Ritrovare “l’amore che serve”, non “l’egoismo che si serve”

Apriamo le porte del cuore, non restiamo chiusi dentro, prigionieri del male. Così Papa Francesco durante la Messa con l’imposizione delle Ceneri.

“Lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20). L’omelia di Papa Francesco inizia con questo invito di San Paolo: “Cristo sa quanto siamo fragili e peccatori, conosce la debolezza del nostro cuore; lo vede ferito dal male che abbiamo commesso e subìto; sa quanto bisogno abbiamo di perdono, sa che ci occorre sentirci amati per compiere il bene. Da soli non siamo in grado: per questo l’Apostolo non ci dice di fare qualcosa, ma di lasciarci riconciliare da Dio, di permettergli di perdonarci, con fiducia, perché Dio è più grande del nostro cuore (1Gv 3,20). Egli vince il peccato e ci rialza dalle miserie, se gliele affidiamo”.

Ritrovare “l’amore che serve”, non “l’egoismo che si serve”

Attenzione agli ostacoli

Ci possono essere alcuni ostacoli, che chiudono le porte del cuore. C’è la tentazione “di blindare le porte”, ossia di convivere col proprio peccato “minimizzandolo, giustificandosi sempre, pensando di non essere peggiori degli altri”; così, però “si chiudono le serrature dell’anima” e si rimane “chiusi dentro, prigionieri del male”.

Un altro ostacolo è “la vergogna ad aprire la porta segreta del cuore”. La vergogna, in realtà, “è un buon sintomo, perché indica che vogliamo staccarci dal male; tuttavia non deve mai trasformarsi in timore o paura”.

E c’è una terza insidia, quella di “allontanarci dalla porta”: succede quando ci rintaniamo nelle nostre miserie, quando rimuginiamo continuamente, collegando fra loro le cose negative, fino a “inabissarci nelle cantine più buie dell’anima”. Allora diventiamo persino “familiari della tristezza che non vogliamo, ci scoraggiamo e siamo più deboli di fronte alle tentazioni”. Questo avviene perché “rimaniamo soli con noi stessi, chiudendoci e fuggendo dalla luce; mentre soltanto la grazia del Signore ci libera”. Lasciamoci allora riconciliare: “ascoltiamo Gesù che dice a chi è stanco e oppresso venite a me (Mt 11,28). Non rimanere in sé stessi, ma andare da Lui! Lì ci sono ristoro e pace”.

Ritrovare “l’amore che serve”, non “l’egoismo che si serve”

Il mandato ai Missionari della Misericordia

Alla celebrazione sono presenti i Missionari della Misericordia: “Cari fratelli possiate aiutare ad aprire le porte dei cuori, a superare la vergogna, a non fuggire dalla luce. Che le vostre mani benedicano e risollevino i fratelli e le sorelle con paternità; che attraverso di voi lo sguardo e le mani del Padre si posino sui figli e ne curino le ferite!”.

Ritornate a me con tutto il cuore

E’ questo il secondo invito di Dio proposto dalla liturgia attraverso le parole del profeta Gioele. “Se bisogna ritornare – ha osservato Papa Francesco – è perché ci siamo allontanati. È il mistero del peccato: ci siamo allontanati da Dio, dagli altri, da noi stessi. Non è difficile rendersene conto: tutti vediamo come facciamo fatica ad avere veramente fiducia in Dio, ad affidarci a Lui come Padre, senza paura; come è arduo amare gli altri, anziché pensare male di loro; come ci costa fare il nostro vero bene, mentre siamo attirati e sedotti da tante realtà materiali, che svaniscono e alla fine ci lasciano poveri”.

Ritrovare “l’amore che serve”, non “l’egoismo che si serve”

Tre medicine che guariscono dal peccato

Il Vangelo che apre la Quaresima ci invita a esserne protagonisti, abbracciando tre rimedi, tre medicine che guariscono dal peccato (cfr Mt 6,1-6.16-18).

La preghiera: espressione di apertura e di fiducia nel Signore: è l’incontro personale con Lui, che accorcia le distanze create dal peccato. Pregare significa dire: “non sono autosufficiente, ho bisogno di Te, Tu sei la mia vita e la mia salvezza”.

La carità: per superare l’estraneità nei confronti degli altri. L’amore vero, infatti “non è un atto esteriore”, non è “dare qualcosa in modo paternalistico per acquietarsi la coscienza”, ma accettare chi ha bisogno del nostro tempo, della nostra amicizia, del nostro aiuto. È “vivere il servizio, vincendo la tentazione di soddisfarci”.

Il digiuno: la penitenza per “liberarci dalle dipendenze nei confronti di quello che passa” e “allenarci a essere più sensibili e misericordiosi”. È un invito alla semplicità e alla condivisione: “togliere qualcosa dalla nostra tavola e dai nostri beni per ritrovare il bene vero della libertà”.

Mettiamoci in cammino insieme

Gesù ci chiama a vivere la preghiera, la carità e la penitenza con coerenza e autenticità, vincendo l’ipocrisia. “La Quaresima – è l’esortazione di Papa Francesco – sia un tempo di benefica potatura della falsità, della mondanità, dell’indifferenza: per non pensare che tutto va bene se io sto bene; per capire che quello che conta non è l’approvazione, la ricerca del successo o del consenso, ma la pulizia del cuore e della vita; per ritrovare l’identità cristiana, cioè l’amore che serve, non l’egoismo che si serve”. “Mettiamoci in cammino insieme – ha concluso il Papa – come Chiesa, ricevendo le Ceneri (anche noi diventiremo ceneri) e tenendo fisso lo sguardo sul Crocifisso. Egli, amandoci, ci invita a lasciarci riconciliare con Dio e a ritornare a Lui, per ritrovare noi stessi”.

Di Alessandro Ginotta

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.