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Dio non vuole le tue regole, ma il tuo cuore

Dio non vuole le tue regole, ma il tuo cuore

Questo Vangelo non grida, ma scava. Non accusa, ma smuove. Non giudica, ma ti prende per mano e ti chiede, con una tenerezza disarmante: dove sei tu, mentre dici di credere?

Il mio in(solito) commento a:
“Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”
(Marco 7,1-13)

Gesù è circondato da uomini impeccabili. Mani pulite, regole perfette, tradizioni blindate. Eppure, mentre li guarda, vede qualcosa che manca. Manca il battito. Manca il cuore. Manca quella verità interiore che non si può fingere, nemmeno con la religiosità più raffinata.

È incredibile come si possa fare tutto “nel modo giusto” e allo stesso tempo essere lontanissimi da Dio. È sconvolgente rendersi conto che si può pronunciare il Suo nome, rispettare riti, difendere consuetudini… e averGli chiuso la porta dentro. Gesù lo sa. E per questo parla. Per questo non tace. Per questo smaschera una tentazione che conosco fin troppo bene: confondere Dio con l’abitudine di Dio.

Perché ammettiamolo: le tradizioni rassicurano. Le regole mettono ordine. Le consuetudini ci proteggono dal rischio di lasciarci coinvolgere davvero. Ma quando diventano un muro, quando servono a non amare, a non ascoltare, a non cambiare… allora non portano più a Dio. Lo tengono lontano.

Gesù non distrugge la fede. La libera. La strappa dalle mani di chi l’ha trasformata in un sistema chiuso, in una lista di cose da fare, in una corazza per non sentire più nulla. E lo dice chiaramente: puoi onorare Dio con le labbra, mentre il tuo cuore vaga altrove, stanco, distratto, ferito, anestetizzato.

Ma Dio non si accontenta delle labbra. Dio cerca il cuore. Quel cuore fragile, imperfetto, a volte incoerente, ma vivo. Perché Lui non è un contabile del sacro. È un Padre ostinato. Ostinato nell’amare.
Ostinato nel cercarti anche quando ti nascondi dietro il “si è sempre fatto così”.

E qui, se ascolti bene, il Vangelo cambia tono. Diventa carezza. Diventa promessa. Perché Dio non ti chiede di essere impeccabile. Ti chiede di essere vero. Non ti chiede di apparire giusto. Ti chiede di lasciarti amare.

Il comandamento di Dio non è una gabbia. È una strada. È l’amore che viene prima della regola.
È la misericordia che precede ogni giudizio. È quella voce che non si stanca mai di ripeterti: “Io non mi arrendo a te. Mai.”

E allora fermati un attimo. Respira. Chiediti senza paura: sto custodendo Dio… o sto solo custodendo il mio modo di parlarne? Sto difendendo l’essenziale… o mi sto rifugiando nelle forme per non lasciarmi toccare?

Perché alla fine non ci verrà chiesto quanto siamo stati coerenti con le tradizioni, ma quanto siamo stati capaci di amare. Non quante regole abbiamo rispettato, ma quante persone abbiamo accolto. E Dio, su questo, è inflessibile e dolcissimo insieme. Non transige sull’amore. Perché Lui non fa altro che questo: amare ostinatamente. E mentre ti ama aspetta. Sempre. Attende che tu Gli apra non le mani, non le labbra, ma il cuore!

#Santanotte

Alessandro Ginotta

“Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”
Il dipinto di oggi è “Gesù Cristo”, olio su tela, artista sconosciuto dei primi del 1800, collezione privata

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