Sì, Dio c’è. Esiste davvero!

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Questa brutta guerra, la pandemia, stanno spaventando molti di noi, al punto che qualcuno arriva perfino a dubitare dell’esistenza di Dio.

Il mio in(solito) commento a:
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno (Matteo 9,14-15)

La paura gioca brutti scherzi. Ma quando la paura è troppa, quando cancella anche la speranza, allora c’è qualcosa sotto. E, quel qualcosa, spesso puzza di zolfo. E’ il Maligno che spegne la nostra fiducia nel futuro. E’ lui che fa di tutto per distruggere la nostra fede. Scrive Sant’Ignazio di Loyola: “è proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti; invece è proprio dello spirito buono dare coraggio ed energie, consolazioni e lacrime, ispirazioni e serenità, diminuendo e rimovendo ogni difficoltà, per andare avanti nella via del bene” (Esercizi Spirituali, 315). Di fatto, il Male, cerca di strapparci Dio. Cancellarlo dal nostro futuro. Convincendoci della sua distanza, del fatto che noi non gli interessiamo. Il Male vorrebbe spingerci perfino a pensare che Dio non esista affatto.

Prosegue Sant’Ignazio: “Così l’anima s’inclina alla sfiducia, è senza speranza e senza amore, e si
ritrova pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore” (Esercizi Spirituali, 317). Però non tutto è perduto: “Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, che si oppone alle sofferenze che patisce; e pensi che presto sarà consolato” (Esercizi Spirituali, 321).

Che cosa vuol dire? Che basta aver fiducia (o meglio fede) e la guerra finirà? La pandemia passerà? Certo, la fede è un pilastro fondamentale per la nostra anima. Senza di essa si spegnerebbe, piano piano, la luce che Dio stesso vi ha posto dentro. E tutto diverrebbe triste e buio. E’ proprio questo che desidera il Maligno. Ma la fede, amici cari, non è neppure un cieco ottimismo. Non è neanche negare l’evidenza ed essere intimamente certi che non dovremo mai affrontare alcun problema.

I problemi esistono. Talvolta anche gravi, come quelli che stiamo attraversando. La fede non li cancella. Ma ci offre la speranza. La speranza che qualcosa possa migliorare. La speranza, oserei dire la certezza, che, anche nel dolore e nella disgrazia, Dio resti accanto a noi.

Gesù stesso ci ha dato una grande lezione di speranza, dall’alto della sua croce, alla quale fu inchiodato. Lì, dove esalò l’ultimo respiro, ci stava insegnando la cosa più importante: cioè che anche la notte più buia, quella in cui Cristo morì, finisce all’alba di un nuovo giorno, là, dove il buio della morte, lascia lo spazio alla luce della Risurrezione.

Sembrava tutto perduto, quando quella lancia trafisse il costato di Gesù e scese l’oscurità su tutta la terra. Ma poi la pietra venne rotolata dal sepolcro. E’ questa la fede che dobbiamo sempre conservare nel cuore della nostra anima: la speranza che possa accadere qualcosa di straordinario, qualcosa in grado di cambiare i destini della nostra vita, qualcosa che possa spazzare via, in un istante, tutto il dolore che ora proviamo. Non dobbiamo perderla questa speranza! Non dobbiamo permettere che il Maligno ce la rubi!

Proviamo, allora, ad ascoltare lo spirito buono ed a dimenticare quello cattivo. Che cosa ci dice? Che noi non siamo soli, ma abbiamo sempre accanto Gesù!

E’ bello sentire Dio vicino a noi nella preghiera. Chi non ne ha mai fatto esperienza? Quante volte, mentre siamo davvero concentrati e con il cuore contrito rivolgiamo le nostre più accorate preghiere, riusciamo a percepire una risposta? Un’idea che, tutto d’un tratto, dopo una intensa preghiera, si fa strada nella nostra mente. Un’intuizione che ci permette di risolvere un problema che ci impensieriva.

Ecco uno dei tanti modi in cui Dio ci parla. Qualche volta ci parla a parole, ma, molto più spesso, Dio ci parla attraverso le sensazioni. Come quando ci approcciamo alla preghiera in preda alla disperazione e percepiamo, pian piano, la forte consolazione della presenza di Gesù.

D’un tratto il nodo che chiude il nostro stomaco si scioglie e noi, attraverso la preghiera, troviamo proprio quelle forze che ci servivano per affrontare la difficoltà. Dio ci parla. Dio è con noi. Solo che, tante volte, in mezzo al rumore di un mondo sempre più votato all’egoismo ed all’individualismo, sempre più preda dello spasmodico desiderio di primeggiare ad ogni costo, non ci è facile udirlo. Leggiamo nel libro di Giobbe: “Dio infatti parla in un modo o nell’altro, ma l’uomo non ci bada” (Giobbe 33,14).

Sì, Dio ci parla, ma noi, troppe volte, non lo ascoltiamo. Nel cuore di Dio arde il desiderio di parlare con noi, di mettersi in contatto con le sue creature. Cara amica, caro amico, Dio vuole avere un rapporto con te, vuole parlarti. E forse lo sta facendo proprio adesso, attraverso queste righe. O lo sta facendo attraverso la lettura di un brano di quella Bibbia che hai appena posato sul tuo comodino. O tramite le parole del sacerdote che ha celebrato la Santa Messa. Oppure ancora per mezzo delle parole dei più saggi tra i tuoi amici e conoscenti.

Dio esiste ed in questo momento è con noi. Ce lo ha promesso: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20). Lui cammina con noi e noi camminiamo insieme a Lui. E, per quanto le difficoltà ci possano far sentire come naufraghi su di una zattera che si perde tra i flutti del mare in tempesta, Dio è in mezzo a noi. Anche allora. Anche nel pericolo. Anche nella disperazione. Basta saperlo ascoltare.

Allora ditelo, a quell’essere malvagio che sussurra parole di tenebra alla vostra anima. Non qui e non ora. Verrà la fine un giorno, ma non oggi. Non è il momento della desolazione, perché è ancora il tempo della speranza.

#Santanotte amici cari, non rattristatevi, perché lo sposo è ancora in mezzo a noi. In questa Quaresima prego che possiate sentire la sua voce nel vostro cuore. Lui, Gesù, è accanto a noi, qui ed ora, per rendere meno buio il nostro futuro. Dio vi e ci benedica e conceda la salute e la pace al mondo intero.

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Trinità”, di Guido Reni, 1625,  olio su tela, cm. 564 × 301, Roma, chiesa della Trinità dei Pellegrini

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