
Dopo l’Angelo il silenzio
Hai mai provato quella sensazione strana, quasi vertiginosa, di sentirti osservato da Dio proprio mentre pensavi di essere invisibile? Non parlo di uno sguardo giudicante, ma di quello sguardo che ti attraversa piano, come se sapesse tutto di te — le ferite, le attese mancate, le preghiere ripetute fino allo sfinimento — e decidesse comunque di fermarsi lì, davanti a te.
Ecco, prima ancora di parlare di Angeli, io partirei da qui.
Il mio in(solito) commento a:
La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo (Luca 1,5-25)
Siamo abituati a immaginare gli Angeli come figure rassicuranti, quasi decorative. Ma se ci pensi davvero, se provi anche solo per un istante a spogliarti delle immagini addomesticate, ti accorgi che un Angelo vero fa paura. Non perché sia cattivo, ma perché è reale. Perché porta Dio così vicino da toglierti l’equilibrio. Perché quando arriva, niente può più restare come prima.
Zaccaria lo sa bene. Entra nel tempio per compiere un gesto che conosce a memoria. Lo ha fatto tante volte. Lo ha fatto con fedeltà. Lo ha fatto anche quando la vita non gli restituiva ciò che sperava. E forse è proprio questo il punto: Zaccaria è un uomo che ha continuato a fare il suo dovere anche quando i sogni sembravano ormai fuori tempo massimo. Cammina a piedi nudi sul suolo sacro. L’incenso sale lento, denso, quasi a nascondere il cielo. Gli occhi bruciano un po’, il respiro si fa più corto. C’è un silenzio che pesa, come se l’aria stessa stesse trattenendo il fiato. E tu lo senti, vero? Quel silenzio lo conosci anche tu. È quello che arriva quando stai pregando da tanto, forse da troppo, e non sai più se stai ancora aspettando… o se stai solo resistendo.
Poi accade l’impensabile.
Il velo si muove. Qualcosa rompe l’immobilità. Non è un pensiero, non è un’intuizione, non è una voce interiore: è una Presenza. Imponente. Innegabile. L’incontro con un Angelo non si spiega, si vive. E davanti a lui, Zaccaria non è più sacerdote, non è più uomo giusto, non è più funzionario del sacro. È solo un uomo spaventato. Come te. Come me.
Eppure la prima parola non è rimprovero, non è minaccia. È sempre la stessa, ostinata, disarmante:
«Non temere».
Dimmi: come si fa a non temere quando Dio ti si avvicina così tanto? Come si fa a restare calmi quando qualcuno viene a risvegliare una speranza che avevi sepolto per non soffrire più? Perché è questo che succede a Zaccaria. L’Angelo non gli annuncia solo un figlio. Gli annuncia la fine della rassegnazione. Gli dice che quella ferita mai rimarginata — la sterilità, l’attesa, il senso di incompletezza — non è stata dimenticata. E qui, se sei onesto, devi fermarti un attimo. Perché Zaccaria ti assomiglia più di quanto vorresti ammettere.
Anche tu preghi. Anche tu sei rimasto fedele. Ma, da qualche parte lungo la strada, forse hai smesso di aspettarti davvero qualcosa. Hai continuato a credere in Dio, sì… ma non più nei miracoli. Non quelli che ti riguardano. Non quelli che cambiano davvero la vita. E così, davanti all’annuncio, la prima cosa che emerge non è la gioia, ma il calcolo: «Come è possibile?».
Non è incredulità. È stanchezza. È la fatica di chi ha sperato troppo a lungo senza vedere risultati. È la prudenza di chi ha imparato a proteggersi dalle delusioni. Zaccaria non nega Dio. Chiede solo una prova. Vuole una garanzia. Vuole tenere il controllo su qualcosa che, per sua natura, è incontrollabile. E resta muto.
Non perché Dio lo punisca, ma perché la paura toglie la voce. Quando non ti fidi fino in fondo, quando non ti abbandoni, la parola si spegne. Diventi incapace di benedire, di raccontare il bene, di dare un nome alla speranza. Zaccaria esce dal tempio facendo segni, ma senza suono. Ha visto Dio all’opera, eppure non riesce a dirlo.
Succede anche a te. Quando la fede si incrina, non smetti di vivere… ma vivi una vita che tace. Vivacchi, come osserverebbe San Pier Giorgio Frassati. Smetti di vivere con pienezza; non riesci più a farti guidare da quella fiducia che deriva dalla speranza cristiana. In qualche maniera possiamo dire che la tua vita tace. Eppure Dio non si arrende. Mai.
Quel silenzio diventa spazio. Diventa attesa. Diventa grembo. Nel mutismo di Zaccaria cresce una vita nuova. Mentre lui tace, Dio lavora. Mentre lui non capisce, la promessa prende forma. E quando finalmente la voce torna, non serve più spiegare nulla. Basta pronunciare un nome: Giovanni. Dio è misericordioso. Dio mantiene ciò che promette, anche quando tu avevi smesso di crederci possibile.
Vedi, gli Angeli non vengono a tranquillizzarti. Vengono a trasformarti. Portano scompiglio, luce abbagliante, qualche volta perfino un po’ di paura. Agiscono in modo così potente e repentino che ti trovi disorientato. D’un tratto hai la possibilità di cambiare tutto. Ma devi volerlo. Perché gli Angeli ti pongono davanti a una scelta che nessuno può fare al posto tuo: fidarti o chiuderti. Credere prima di vedere, oppure restare prigioniero del “come”.
Allora oggi te lo dico con dolcezza, ma senza sconti: smetti di aver paura. Dio è già all’opera nella tua vita. Anche ora. Anche se non lo senti. Anche se ti sembra tardi. Anche se pensi di non avere più voce. Ogni tuo respiro è già una preghiera. Ogni battito del tuo cuore è una promessa che non è stata revocata. Abbi il coraggio di credere prima che tutto sia chiaro. Perché Dio non delude. E quando meno te lo aspetti, anche il tuo silenzio diventerà canto. E tornerai a vivere pienamente, senza vivacchiare #Santanotte
Alessandro Ginotta

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