Meditazioni e preghiere
Amare, voce del verbo ascoltare

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Chissà quanti avrebbero voluto essere lì, nella sinagoga dove Gesù declamò quel passo tratto dal libro di Isaia. Invece no…

Il mio in(solito) commento a:
Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria (Luca 4,16-30)

Che fortuna hanno questi abitanti di Nazareth! Possono sedere ai piedi di Gesù, possono ascoltare dalla sua stessa voce parole di verità, interrogarlo sui Misteri di Dio. Invece no: “In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” (cfr. Matteo 13,17). I concittadini di Gesù sono increduli. Lo hanno visto crescere, conoscono la sua famiglia, probabilmente lo avranno anche visto lavorare nel laboratorio di falegnameria di San Giuseppe (cfr. v. 22).

Quel Gesù che lasciò Nazareth come “il figlio del falegname” si rivelò essere il Figlio di Dio nel suo cammino in mezzo agli uomini. E così, dopo il primo miracolo compiuto a Cana di Galilea (cfr. Gv 2,1-12), continuò a percorrere strade, fiumi, deserti e laghi, guarendo ammalati, cacciando demoni, compiendo prodigi.

Ma quando, al suo ritorno nella città dove era cresciuto, entrò in sinagoga per insegnare, venne accolto con freddezza. Le persone si scandalizzarono di Lui (cfr Mc 6,2-3) e tentarono addirittura di spingerlo da una rupe. Ma siamo proprio sicuri che questa chiusura spirituale, questa “miopia” dell’anima, che tanto ci scandalizza, risieda solo nel cuore degli abitanti di Nazareth? Cari amici, quante volte, pur nel nostro piccolo, anche noi ci comportiamo come i concittadini di Gesù? Quante volte per mancanza di fiducia verso una persona, le impediamo di agire al meglio di sé?

Gesù, nella sinagoga, lesse un brano di Isaia. Ma la storia dell’Uomo-Gesù è profondamente intrecciata con quella dell’uomo-profeta che, cinquecento anni prima ne preannunciò l’arrivo. C’è un altro passo molto bello che riguarda il profeta Isaia: il racconto della sua vocazione. “Io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato” (Is 6,1). “Attorno a Lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria»” (Is 6,2-3).

Ha paura Isaia, non si sente degno: “Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito” (Is 6,5). A quelle parole uno dei serafini si staccò dal gruppo e volò verso di lui: “teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato»” (Isaia 6,6-7).

Il labbro di Isaia viene purificato. Il tizzone di carbone brucia le impurità del peccato: le labbra del profeta potranno ora proclamare la Parola di Dio. Non hanno paura invece gli uomini ottusi di ieri e di oggi, quelli che sentono Gesù ma non lo ascoltano…

Oh, se tutti fossimo come Isaia, consapevoli del nostro peccato. Invece… è indurito il cuore dell’uomo, al punto che egli non accetta di lasciarsi guidare da Dio. Cieco e sordo non cerca la Verità, ma solo il modo di prevalere sugli altri, di affermarsi, anche con la prepotenza, anche con la violenza: solo “io” e niente Dio…

Bombardata dai talk-show televisivi e dai social network, la nostra capacità di ascoltare si è ridotta ad essere selettiva. Ormai preferiamo ascoltare soltanto chi la pensa come noi. E siamo sempre pronti a scagliarci contro chi ha idee differenti dalle nostre. Gesù invece ha sempre ascoltato tutti perché è venuto in mezzo a noi per amarci tutti. E per amare il prossimo bisogna anzitutto imparare ad ascoltarlo.

#Santanotte amici, Gesù vi aiuti a liberare il profeta che è in ciascuno di voi. Un profeta che, pur nella sua debolezza, manifesta la potenza travolgente dell’azione di Dio. Non abbiate paura di parlare di Lui, perché Dio è sempre nel vostro cuore

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Ecce Homo”, di Pierre Mignard, 1690, olio su tela, 115×88 cm, Musée des Augustins de Toulouse, Francia