Un padre che ci attende e ci perdona

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Nel corso della Celebrazione Penitenziale Papa Francesco ha rivolto un appello ai sacerdoti ad essere più disponibili e meno rigidi nel confessionale

“Che io veda di nuovo” (Mc 10,51). È questa la richiesta che Papa Francesco ha rivolto al Signore ieri pomeriggio, durante la celebrazione penitenziale nella Basilica Vaticana per l’iniziativa “24 ore per il Signore”. Vedere di nuovo, dopo che i nostri peccati “ci hanno fatto perdere di vista il bene e ci hanno distolto dalla bellezza della nostra chiamata, facendoci invece errare lontano dalla meta”.

Questo brano di Vangelo ha un grande valore simbolico, perché ognuno di noi si trova nella situazione di Bartimeo. La sua cecità lo aveva portato alla povertà e a vivere ai margini della città, dipendendo dagli altri in tutto. Anche il peccato ha questo effetto: ci impoverisce e ci isola. E’ una “cecità dello spirito”, che impedisce di “vedere l’essenziale”, di “fissare lo sguardo sull’amore che dà la vita”; e conduce poco alla volta a soffermarsi su ciò che è superficiale, fino a “rendere insensibili agli altri e al bene”.

Un padre che ci attende e ci perdona

Guardando solo al nostro io diventiamo ciechi

“Quante tentazioni – ha osservato Papa Francesco – hanno la forza di annebbiare la vista del cuore e di renderlo miope! Quanto è facile e sbagliato credere che la vita dipenda da quello che si ha, dal successo o dall’ammirazione che si riceve; che l’economia sia fatta solo di profitto e di consumo; che le proprie voglie individuali debbano prevalere sulla responsabilità sociale! Guardando solo al nostro io, diventiamo ciechi, spenti e ripiegati su noi stessi, privi di gioia e privi di libertà. E’ così brutto!”.

Ma Gesù passa; passa e non va oltre: “si fermò”, dice il Vangelo (v. 49). Allora “un fremito attraversa il cuore, perché ci si accorge di essere guardati dalla Luce, da quella Luce gentile che ci invita a non rimanere rinchiusi nelle nostre scure cecità”. La presenza vicina di Gesù fa sentire che lontani da Lui ci manca qualcosa di importante. Ci fa sentire bisognosi di salvezza, e questo è l’inizio della guarigione del cuore. Poi, quando il desiderio di essere guariti si fa audace, conduce alla preghiera, a gridare con forza e insistenza aiuto, come ha fatto Bartimeo: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” (v. 47).

Un padre che ci attende e ci perdona

Non lasciamoci sfuggire Dio che passa

Purtroppo, come quei “molti” del Vangelo, c’è sempre “qualcuno che non vuole fermarsi”, che non vuole “essere disturbato da chi grida il proprio dolore”, preferendo “far tacere e rimproverare il povero che dà fastidio” (cfr v. 48). È la tentazione di andare avanti come se nulla fosse, ma in questo modo si rimane distanti dal Signore e si tengono lontani da Gesù anche gli altri. “Riconosciamo di essere tutti mendicanti dell’amore di Dio, e non lasciamoci sfuggire il Signore che passa”. “Ho paura del Signore che passa”, diceva sant’Agostino. Paura che passi e io lo lasci passare. Diamo voce al nostro desiderio più vero: “[Gesù], che io veda di nuovo!” (v. 51).

Non rimaniamo seduti

L’esortazione di Papa Francesco arriva diretta al nostro cuore: “Come Bartimeo, gettiamo via il mantello e alziamoci in piedi (cfr v. 50): buttiamo via, cioè, quello che impedisce di essere spediti nel cammino verso di Lui, senza paura di lasciare ciò che ci dà sicurezza e a cui siamo attaccati; non rimaniamo seduti, rialziamoci, ritroviamo la nostra statura spirituale – in piedi – la dignità di figli amati che stanno davanti al Signore per essere da Lui guardati negli occhi, perdonati e ricreati. E la parola forse che oggi arriva nel nostro cuore, è la stessa della creazione dell’uomo: Alzati!. Dio ci ha creati in piedi: Alzati!”.

Un padre che ci attende e ci perdona

Che ogni uomo e donna che si accosta al confessionale trovi un padre

“Oggi più che mai – ha proseguito il Papa – soprattutto noi Pastori siamo anche chiamati ad ascoltare il grido, forse nascosto, di quanti desiderano incontrare il Signore. Siamo tenuti a rivedere quei comportamenti che a volte non aiutano gli altri ad avvicinarsi a Gesù”. Il Papa ha raccomandato ai sacerdoti più disponibilità (anche di tempo) e meno rigidità nel confessionale. “Non dobbiamo certo sminuire le esigenze del Vangelo – ha avvertito  Francesco – ma non possiamo rischiare di rendere vano il desiderio del peccatore di riconciliarsi con il Padre, perché il ritorno a casa del figlio è ciò che il Padre attende prima di tutto (cfr Lc 15,20-32)”.

“Noi pastori – ha proseguito – siamo stati chiamati per suscitare il desiderio della conversione, per essere strumenti che facilitano l’incontro, per tendere la mano e assolvere, rendendo visibile e operante la sua misericordia. Che ogni uomo e donna che si accosta al confessionale trovi un padre; trovi un padre che l’aspetta; trovi il Padre che perdona”.

La conclusione del racconto evangelico è carica di significato: Bartimeo “subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada” (v. 52). Anche noi, quando ci accostiamo a Gesù, rivediamo la luce per guardare al futuro con fiducia, ritroviamo la forza e il coraggio per metterci in cammino. Infatti “chi crede, vede” (Lett. enc. Lumen fidei, 1) e “va avanti con speranza, perché sa che il Signore è presente, sostiene e guida”. “Seguiamolo – ha terminato Papa Francesco – come discepoli fedeli, per fare partecipi quanti incontriamo sul nostro cammino della gioia del suo amore. E dopo l’abbraccio del Padre, il perdono del Padre, facciamo festa nel nostro cuore! Perché Lui fa festa!”.

Di Alessandro Ginotta

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LA VOCE DEL TEMPO: Un padre che ci attende e ci perdona

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