• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Dio nasce fuori posto (o forse no?).

Dio nasce fuori posto (o forse no?).

Prima di andare avanti, fai silenzio dentro di te. Perché questa non è solo una storia da ascoltare: è una scena in cui entrare. E io voglio portarci proprio te, passo dopo passo.

Dopo Maria e Giuseppe, il primo uomo a vedere Gesù non è un santo impeccabile, né un sapiente, né un religioso rispettato. È un impuro. Uno di quelli che nessuno invita. Uno che, forse, avresti tenuto a distanza anche tu. E già questo dovrebbe farti sussultare…

Ora prova a guardarli, questi pastori. Non da lontano. Da vicino. Hanno il volto segnato dal vento, le mani screpolate, i vestiti impregnati di fumo e di fatica. Vivono fuori dalle mura, fuori dalle regole, fuori persino dalla fiducia degli altri. Non possono entrare nel tempio. Non possono testimoniare. Non possono contare. Sono ultimi. Ultimi davvero.

E mentre li osservi, forse ti accorgi che in qualcosa ti assomigliano. Perché anche tu, almeno una volta, ti sei sentito fuori posto. Fuori misura. Fuori da ciò che “si dovrebbe essere”.

Ed è proprio qui che il Vangelo cambia passo. Perché Dio non sceglie i primi della fila. Non premia i perfetti. Non aspetta chi è pronto. Dio prende la strada opposta. Scende. Scende fino a raggiungere chi è rimasto indietro.

E così accade l’impensabile: sono proprio loro, i pastori, i primi a ricevere l’annuncio. Il cielo si apre sopra un campo, di notte. Non sopra il tempio. Non sopra i palazzi. Sopra un gruppo di uomini stanchi che vegliano al freddo.

Capisci cosa sta succedendo? Chi era ritenuto indegno viene giudicato degno di vedere Dio. Chi era escluso viene scelto. Chi non aveva voce diventa testimone.

E a questo punto il Vangelo ti guarda negli occhi e ti pone una domanda scomoda: e se il problema non fosse Dio, ma il nostro modo di guardare la vita?

Forse non è il mondo ad essere sbagliato. Forse siamo noi ad averlo osservato dal punto sbagliato, troppo in alto, troppo lontani, troppo sicuri.

Gesù nasce così: in una mangiatoia. Freddo, sporco, silenzio. Nessuna protezione. Nessuna gloria apparente. Solo una fragilità che disarma. E quella fragilità è già una dichiarazione d’amore: per incontrarmi, non salire. Scendi.

Dentro quella mangiatoia c’è già il segno della Croce. Perché l’amore di Dio non domina, non impone, non schiaccia. L’amore di Dio si lascia toccare, rifiutare, ferire. E proprio nel punto più basso dell’uomo rivela la sua altezza infinita.

Ed ecco allora il grande ribaltamento: il piccolo diventa grande, l’umile viene innalzato, chi si crede potente resta a mani vuote.

A questo punto non puoi più restare spettatore. Il Vangelo ti chiede di scegliere da dove guardare la vita.
Dall’alto dei giudizi o dal basso delle ferite? Dalla sicurezza o dalla fiducia? Perché quando cambi prospettiva, cambia tutto. Cambia Dio. Cambia il mondo. Cambi tu.

Lasciati sorprendere, allora. Lasciati spiazzare. Lasciati raggiungere, anche se ti senti inadeguato, impuro, lontano. Perché se Dio ha scelto i pastori, può scegliere anche te. Proprio te, così come sei. Adesso.

Che i giorni nuovi abbiano il coraggio di insegnarti a guardare dal basso, perché é da lì che, spesso, nasce la salvezza #Santanotte

Alessandro Ginotta


Il dipinto di oggi è: “L’Adorazione dei pastori”, di Agnolo di Cosimo detto il Bronzino, 1539, olio su tavola, Museo delle Belle Arti, Budapest

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