Come sentire la voce di Dio?

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Vorresti sentire la viva voce di Dio?

Il mio in(solito) commento a:
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì (Lc 3,15-16.21-22)

Siamo così abituati a sentire parole attorno a noi, che qualche volta chiudiamo le orecchie. Sbruffoni, smargiassi, riempiono, con il vuoto delle loro parole, il silenzio delle loro intelligenze. Stolti, che non riescono a trattenere la loro voglia di apparire, ci costringono a subire un “rumore di fondo” fatto di vanterie ed assurdi pettegolezzi.

Al contrario, le parole più profonde, arrivano proprio da chi generalmente tace. Perché parlerà, non per sentire il suono della propria voce, ma per comunicare qualcosa di veramente importante. Così è per Dio che, nei quattro Vangeli, farà udire la propria voce soltanto in due occasioni: il Battesimo di Cristo e la Trasfigurazione.

Momenti forti in cui il Cielo e la terra si fondono: “Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»” (vv. 21-22). Nel battere d’ali di questa colomba il tempo si ferma. Il confine che separa l’uomo da Dio si contrae. E il Creatore, spinto dal suo irrefrenabile amore, entra in contatto con la sua creatura e l’abbraccia, la nutre, la trasforma, le parla: ecco che le distanze tra Dio e l’uomo vengono annullate.

Lo sentite l’amore di Dio che scende come un balsamo a sanare le nostre ferite? Qualcuno potrebbe non percepirlo, almeno non in ogni momento. Attenzione però: in questi casi non è Dio che, per qualche ragione ignota, decide di punto in bianco di non amarci più. Certo che no! Dio riversa sempre, instancabilmente, su di noi straripanti fiumi d’amore. L’amore, amici cari, è l’essenza stessa di Dio. Perchè “Dio è amore” (1Giovanni 4,7-12).

Allora perché non sempre ci sentiamo toccare da questo amore? Proprio perché, in quei momenti, il nostro cuore è chiuso. Noi camminiamo a capo chino, pensando soltanto alle nostre difficoltà, isolandoci in una bolla di egoistico autocompatimento, e non ascoltiamo nulla e nessuno. Lasciamo parlare soltanto il nostro dolore. Siamo noi, in quei momenti, a non riuscire ad alzare il capo e guardare verso lo splendore di Dio. Noi che abbiamo nei nostri occhi soltanto il buio del dubbio, della delusione, e forse perfino le tenebre dell’invidia.

“Dio parla una volta, e anche due,
ma l’uomo non ci bada;
parla per via di sogni, di visioni notturne,
quando un sonno profondo cade sui mortali,
quando sui loro letti essi giacciono assopiti;
allora egli apre i loro orecchi
e dà loro in segreto degli ammonimenti,
per distogliere l’uomo dal suo modo di agire
e tenere lontano da lui la superbia;
per salvargli l’anima dalla fossa,
la vita dalla freccia mortale”

(Giobbe 33,14-18).

Già! Quante volte “sentiamo” la voce di Dio, senza “ascoltarla”?

Immersi nel vociare quotidiano, distratti da mille preoccupazioni e mille pensieri, può accadere che ci sfugga quanto veramente è importante.

Invece Dio è sempre qui, accanto a noi. E’ qui ed attende che il nostro sguardo si rialzi ad incrociare il suo. E’ qui ed aspetta che noi ci accorgiamo di Lui. Che ci rendiamo conto di quanto ci ama. Di quanto siamo importanti per Lui. Tutti. Tutti quanti. Lui ci tende la mano ed è pronto ad aiutarci a risollevarci. Dio ci ama così tanto che non ha esitato a rinunciare alle comodità dei cieli per incarnarsi e scendere sulla terra e condividere con noi tutte le difficoltà, la povertà, la fame, il freddo, i pericoli, la cattura, la morte. Perché “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (cfr. Gv 15,13).

Così, in questo brano di Vangelo, udiamo la voce di Dio salutare la “discesa in campo” di Gesù. Da questo momento, dal Battesimo nel Giordano, il testimone passerà da San Giovanni il Battista, l’ultimo dei profeti, colui che raddrizzò i sentieri per preparare la strada al Signore, a Gesù, il Figlio di Dio, sceso in mezzo all’uomo per condividere la nostra storia, il nostro dolore, le nostre difficoltà, i nostri bisogni, ma anche le nostre speranze.

Gesù è venuto in mezzo a noi, ma non ha sgomitato per imporsi, per nascere in una famiglia nobile e ricca. No. Gesù si è messo in fila e non è passato davanti a nessuno. Anche nell’episodio del Battesimo sul Giordano lo vediamo uomo come tutti gli altri, mescolato alla folla anonima, in coda tra uomini e donne, in fila con i peccatori. Il primo atto di Gesù, uomo maturo, è questo: camminare in mezzo alla gente ed attendere il suo turno per il Battesimo, insieme a peccatori e pubblicani. Tutto questo mentre san Giovanni il Battista gli stava preparando il cammino.

Eccola la Parola Incarnata, la Scrittura che prende forma, spessore, calore, fino a diventare un essere umano, Gesù. E questa Scrittura si è adempiuta. Sì, perché il Figlio di Dio è il Dio-con-noi che ridona la vista ai ciechi, che rimette in libertà gli oppressi, che ci libera dal male.

Anche oggi, proprio in questo momento, se riusciremo per un istante ad ignorare il rumore assordante del mondo che avanza, potremo percepire la voce di Dio che parla al nostro cuore. E, le sue, saranno parole d’amore. L’amore più bello. L’amore più grande. L’amore di un Padre verso il proprio figlio, anche verso chi, fra noi, è più lontano. Perfino verso chi lo rinnega e lo ripudia. Perché Dio è così: un inguaribile romantico, indissolubilmente legato alle sue creature, tanto da rinunciare alle comodità celesti per farsi carne. Dio che si fa uomo per stare in mezzo agli uomini.

Anche oggi, persino qui ed ora, amici cari, potremo trovare il nostro Giordano. Il fiume in cui tuffarci per iniziare una vita nuova. Sì, possiamo farlo! Perché ovunque noi saremo troveremo Gesù accanto a noi. Egli è qui proprio ora! Non sgomita perché gli venga aperta la porta: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3,20). Se gli apriremo, questo incontro trasformerà completamente la nostra vita! Perché non servirà tempo per convertirci. Basterà la volontà. Un istante. Basterà ascoltare la sua Parola, magari proprio quella che sussurra ora tra le pagine di questo Vangelo, per trasformare i nostri cuori e riempirli d’amore!

#Santanotte amici cari. Permettiamo a Gesù di cambiarci. Di lavare via da noi il nostro peccato. Di far scorrere l’acqua che ci purifica permettendo di far scivolare via il nostro cuore di pietra per trasformarlo in uno di carne, capace di amare e di sorridere alla vita. Dio sia sempre con ciascuno di noi, amici!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Battesimo di Cristo”, di Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci, 1470, tempera su tavola, 177 x 151 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

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