• La Buona Parola - il blog di Alessandro Ginotta
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Chiudi la porta. Dio è già lì

Chiudi la porta. Dio è già lì

Perché il cuore che si riconosce fragile è un cuore aperto. Il peccatore che sa di esserlo ha spazio dentro di sé. Chi si crede giusto, invece, spesso è troppo pieno. Pieno di certezze, di giudizi, di “io so come si fa”.
E Dio, in un cuore così affollato, fa fatica ad entrare

Il mio in(solito) commento a:
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà
(Matteo 6,1-6.16-18)

Lascia che te lo dica piano, quasi sottovoce, come fa Gesù oggi: Dio non ama il clamore. Non si commuove davanti ai gesti perfetti, non si lascia impressionare dalle parole giuste dette al momento giusto, non si ferma sulla superficie. Dio scende più in profondità. Sempre. Fino a quel luogo interiore dove tu stesso fai fatica ad arrivare.

E mentre leggo questo Vangelo, sento che non mi sta chiedendo di fare di più, ma di togliere. Togliere rumore. Togliere maschere. Togliere il bisogno di apparire.

Perché, diciamocelo con sincerità, quante volte anche la nostra fede diventa una vetrina? Quante volte preghiamo con un occhio rivolto a Dio e l’altro a chi ci guarda? Quante volte facciamo il bene sperando, anche solo un po’, che qualcuno se ne accorga?

Gesù non ci umilia. Ci libera. Ci prende per mano e ci accompagna in un luogo che fa paura solo all’inizio: il segreto. Chiudi la porta, dice. Entra. Fermati. Respira. Perché è lì che crollano le difese. È lì che non puoi più fingere. È lì che sei vero. E sai una cosa? A Dio quella verità basta. Anzi, la desidera.

Perché il cuore che si riconosce fragile è un cuore aperto. Il peccatore che sa di esserlo ha spazio dentro di sé. Chi si crede giusto, invece, spesso è troppo pieno. Pieno di certezze, di giudizi, di “io so come si fa”.
E Dio, in un cuore così affollato, fa fatica ad entrare.

Lo sentiamo, questo Vangelo, come una carezza che diventa scossa. Perché ci ricorda che la preghiera non è una performance. Che il digiuno non è una medaglia. Che l’elemosina non è un biglietto da visita Se lo fai per essere visto, dice Gesù, hai già ricevuto la tua ricompensa. Uno sguardo. Un’approvazione. Un applauso che dura un attimo. E poi il vuoto.

Ma se lo fai nel segreto… Se lo fai quando nessuno vede… Se lo fai solo per amore… Allora accade qualcosa di diverso. Qualcosa di profondo. Qualcosa che ti cambia.

Nel segreto emergono le crepe. Le incoerenze. Le stanchezze della fede. Emergono le volte in cui preghiamo senza sentire nulla. Le volte in cui digiuniamo, ma non riusciamo a digiunare dall’orgoglio. Le volte in cui facciamo il bene, ma continuiamo a giudicare.

Nonostante tutto Dio resta. Non scappa davanti alla nostra verità. Non si scandalizza della nostra fragilità. Ci guarda. E ci ama lì. Perché Dio non premia la perfezione. Ricompensa l’autenticità. E allora sì, il problema non è il rito. Il problema è il cuore. Non è come preghi. È da dove preghi. Non è il gesto esteriore. È l’intenzione che lo muove.

Puoi inginocchiarti perfettamente e restare chiuso dentro. Puoi fare tutto nel modo giusto e non lasciare che Gesù ti tocchi davvero. Puoi essere irreprensibile fuori e lontano dentro. E questo Vangelo oggi ci chiede coraggio. Il coraggio di scendere. Il coraggio di spogliarci. Il coraggio di smettere di confrontarci.

Perché la fede non è una gara. Non è una classifica. Non è un “io meglio di te”. È un incontro. Silenzioso. Intimo. Vero.

Il rischio più grande non è sbagliare un gesto. È smettere di desiderare Dio. È sentirci così a posto da non avere più fame. È passare accanto a Gesù senza riconoscerlo perché siamo troppo occupati a dimostrare qualcosa.

Chiediamo allora un dono che salva: l’umiltà. Quella che non fa rumore. Quella che non si mostra. Quella che si lascia guardare.

Perché il Padre vede. Vede tutto. Vede il bene nascosto. Vede le lacrime non dette. Vede i tentativi goffi di amare.

E ciò che nasce nel segreto… matura nel cuore… e, senza fare rumore, cambia la vita #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Gesù nell’Orto del Getsemani”, attribuito a Panfilo Nuvolone, sec. XVII (fine), olio su tavola, 61 x 49 cm, Complesso Monumentale della Pilotta, Parma

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