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Meditazioni e preghiere
Chi sei tu per Gesù?

Chi sei tu per Gesù?

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Chi sono io per Gesù? Siamo sempre abituati a leggere il Vangelo cercando risposte su Dio, ma Lui che immagine ha di noi?

Il mio decisamente in(solito) commento a:

Dopo di me verrà uno che è prima di me (Giovanni 1,19-28)

Ve l’ho già confessato qualche volta in passato: ogni tanto la Parola mi parla con una parola nuova. Perdonatemi il gioco di… parole… Intendevo dire che, di tanto in tanto, vengo colpito da un singolo termine contenuto in un brano di Vangelo. Una singola parola, con la “p” minuscola, sollecita improvvisamente ed inaspettatamente, delle riflessioni che cambiano la luce sotto la quale l’intero brano di Vangelo, Parola con la “P” maiuscola, era apparso alla mia mente. Accade anche a voi? Credo di sì (se volete mi potete raccontare nei commenti qualcosa di voi, che vi accade quando leggete un brano di Vangelo?).

Il Vangelo ci parla. E la Parola è così forte che porta con sé tanti messaggi. Il Vangelo, in verità, non cambia mai. Immutabile, conserva tutta la sua ricchezza. Siamo noi che, di volta in volta,  cogliamo aspetti diversi che prima avevamo ignorato. Perché la Parola parla alla nostra anima offrendo le ricchezze che in quel momento ci servono. Così, quelle che sono e restano parole sempre uguali, sollecitano in noi pensieri diversi, in base al nostro stato d’animo. In realtà, tutto quello che noi “leggiamo” nel Vangelo è stato scritto quasi duemila anni fa. Ma quelle lettere, vergate con un inchiostro benedetto, da mani mosse dallo Spirito Santo, conservano dentro di sé un tesoro denso di significati.

E così, il Vangelo che la Liturgia ci propone ogni giorno, a me può dire una cosa, mentre ad un’altra persona può suscitare un pensiero, che non si contraddice mai, ma lo completa, aprendo ad una nuova chiave di lettura. 

Ma sapete chi è, amici cari, ad aiutarci a “leggere” pienamente la Parola? E’ proprio lo Spirito Santo. Lo stesso che ha mosso la mano che ha scritto quelle parole, ci aiuta a tradurle in significato. Per il momento, ci dice Gesù, non siamo capaci di portare il peso di tutto quello che ci vorrebbe dire. Non siamo capaci di leggere “in completezza” il contenuto del Vangelo, ma la nostra anima può “respirare” il soffio vitale dello Spirito Santo, che porta con sé, nel linguaggio dell’amore, tutto il significato che ci serve.

Ad una prima veloce lettura avevo immaginato di intitolare il commento di oggi: “Una luce che si confonde con un’altra luce“. Intendevo sottolineare la confusione che serpeggiava tra la popolazione che, prima di riconoscere Gesù tra la folla, sospettava che il Messia potesse essere Giovanni il Battista, il Precursore. Ecco che una luce minore: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo» (vv. 26-27), può venire scambiata per la “Vera Luce che illumina ogni uomo” (cfr. Giovanni 1,9).

“Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce”
(Giovanni 1,6-8)-

Nella sua grande umiltà, degna di un uomo che vestiva con logore pelli di cammello e si cibava di quel poco miele selvatico che trovava nel deserto (Cfr. Marco 1,6), Giovanni si affretterà a chiarire l’equivoco: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!» (Giovanni 1,29) disse indicando Gesù, il vero Messia.

E così la piccola luce si fa da parte, mentre la Vera luce inizia a brillare. Uno sfavillio di luci inonda le tenebre del mondo.

Stavo meditando su questi fatti quando mi colpì una parola, anzi, mi colpirono due piccole parole… (con la “p” minuscola) e, di colpo, cambiò la luce sotto la quale vedevo la Parola (con la “P” maiuscola): “chi sei?”. «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?» (vv. 20-22). Sono le domande che leviti e sacerdoti, inviati dai Giudei, rivolsero a San Giovanni il Battista per interrogarlo.

“Chi sei?” una domanda che ha catturato i miei occhi questa sera ed ha scatenato una serie di riflessioni: “Chi sono io per Gesù?”. “Come mi vede Dio?”. “Rispecchio l’immagine che Lui ha di me?”.

Noi, amici cari, siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Genesi 1,27). Siamo le sue creature preferite (cfr. Genesi 1,28-31). Siamo quelle pecorelle smarrite che spingono Dio ad inoltrarsi nel deserto per non lasciarne neppure una fuori dalla sicurezza dell’ovile. Siamo quelle creature per le quali Dio ha scelto di lasciare la comodità dei cieli per scendere sulla terra e sperimentare stanchezza, fatica, sudore, polvere e sete. Per noi si è incarnato in un Bambino senza neppure un tetto sotto il quale nascere. Sempre per noi, ancora in fasce, ha sperimentato l’esilio come un migrante, povero di tutto fuorché di fame. Ci ha guariti, ha scacciato i demoni che abitavano dentro qualcuno di noi, ha perfino risuscitato qualcuno di noi. Infine, schernito, rinnegato e tradito, è morto in croce per noi. Per noi.

E noi che cosa siamo per Lui? Certamente persone per cui valga la pena fare tutto ciò. Per cui valga la pena morire di una morte così atroce.

Noi siamo l’oggetto del suo amore, anche quando sbagliamo. Anche quando pecchiamo. Ecco chi siamo: anime che vengono perdonate anche quando commettono il peggiore degli errori, come il rinnegarlo e respingere il suo amore (cfr. Giovanni 13,37-50 e Giovanni 18,15-18.25-27). Veniamo perdonati perfino quando commettiamo il peggiore dei crimini: assassinare Dio: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34).

Perché Dio è così: Egli non sa stare lontano da noi. E, quando siamo noi ad allontanarci, perché non lo riconosciamo, o perché desideriamo la libertà di sbagliare con le nostre stesse mani, allora Gesù si fa ancora più vicino. Ci tende la mano. Ci cinge con il suo braccio. Ci risolleva e ci conforta. Perché Dio camminerà sempre con noi, anche – e soprattutto – nei momenti più dolorosi, anche – e soprattutto – nei momenti più brutti, anche quando nella nostra gola assaporiamo il sapore amaro della sconfitta. E’ lì che il Signore ci sta più vicino! 

No Dio non è un vendicatore od un giustiziere, come ci sarebbe più facile vederlo. Dio non viene a giudicare, ma per amare. E quando si fa buio nel nostro cuore, pensiamo a Gesù. Perché Lui è qui, a soffrire con noi. A sostenerci con le sue braccia forti. Perché é proprio nei momenti bui che Egli si fa luce!

Chi sono io per Gesù? Una persona da amare, con i propri difetti e nonostante i propri errori. Una persona per cui piangere. Una persona per cui sudare perfino sangue. Una persona per cui vale la pena dare tutto, anche la vita.

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “San Francesco abbraccia il Crocifisso” di Bartolomé Esteban Murillo, 1668, olio su tela, 283 × 188cm, Museo delle belle Arti di Siviglia
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