Si può guarire con un miracolo?

Si può guarire con un miracolo?

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Oh, ma quanto è bello, amici cari, arrivare a cogliere anche in modo sfocato la grandezza di Dio, ed il suo traboccante amore per noi!

Il mio in(solito) commento a:
Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa (Marco 8,22-26)

Non tutti i miracoli vanno alla stessa velocità: ci sono guarigioni improvvise ed altre che richiedono più tempo. Oggi vedremo perché.

L’incontro con Gesù è qualcosa che ci trasforma radicalmente. Lo sa bene San Paolo, che da persecutore dei cristiani si trasformò nel più appassionato degli apostoli, dopo aver incontrato Gesù sulla via verso Damasco. E l’incontro deve essere a “doppio senso”: da un lato Dio, proteso verso l’uomo, cerca sempre di incontrare ciascuno di noi.

Ecco che, per guarire, dobbiamo accettare la cura di Gesù. Bisogna lasciarci toccare l’anima da Lui. Anzi, bisogna essere così audaci, come l’emorroissa, da inseguire Gesù e toccare la sua anima!

Perché Egli è sempre qui, nonostante il nostro rifiuto. Nonostante il nostro prendere le distanze da Lui. Mentre noi, non sempre siamo disposti ad incontrarlo. Non sempre abbiamo la volontà di ascoltarlo. Qualche volta, ostinandoci nel nostro peccato, gli impediamo di guarirci anche se Lui lo vorrebbe. Perché? Perché Dio ci ama così tanto da concederci il libero arbitrio, ossia: la facoltà di sbagliare. Ed ogni volta che commettiamo il peccato ci allontaniamo da Lui. E’ come se gli voltassimo le spalle. E’ come se gli dicessimo: no, non mi interessa la tua guarigione, mi tengo la mia malattia.

E così, chi di noi si comporta come un fariseo, convinto di essere perfetto, certo di essere nel giusto, chiuso nella bolla del proprio orgoglio, non potrà guarire.

Perché Dio non si impone, ma si propone. Così, quando vede una lacrima scendere sul nostro viso, non può che commuoversi e accorrere in nostro aiuto. Poi sta a noi. Se davvero vogliamo guarire, dobbiamo essere disposti a cambiare. Non dobbiamo sentirci sicuri come il fariseo, ma sempre disposti a metterci in discussione come il pubblicano. Dobbiamo accogliere il suo amore, se vogliamo guarire. Dobbiamo permettere a Gesù di toccare la nostra anima, guarire prima lei e poi tutto il corpo.

Nel brano di oggi impariamo a guarire a poco a poco. Guarire nell’anima, per poi guarire nel corpo. Ecco la bella pagina del cieco di Betsàida, che grazie all’intervento di Gesù recupera la vista poco alla volta: all’inizio vede le persone come delle figure “a forma di alberi”, che camminano e, solo dopo la seconda imposizione delle mani di Gesù, riesce a vedere tutto distintamente. Cari amici, noi non siamo abituati a queste guarigioni in due tempi, anzi, siamo abituati al “dì soltanto una parola e io sarò salvato”, alla guarigione a distanza del servo del centurione, al Miracolo “istantaneo”. Forse la malattia di quest’uomo era così grave che neppure Gesù è riuscito a guarirlo con un intervento soltanto? Certo che no!

Non esiste nulla di impossibile a Dio! Cristo che richiama dal sepolcro l’amico Lazzaro (Gv 11,1-44), che restituisce la vita al figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-17), che non solo permette al paralitico di camminare, ma pure di prendere sulle spalle il proprio lettuccio (Gv 5,1-16), non avrebbe certo nessuna difficoltà a fare recuperare istantaneamente la vista a questo cieco. Ma allora perché questa guarigione così laboriosa? Gesù, sapete, si serviva spesso di parabole per aiutarci a comprendere i concetti più difficili. In questo caso il Figlio di Dio ci vuole insegnare che per guarire completamente la nostra anima, per abbandonare la strada del male e convertirci, abbiamo bisogno di tempo. Dobbiamo passare talvolta attraverso errori, imboccare strade sbagliate, rendercene conto e tornare indietro. Cadere e rialzarci per rimetterci a camminare, fino a raggiungere la meta definitiva: vedere chiaramente e distintamente l’amore di Dio che ci circonda. Rendercene conto e sentirlo su di noi.

E’ questa una percezione che possiamo raggiungere solo per gradi. Leggiamo la Bibbia, ci avviciniamo a Dio, iniziamo a percepire il suo mistero dapprima in modo sfocato, poi sempre più nitido. Finché non arriveremo a completare il nostro percorso di conversione. Oh, ma quanto è bello, amici cari, arrivare a cogliere anche in modo sfocato la grandezza di Dio, ed il suo traboccante amore per noi!

#Santanotte amici cari, ricordiamo sempre che la conversione è un cammino, e quando ci capiterà di cadere, Gesù sarà accanto a noi per rialzarci. E ancora. E ancora. Fino alla fine dei giorni. Tendiamo la mano e confidiamo in Colui che tutto può

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è:
Il dipinto di oggi è: “La guarigione dell’uomo cieco”, di Václav Mánes, 1832, olio su tela, 90×108 cm, The National Gallery Prague

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