro occhi hanno incrociato quelli di Gesù e, da quel momento, tutto è cambiato. Avviene all’improvviso: quando Gesù entra nella nostra vita, nulla di quello che prima contava, ora è più importante. Non è solo una scintilla che scocca, ma un incendio che divampa. Arde e consuma tutto ciò che è inutile, lasciando solo il terreno più fertile, dove crescono i frutti migliori. Perché la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù.

Bisogna essere coraggiosi per andare dietro a Gesù. Ma il coraggio premia. E Cristo mantiene sempre le promesse. Quella che ci fa oggi è di trasformarci la vita. Riempirla. Farne un capolavoro. Ed è tutto lì, alla nostra portata. Non è neppure difficile: dobbiamo solo fidarci di Lui. Accogliere la sua chiamata e seguirlo. Non servono grandi cose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Matteo 8,20). Ma se avremo incontrato Gesù, allora avremo trovato un tesoro: «Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Matteo 6,21).

Bisogna saper rinunciare al superfluo fatto di ansia, preoccupazione, smodato desiderio di possesso. Tutto ciò non serve per Gesù. Basta avere fiducia in Lui. E voglia di tuffarsi nella vita. Sì, perché “credere” è un verbo dinamico che implica camminare, fare, cercare, arare, seminare. Occorre scavare, qualche volta a mani nude, per tirare fuori la perla nascosta nel campo (cfr. Matteo 13,45-46).

Venite e vedrete. “Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio” (v. 39). Notiamo l’indicazione dell’ora. Non è usuale nei Vangeli. Certo, all’epoca di Gesù, non c’erano orologi da polso, né smartphone da consultare per sapere che ora fosse. Se San Giovanni evangelista ricorda bene l’ora in cui è avvenuto un fatto, significa che questo evento ha segnato un punto importante della sua vita. Lo ha trasformato. Dalle quattro di quel pomeriggio, per lui, è cambiato tutto. E’ alle quattro del pomeriggio che ha deciso di seguire Gesù. Di andare a vedere dove abita. E che cosa fa nella vita.

L’incontro con il Figlio di Dio è qualcosa che ci cambia dentro. Profondamente.

Dio è lì, dove c’è da lavorare, ma anche da sognare. Dove cresce il bene e sorge il sole. Dove c’è l’amore ma anche la fatica. Dove c’è una vigna che produce frutti a tutte le ore. Ma anche dove c’è da perdonare, assistere, curare. Perché il Regno dei Cieli è per chi non pone la propria sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per chi ha un cuore semplice e umile e non presume di essere giusto e non giudica gli altri; per chi sa soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce; per chi non è violento ma misericordioso e desidera essere artefice di riconciliazione e di concordia. 

E il tuo orologio, cara lettrice, caro lettore, ha già segnato le quattro del pomeriggio? Che cosa aspetti ad avviarti dietro a Gesù?

#Santanotte amici. Dio metta nel nostro cuore il desiderio di muovere le nostre gambe e camminare dietro a Gesù, faccia crescere in noi il coraggio di accettare le sfide della vita che portano alla vera felicità: a Lui. Dio vi benedica ed accompagni i vostri sogni! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Venite e vedrete. Due parole che dicono tutto: parlano alla nostra sete di Dio, al nostro desiderio di capire, di incontrare. Venite: è un invito. E vedrete. Ecco che qui iniziamo a capire che non sarà tutto così semplice come ce lo immaginiamo. O forse sì?
Il dipinto di oggi è: “L’incredulità di San Tommaso” copia di Caravaggio, 1610, olio su tela, 108 x 146 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze