Meditazioni e preghiere
Come si spiega la Croce?

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Non la capiamo proprio la croce. Ci sconcerta. Eppure, l’amore di Dio, ha saputo trasformare anche uno strumento di morte in un messaggero di speranza e Risurrezione

Il mio in(solito) commento a:
Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo (Gv 3,13-17)

Irriverenti e gonfi di arrogante disprezzo, farisei e capi dei sacerdoti, pensavano di potersi liberare di Gesù inchiodandolo ad una Croce: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione» (vv. 47-48). Fu così che decretarono di farlo morire. Terribile, non è vero?

Eppure, la tentazione di togliere di mezzo chi è migliore, colui che dà fastidio per le sue doti, per le sue capacità eccellenti, ahimè non appartiene soltanto ai tempi di Gesù. Anche oggi, nelle nostre vite, questo sentimento si fa strada e contamina il nostro modo di essere. Così, riviviamo, nel nostro piccolo, l’episodio più oscuro mai accaduto nella storia dell’uomo: l’assassinio del Figlio di Dio.

Ogni volta che commettiamo un peccato, ogni volta che ci sottraiamo dal compiere il bene, ogni volta che odiamo e perfino quando non siamo capaci di amare, lì, nel nostro piccolo, assassiniamo Gesù. Lo inchiodiamo anche noi a quella Croce perché speriamo che, insieme a Lui, muoia anche la voce della nostra coscienza; quella che ci rimorde dentro, quella che ci fa capire che abbiamo sbagliato anche quando ci proclamiamo convinti di trovarci nel giusto.

Spesso sbagliamo perché cadiamo preda dei demoni dell’orgoglio, dell’invidia, dell’odio. O semplicemente perché non siamo in grado di valutare con precisione le conseguenze delle nostre azioni. Siamo esseri imperfetti. E per questo fallibili. Ecco perché Dio ci offre sempre il suo perdono.

Ed è da lassù, dalla Croce sulla quale lo avevamo inchiodato con le nostre stesse mani, dalla Croce sulla quale finì perché tradito da quella creatura che Lui aveva tanto amato, che arriverà l’estremo perdono di Cristo: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Il Dio onnipotente che ci ha creati, il Dio onnipresente che sta sempre accanto a noi, il Dio onnisciente che conosce ogni nostro pensiero, prima ancora che questo si formuli nella nostra testa, non interviene mai per condannarci, ma sempre per perdonarci. Non condannò neppure Giuda, il suo traditore, che pure mangiò nello stesso piatto. Non condannò Pietro, che gli promise eterna fedeltà per poi rinnegarlo prima ancora che il gallo cantasse. Non condannò Caino, che assassinò suo fratello, ma “mise un segno su Caino in modo che nessuno lo trovasse lo avrebbe ucciso” (Genesi 4,15).  

Allora proviamo a salire anche noi su quella Croce, accanto a Gesù. Vediamo le cose da un’altra prospettiva:

Dall’alto scorgiamo il male compiuto dall’uomo, rendiamoci conto del dolore che provochiamo con il nostro male agire, od anche solo con il non agire. E invochiamo anche noi il perdono come fece san Disma, il buon ladrone: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). E ci sentiremo pervasi di tutto l’amore di Gesù che ci risponderà: “Oggi sarai con me in Paradiso” (cfr. Lc 23,43).

Se proveremo a guardare le cose dall’alto della Croce, scopriremo che ciascuno di noi è davvero amato personalmente e fino alla fine. Rispondiamo all’amore con amore: amiamo anche noi Dio, non soffochiamolo nel nostro cuore!

Credono (crediamo) di averlo inchiodato alla Croce. Tutto è finito. Si chiude il sipario. Si spengono le luci. il pubblico in sala esce: “Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio”. (Marco 15, 33). Ma quando tutto sembra finito, è lì che inizia:  laddove il buio aveva oscurato il sole apparirà una luce sfolgorante: quella della Risurrezione. Gesù, Dio-con-noi, continua a camminare insieme a noi.

Ma l’amore più alto di Dio lo si scopre nel punto più basso dell’uomo: la Croce, a cui le creature hanno impietosamente inchiodato il Creatore. Un altro ribaltare della prospettiva: il piccolo che diventa grande, l’umile che viene esaltato, il potente che viene rimandato indietro a mani vuote.

E’ la Croce il punto di contatto: il luogo in cui il re dei re, destinato a regnare senza fine, diventerà servo, è lo stesso luogo in cui il servo acquisterà la dignità di amico: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Giovanni 15,15).

#Santanotte amici. Contemplando la Croce, come san Disma invochiamo anche noi: «Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo Regno!». E Lui sì, si ricorderà, perché ogni palpito del suo cuore è una carezza d’amore per ciascuno di noi. Basta volerla ricevere. Dio vi e ci benedica amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo sulla Croce” del pittore francese Léon Joseph Florentin Bonnat, 1874, olio su tela, Petit Palais, Parigi