Chi sei tu?

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Chi è Gesù? Per rispondere a questa tutt’altro che semplice domanda, ne faremo un’altra: Chi sono io per Dio?

Il mio in(solito) commento a:
Tu sei il Cristo di Dio (Luca 9,18-22)

Chi è Gesù? Quante persone, nella storia, si saranno poste questa domanda? Chissà quali e quanti interrogativi avranno affollato la mente degli apostoli che seguivano il Messia di città in città! Lo ascoltavano pronunciare parabole di cui non sempre riuscivano ad afferrare il significato, lo vedevano compiere gesti inspiegabili e miracoli incredibili. Chi è Gesù? Forse ce lo chiediamo anche noi, nel nostro cuore.

Ma una domanda ha catturato i miei occhi questa sera ed ha scatenato una serie di riflessioni: “Chi sono io per Gesù?”. “Come mi vede Dio?”. “Rispecchio l’immagine che Lui ha di me?”.

Noi, amici cari, siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Genesi 1,27). Siamo le sue creature preferite (cfr. Genesi 1,28-31). Siamo quelle pecorelle smarrite che spingono Dio ad inoltrarsi nel deserto per non lasciarne neppure una fuori dalla sicurezza dell’ovile. Siamo quelle creature per le quali Dio ha scelto di lasciare la comodità dei cieli per scendere sulla terra e sperimentare stanchezza, fatica, sudore, polvere e sete. Per noi si è incarnato in un Bambino senza neppure un tetto sotto il quale nascere. Sempre per noi, ancora in fasce, ha sperimentato l’esilio come un migrante, povero di tutto fuorché di fame. Ci ha guariti, ha scacciato i demoni che abitavano dentro qualcuno di noi, ha perfino risuscitato qualcuno di noi. Infine, schernito, rinnegato e tradito, è morto in croce per noi. Per noi.

E noi che cosa siamo per Lui? Certamente persone per cui valga la pena fare tutto ciò. Per cui valga la pena morire di una morte così atroce.

Noi siamo l’oggetto del suo amore, anche quando sbagliamo. Anche quando pecchiamo. Ecco chi siamo: anime che vengono perdonate anche quando commettono il peggiore degli errori, come il rinnegarlo e respingere il suo amore (cfr. Giovanni 13,37-50 e Giovanni 18,15-18.25-27). Veniamo perdonati perfino quando commettiamo il peggiore dei crimini: assassinare Dio: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34).

Perché Dio è così: Egli non sa stare lontano da noi. E, quando siamo noi ad allontanarci, perché non lo riconosciamo, o perché desideriamo la libertà di sbagliare con le nostre stesse mani, allora Gesù si fa ancora più vicino. Ci tende la mano. Ci cinge con il suo braccio. Ci risolleva e ci conforta. Perché Dio camminerà sempre con noi, anche – e soprattutto – nei momenti più dolorosi, anche – e soprattutto – nei momenti più brutti, anche quando nella nostra gola assaporiamo il sapore amaro della sconfitta. E’ lì che il Signore ci sta più vicino!

No Dio non è un vendicatore od un giustiziere, come ci sarebbe più facile vederlo. Dio non viene a giudicare, ma per amare. E quando si fa buio nel nostro cuore, pensiamo a Gesù. Perché Lui è qui, a soffrire con noi. A sostenerci con le sue braccia forti. Perché é proprio nei momenti bui che Egli si fa luce!

Chi sono io per Gesù? Una persona da amare, con i propri difetti e nonostante i propri errori. Una persona per cui piangere. Una persona per cui sudare perfino sangue. Una persona per cui vale la pena dare tutto, anche la vita.

#Santanotte Dio sia il vostro compagno di ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, perché solo quando la sua luce illumina il nostro cammino la nostra strada è davvero sicura. Dio vi benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “San Francesco abbraccia il Crocifisso” di Bartolomé Esteban Murillo, 1668, olio su tela, 283 × 188cm, Museo delle belle Arti di Siviglia

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