Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

Gv 12,44-50

Io sono la vite, voi i tralci” (v. 5). Com’è bello questo versetto! Che poesia le parole di Gesù, ma anche quale immediatezza immaginativa.

I tralci traggono il proprio nutrimento dalla vite, crescono, germogliano, fioriscono e producono frutto. “Rimanete in me e io in voi” (v. 4). Se vogliamo fiorire, essere rigogliosi, dobbiamo restare con Gesù, nutrirci della Sua Parola, perchè “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (v. 5).

Senza Gesù non siamo nulla. Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco: “quante volte mi capita di dover telefonare a degli amici, però succede che non riesco a mettermi in contatto perché non c’è campo. Sono certo che capita anche a voi, che il cellulare in alcuni posti non prenda… Bene, ricordate che se nella vostra vita non c’è Gesù è come se non ci fosse campo! Non si riesce a parlare e ci si rinchiude in se stessi. Mettiamoci sempre dove si prende! La famiglia, la parrocchia, la scuola, perché in questo mondo avremo sempre qualcosa da dire di buono e di vero”.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca” (v. 6). Un fiore reciso, per quanto possa essere bello e colorato, perde presto vigore e rinsecchisce. Senza Gesù ci viene a mancare la linfa vitale che scorre dalla vite al tralcio.

Se nel nostro cuore non c’è Gesù, se nelle nostre orecchie non risuona la Sua Parola… siamo come ramoscelli seccati dal sole e portati via dal vento. “Poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (v. 6). Un tralcio secco non serve a nulla… i contadini lo gettano nel fuoco. E noi non vogliamo seccare vero? No! Non vogliamo essere potati, ma desideriamo rimanere sempre verdi! Crescere abbondantemente e portare frutto!

L’amore del Padre è la fonte. Attraverso le radici, il Padre ci nutre con la sua linfa d’amore. Passa per Gesù, la vite, ed arriva fino all’ultima delle foglioline. Rimanete in me ed io in voi. “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto” (v. 7).  Se “rimarremo” in Lui, se la Sua Parola rimarrà in noi, se avremo gli stessi sentimenti di Gesù, allora potremo chiedere al Padre ogni cosa. E sarà fatta.

Eh… mi sembra di sentire i commenti di qualcuno di voi: “…ma come?! Io chiedo sempre questo e quest’altro… e non lo ottengo mai!”. Per ottenere quello che desideriamo, dobbiamo “rimanere in Gesù”, che significa: pensare come Lui, amare come Lui, desiderare ciò che desidera Lui (il meglio per noi… sempre!). Sant’Agostino scriveva: “Che altro possono volere, rimanendo nel Salvatore, se non ciò che è orientato alla salvezza? Una cosa infatti vogliamo in quanto siamo in Cristo, e altra cosa vogliamo in quanto siamo ancora in questo mondo […]. Se chiediamo e non otteniamo, vuol dire che quanto chiediamo non si concilia con la suo restare in noi e non è conforme alle sue parole che dimorano in noi, ma ci viene suggerito dalle brame e dalla debolezza della carne, la quale non è certo in lui, e nella quale non dimorano le sue parole”.

E allora la riflessione di oggi è: io rimango in Gesù? Permetto all’amore del Padre di riversarsi tramite lui dentro di me? Ascolto e medito la Sua Parola, così che ogni cosa che chiedo nella preghiera sia orientata alla salvezza (mia o dei miei fratelli)? O forse prego male e chiedo solo le cose che non vengono da Dio? Resto dove “c’è campo” o la mia linea con Gesù è disturbata?

Questa notte, Gesù, io ti affido tutti i miei amici e le persone che conosco, fai in modo che ricevano sempre molta linfa, così che possano crescere e portare molto frutto!

#Santanotte amici miei! 🙂 🙂 🙂

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto

L’immagine di oggi ritrae uno spettacolare affresco di Lorenzo Lotto: “Cristo-vite e storie della vita di sante“, datato 1524 l’affresco copre tutta la parete nord della cappella Suardi a Trescore Balneario (BG). Al centro della parete si staglia una monumentale figura di Cristo a braccia distese. Dalle sue dita escono i rami della vite che vanno a nutrire i “frutti” che si trovano nella parte alta. Dieci cerchi all’interno dei quali troviamo alcuni Santi e Dottori della Chiesa.

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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