Quale fu il più grave peccato di Erode?

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Sei tu quell’Erode? Una domanda pungente per il mio in(solito) commento a:
Erode mandò a decapitare Giovanni e i suoi discepoli andarono a informare Gesù (Mt 14,1-12)

Vi immagino, cari amici, strabuzzare gli occhi mentre scorrete queste righe. Eppure, proseguendo la lettura, scopriremo che c’è un po’ di Erode che scorre nelle vene di tutti noi.

Ma andiamo con ordine. Ai più distratti potrebbe sfuggire il fatto che gli Erode citati nel Vangelo, in realtà, sono due. Il primo è un re: Erode detto “il Grande”, colui che ingannò i Re Magi e che si macchiò del sangue innocente, ordinando la strage di tutti i bambini sotto i due anni di età, con la speranza di assassinare tra loro anche Gesù. Il secondo non era neppure re: il tetrarca Erode Antipa. Dapprima designato come successore del padre, perse la corona che venne consegnata ad Archelao e si dovette accontentare del titolo di governatore della Giudea.

Oh, ma se Erode il Grande fu assassino di bambini, anche ad Erode Antipa non mancarono le occasioni di macchiarsi dei peccati peggiori: invaghitosi di Erodiade, moglie del fratello Filippo, gliela sottrasse e la sposò, nonostante fosse per lui nipote e cognata. Invano, San Giovanni il Battista, cercò di fargli cambiare idea. Ma il male, amici cari, è un serpente che, strisciando nell’ombra, prima ci acceca e poi ci soffoca. E così Erode Antipa, fu attratto da un’altra donna, Salomè, sua pronipote e figlia di Erodiade. La vide danzare, le piacque e le disse: «Chiedimi quello che vuoi e te lo darò» (cfr. Mc 6,22). Salomè, probabilmente imbeccata dalla madre, domandò al tetrarca la testa di quel profeta che aveva avuto il coraggio di sottolineare l’immoralità della relazione tra Erode ed Erodiade.

Cari amici, qual è, vi chiederete, la parte di Erode che scorre nelle nostre vene? No, non mi riferisco alla corruzione, alla depravazione, alla dissolutezza, alla perversione, alla viziosità incarnata da questi personaggi. Non voglio neppure pensare che simili mali possano sporcare la nostra anima.

La similitudine però è più sottile: entrambi gli Erode erano assassini. Il “Grande” tolse la vita ai bambini cercando di uccidere Dio. Antipa giustiziò il più grande dei nati da donna, il profeta che battezzava nel Giordano.

Uccidere Dio. Decapitare il profeta. Assassinare quella voce che sentiamo dentro di noi e ci spinge a comportarci bene. Soffocare quel seme che lo stesso Creatore ha posto dentro di noi, la scintilla di Dio che illumina il nostro cuore e rischiara il nostro cammino aiutandoci a districarci nel buio della vita. Sopprimiamo il bene, che ci pare scomodo, e finiamo per perderci nell’oscurità.

E’ terribile, ma è così: uccidiamo Gesù, nel nostro cuore, ogni volta che lo dimentichiamo. Ogni volta che scegliamo di fare il male, anziché il bene. Ogni volta che il peso della nostra coscienza sembra troppo greve ed allora preferiamo liberarcene. Lì, amici cari, assassiniamo il Profeta scomodo, perché non parli. Perché non ci accusi. Perché la sua morte ci permetta di proseguire a compiere scelte sbagliate in nome di una pigrizia, di un’ignavia e di un egoismo a cui abbiamo venduto la nostra anima, proprio come Giuda, per trenta misere monete d’argento.

Non siamo stati capaci di accogliere Gesù. Lo abbiamo crocifisso pubblicamente, quando ci siamo vergognati di essere cristiani. E ci siamo disfatti del suo cadavere nascondendolo dietro ad un macigno fatto di indifferenza ed egocentrismo sfrenato. Ma proprio lì, dietro quel masso, per quanto sia pesante, si ripete anche per noi il Miracolo della Risurrezione di Gesù. Sì, amici, perché anche il cuore del più incallito dei criminali, viene illuminato da quella fiammella dell’amore che Dio vi ha posto. Ed anche il peccatore più irremovibile viene colto, di tanto in tanto, da qualche dubbio. E così, Dio si fa strada dentro di noi, e, senza giudicarci, ispira in noi sentimenti di bontà, mentre, in ogni istante, ci resta accanto cercando di parare le nostre cadute, offrendoci un sostegno per rialzarci, donandoci il perdono dei peccati. Donandoci la sua stessa vita.

Ecco che la storia si ripete, ed anche nel nostro cuore risorge Gesù. Ecco che, ad un nostro cenno di pentimento, Dio ci perdona. Perché non esiste figlio che non venga riammesso nella famiglia. Perché non esiste peccato così grave da non poter essere perdonato. Perché non esiste motivo per cui noi, proseguiamo imperterriti nel nostro errore di rifiutare il perdono di Gesù!

Eppure l’amore che Dio continua a nutrire nei nostri confronti è così ampio, che Egli non smetterà mai di volerci bene, qualunque sia l’errore che noi avremo commesso. Perché Dio è più grande non solo delle nostre paure, ma anche del nostro peccato. Dio camminerà con noi sempre, sempre, anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta, perché Lui è accanto a noi. Sempre.

#Santanotte amici. Accogliamo questo amore che scorre su di noi e porta via con sè i nostri peccati, lasciandoci puri. Permettiamo a Dio di amarci ed anche noi saremo capaci di più amore. Dio vi e ci benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Battesimo di Cristo”, di Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, 1630, olio su tela montata su pannello, 32.5 x 59 cm, The National Gallery, Londra

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