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Che cosa accadrà alla nostra morte?

Che cosa accadrà alla nostra morte?

Che cosa accadrà alla nostra morte? Incontreremo Gesù? Risusciteremo? Come sarà? Manterremo le nostre sembianze? Conserveremo un corpo o saremo soltanto sostanza eterea? E che ne sarà dei nostri ricordi? Preparati a leggere sorprendenti risposte:

Il mio in(solito) commento a (Luca 7,11-17)
Ragazzo, dico a te, alzati!

C’è la figlia di Giairo, risuscitata da Gesù (Luca 8,40-56), c’è Lazzaro (Giovanni 11, 1-53), il figlio della vedova di Nain, di cui parliamo oggi, ma ci sono anche la risurrezione di Tabita, operata da Pietro (Atti 9, 31-42), il giovane Eutico, riportato in vita da Paolo (Atti 20, 9). E naturalmente ce ne sono molte anche nell’Antico Testamento.

Che cosa accade in questi casi? L’anima, lo spirito, il soffio vitale che Dio ha messo in noi nel momento del concepimento, viene restituito al corpo che si ri-anima, riprende vita. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dice che con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù (CCC997).

Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,29).

Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!» (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, «tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti», ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, in «corpo spirituale» (1 Cor 15,44):

«Ma qualcuno dirà: “Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?”. Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco […]. Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. […] È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità» (1 Cor 15,35-37.42.52-53).

Il «modo con cui avverrà la risurrezione» supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all’Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo: «Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l’altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l’Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione» (CCC 1000).

Quando? Se è vero che Cristo ci risusciterà «nell’ultimo giorno», è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d’ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo: «Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti […]. Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 2,12; 3,1).

I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, ma questa vita rimane «nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3). «Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù» (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell’Eucaristia, apparteniamo già al corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell’ultimo giorno «allora» saremo anche noi « manifestati con lui nella gloria » (Col 3,4).

Nell’attesa di quel giorno, il corpo e l’anima del credente già partecipano alla dignità di essere «in Cristo»; di qui l’esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre: «Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo. Dio poi che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? […] Non appartenete a voi stessi. […] Glorificate dunque Dio nel vostro corpo» (1 Cor 6,13-15.19-20).

Sì, io ne sono fortemente convinto: quando usciremo dal mondo, la scintilla che ci portiamo dentro si riunirà al fuoco di Dio dalla quale è partita quando al mondo siamo venuti: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via» (Giovanni 14,1-4).

Ma Dio è più grande dell’idea stessa che possiamo avere di Lui ed è impossibile per i nostri intelletti sondare in profondità i misteri più reconditi, come quello della vita dopo la morte. Però possiamo intuire, come scrive San Paolo, che in Dio, che vive in ogni tempo ed in ogni luogo, l’oggi si confonda con il domani ed il tempo stesso non abbia significato. Dunque è un po’ come se vita, morte e risurrezione fossero carte di un mazzo che viene mescolato continuamente, stati – direbbero gli appassionati della fisica quantistica – che si sovrappongono e che possono essere tutti e tre contemporaneamente veri. In qualche modo ce lo suggerisce anche Gesù, in questo brano, in cui due “processioni”, due “folle”, si incontrano: quella della vita, che cammina con Gesù e dalla campagna sta entrando in città e quella della morte, del corteo funebre che esce dalla città per dare sepoltura al defunto.

È dove la vita e la morte si toccano che avviene il miracolo: Cristo ha compassione della vedova e risuscita il figlio: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo» (vv. 14-16).

Vorrei concludere questo lungo commento ripetendo le parole di Gesù: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Le rivolge al figlio della vedova di Nain, ma è come se le stesse rivolgendo anche a noi. A ciascuno di noi dice: «Ragazzo, dico a te, àlzati!», esci dal torpore di una vita senza Dio, immersa soltanto in preoccupazioni materiali e volgi lo sguardo all’infinito. Cerca Dio, sorgente di ogni cosa: verrai travolto dall’amore e sperimenterai che cosa vuol dire vivere davvero con Gesù nel cuore. «Ragazzo, dico a te, àlzati!». #Santanotte

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Ascensione di Gesù Cristo”, di Gebhard von Fugel, 1893, chiesa di San Giovanni Battista, Obereschach, Ravensburg, Germania

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