Chi è un profeta?

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È questo che fa Dio: ci “pesca” tra gli altri uomini, gente comune, peccatori, come tutti, con i difetti che ciascuno di noi si porta dentro, e ci assegna una missione.

Il mio in(solito) commento a:
Oggi si è compiuta questa Scrittura (Luca 1,1-4; 4,14-21)

Di tanto in tanto sulla terra arrivano uomini speciali, capaci di guardare lontano con gli occhi dell’anima. Il profeta Isaia è certamente tra questi. Vissuto quasi ottocento anni prima di Cristo, Isaia riuscì ad anticipare molti aspetti della vita di Gesù: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Isaia 7,14). L’occhio del profeta Isaia si spinse a vedere anche il precursore, San Giovanni il Battista: «La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio! Ogni valle sia colmata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati diventino pianeggianti. Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata, e tutti, allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del SIGNORE l’ha detto» (Isaia 40,3-5). Poi c’è il brano che, lo stesso Gesù, leggerà nella sinagoga centinaia di anni più tardi: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri» (Isaia 61,1).

Ci sono profezie di Isaia che davvero mettono i brividi: i quatto canti del Servo di Javhé. Componimenti che descrivono alla perfezione la Passione di Gesù e la morte in croce. Pare quasi che Isaia abbia davvero potuto vedere la scena davanti ai suoi occhi:

“Ecco, il mio servo prospererà,
sarà innalzato, esaltato, reso sommamente eccelso. 
Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti
(tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo),
così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione;
i re chiuderanno la bocca davanti a lui,
poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato,
apprenderanno quello che non avevano udito”.

(Isaia 52,13-15)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato?
A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE?
Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella,
come una radice che esce da un arido suolo;
non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi,
né aspetto tale da piacerci.
Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la bocca.
Come l’agnello condotto al mattatoio,
come la pecora muta davanti a chi la tosa,
egli non aprì la bocca.
Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo;
e tra quelli della sua generazione chi rifletté
che egli era strappato dalla terra dei viventi
e colpito a causa dei peccati del mio popolo?
Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi,
ma nella sua morte, egli è stato con il ricco,
perché non aveva commesso violenze
né c’era stato inganno nella sua bocca”
(Isaia 53,1-9).

Avete notato quanti riferimenti alla vita di Gesù si trovano in questi versi? “Trafitto”, “Maltrattato si lasciò umiliare”, “Disprezzato e abbandonato dagli uomini”, “Come l’agnello condotto al mattatoio”, “Gli avevano assegnato la sepoltura tra gli empi”…

Dove voglio arrivare con queste citazioni, amici cari? Mi piace far notare come la Bibbia contenga un tesoro inesauribile. Parole scritte secoli prima che improvvisamente acquistano significato. Ecco la ricchezza della Parola di Dio: una Parola sempre viva, che ci parla e ci fa riflettere. Una Parola che solo apparentemente è immutabile, ma che, di volta in volta, ci stimola con l’uno o l’altro versetto, ci offre la soluzione ai nostri problemi di oggi e di domani. Scrive San Paolo: «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12).

Ma chi è un profeta? Il termine profeta deriva dal greco: pro-phemi, “parlare al posto di”, cioè colui che parla in nome di Dio. Ma esiste un termine ancora più antico in uso nella lingua ebraica, che è: nabi, “chiamato”, “inviato”. Ecco che il profeta è una persona chiamata da Dio per parlare in suo nome. Dunque, non è un “indovino” che prevede il futuro, né un “mago”, ma è uno strumento di Dio: un uomo comune che presta la voce al Signore.

È lo stesso profeta Isaia a raccontare la sua vocazione: egli ebbe una visione e si preoccupò: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure, i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti” (Isaia 6,5). Ma sarà un angelo, un serafino, a purificare il labbro del profeta: “Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato»” (Isaia 6,6-7).

È questo che fa Dio: ci “pesca” (cfr. Luca 5,1-11) tra gli altri uomini, gente comune, peccatori, come tutti, con i difetti che ciascuno di noi si porta dentro, e ci assegna una missione. Ci purifica. Ci offre in dono quello che ci manca per adempierla. E poi sarà nostro compito portare a termine questo incarico.

Ma come Isaia, ormai quasi tremila anni fa, iniziò a preparare il mondo alla venuta del Signore, così anche noi, donne e uomini comuni del terzo millennio, veniamo chiamati da Dio: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Marco 16,15). È quanto ci chiede Gesù, è il compito che assegna a ciascuno di noi. Sì, Cristo chiama tutti noi ad essere profeti: il profeta è colui che prega, ascolta Dio, vive la sua Parola e la mette in pratica, conformando la propria vita agli insegnamenti del Vangelo, per diventarne egli stesso una pagina vivente. Il profeta guarda la sua gente, sente dolore quando il popolo sbaglia, ma non lo giudica ma spalanca le porte guardando l’orizzonte della speranza e rinnova, nel cuore di chi lo ascolta, l’immagine di quel Dio che ci ha Creati, amati e resi liberi. Perché noi, liberamente lo possiamo amare.

Guardate, amici cari: Gesù non getta via la canna incrinata, ma se ne prende cura e la ripara perché la si possa riutilizzare, non butta via lo stoppino che sfrigola perché la fiamma si sta spegnendo, ma aggiunge olio alla lampada perché questa possa tornare a fare luce. E così fa con noi: ogni volta che sbagliamo ci perdona e cerca di insegnarci a non ripetere i nostri errori. Ogni volta che la nostra luce sta per spegnersi, Egli soffia su di noi lo Spirito Santo per alimentarla. È questo il Dio fattosi Uomo che cammina in mezzo agli uomini per “aggiustarli”. Il Dio che non si stanca di vagare nel deserto alla ricerca anche di quell’unica pecorella che si è smarrita. Il Dio che starà con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

#Santanotte amici, lo Spirito Santo soffi sempre sulla fiammella che è custodita nel vostro cuore, perché è lì che si ferma e si conserva la Parola di Dio, che cresce come un seme dentro di noi. Un seme che produrrà frutto, quando lo doneremo a chi ci sta accanto. Dio vi e ci benedica amici cari

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi é: “L’intercessione di Gesù e della Vergine”, di Lorenzo Monaco (Piero di Giovanni), 1402, tempera su tela, 239×153 cm, The Met, New York

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