Meditazioni e preghiere
Qual è la nostra strada?

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Un Vangelo stridente segna tutta la distanza tra la nostra piccolezza e la grandezza di Dio

Il mio in(solito) commento a:
Lo condanneranno a morte (Matteo 20,17-28)

Il caldo è opprimente. Cumuli di sabbia fanno mulinello lungo la strada che, curva dopo curva, risale dal Giordano al crinale dove sorge la città di Gerusalemme. Qua e là, qualche timido ciuffo d’erba si insinua, quasi a rompere il deserto, tra una roccia ed un burrone. Un’atmosfera densa di presagio accoglie il racconto di Gesù che, insieme ai discepoli, sta per raggiungere la città dove si compirà il suo destino: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà» (vv. 18-19). Eppure, insieme al comprensibile sconcerto, tra chi segue Gesù, serpeggia anche un sentimento tanto inatteso quanto inopportuno: l’orgoglio.

E’ l’emozione che parla attraverso la voce di Salomè, la madre di Giacomo e di Giovanni: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno» (v. 21). Un affronto. Una mancanza di tatto imperdonabile. Eppure Dio sa scrivere bene anche sulle righe storte. E così, davanti ad una scena che avrebbe fatto perdere la pazienza a chiunque di noi, Gesù non solo non si scompone, ma costruisce un’opportunità per insegnarci qualcosa: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (vv. 25-28).

E così impariamo la teologia del grembiule, quella che oggi Gesù ci insegna con la pazienza e, qualche giorno dopo, ci ripeterà con amore, inginocchiandosi davanti a noi, cingendosi i fianchi con un asciugatoio, lavandoci via dai piedi la polvere che abbiamo raccolto lungo questa strada faticosa. E, con essa, lavando via i nostri peccati.

Ma è qui, lungo questa strada polverosa, che Gesù insegna a tutti noi un’altra cosa. Un aspetto che, ad una lettura superficiale, potrebbe passare inosservato. Scopriamolo insieme: abbiamo visto che Gesù non si scompone davanti alla pretesa di far sedere Giacomo e Giovanni, l’uno alla sua sinistra, l’altro alla sua destra. E’ un desiderio comprensibile, umanamente comprensibile, ma non è la strada di Gesù. E’ un’altra strada: a noi interessa primeggiare. E’ la via del mondo. E qui, su questo cammino pieno di sabbia, Gesù ci dice che la sua strada è quella del servizio, di chi si china su chi ha bisogno e gli tende la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, così come lui si è chinato a lavare i piedi agli apostoli. Com’è diversa la strada di Gesù da quella degli uomini!

Capiamo così che non sempre i nostri desideri coincidono con quelli di Dio. Ma Dio si è fatto carne per dirci che ci ama proprio qui, nelle nostre fragilità, nelle nostre debolezze. Ecco che ama Salomè, Giacomo e Giovanni, nonostante il loro scivolone. Anzi, li ama di più proprio per questo. Così come ama noi, in ogni istante della nostra vita. In ogni momento, anche quando sbagliamo. Anche quando pecchiamo. Egli è qui e ci accoglie nel suo amore. Anche per questo si china su di noi per servirci. E desidera che anche noi ci serviamo l’un l’altro. Per amarci. come Lui ha amato noi.

#Santanotte amici. Dio ci aiuti a capire che la strada più giusta per noi, non sempre è quella che stiamo percorrendo. Ci dia la forza di resistere al nostro orgoglio e di scoprire l’amore che si cela nello stare accanto al nostro prossimo, a chi più ha bisogno. Dio vi e ci benedica amici cari 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo in Croce” di Léon Bonnat, 1874, olio su tela, Museo delle Belle Arti Petit Palais, Parigi