Meditazioni e preghiere
Qual è la missione di Gesù?

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C’è ancora tempo per migliorare. C’è ancora tempo per farci perdonare. E soprattutto c’è ancora tempo per mettere da parte il passato e fare qualcosa di buono. Per tutti.

Il mio in(solito) commento a:
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Giovanni 6,37-40)

Qual è la missione di Gesù? La troviamo condensata in pochissime e chiare parole: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno” (Giovanni 6,39). Sta tutto qui. In questo versetto. Ci troviamo tutto lo slancio di un Dio che ci ama a tal punto da inviare il proprio Figlio sulla terra. Ci troviamo tutto l’amore di Dio per le sue creature, che devono essere salvate ad ogni costo. A costo di sacrificare la vita del proprio Figlio. Ci troviamo tutta la misericordia di Dio, che non esita a lasciare il gregge di novantanove pecorelle per rincorrere anche l’unica, la sola, che si è smarrita nel deserto. E salvare anche quella.

Perché per Dio tutti noi, proprio tutti, siamo importanti. Tutti noi, proprio tutti, dobbiamo essere salvati. Tutti noi, proprio tutti, dobbiamo venire accolti in Paradiso, perché, come pregò Gesù la sera dell’Ultima Cena: “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo” (Giovanni 17,24). E perché: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi” (Giovanni 14,2-3).

Dunque Gesù ci attende. Quando risusciteremo sarà lì ad accoglierci. Lì dove avrà già preparato un posto per ciascuno di noi. Anche per i peccatori peggiori. Perché Dio non vuole che neppure uno di noi venga perduto. D’altra parte il primo santo della storia del cristianesimo fu proprio quel san Disma, il buon ladrone, canonizzato sulla croce direttamente da Gesù. Sì, cari amici, proprio un ladro (cfr. Luca 23,43). Ed un assassino ed un persecutore, Saulo, è divenuto l’apostolo più zelante (cfr. Atti 9,1–31). Non dimentichiamo che la prima testimone della Risurrezione di Gesù fu una donna che era stata posseduta da sette demoni (cfr. Giovanni 20,11-18).

Vedete amici, nessuno di noi è troppo cattivo, o è troppo lontano da Dio per venirne da Lui respinto. Perché Dio è sempre pronto a riabbracciarci, purché noi ci pentiamo. C’è ancora tempo per ricominciare. C’è ancora tempo per migliorare. C’è ancora tempo per farci perdonare. E soprattutto c’è ancora tempo per mettere da parte il passato e fare qualcosa di buono. Per tutti. Basterà accettare l’amore che parte da Dio e ci investe, come un cono di luce che allontana il buio del peccato dalla nostra anima. E così, rinati grazie a questo amore, anche noi potremo fare il bene per gli altri. E quando, anche noi saremo sazi di giorni ed avremo fatto del nostro meglio per migliorare almeno un po’ il mondo, anche noi potremo trovare un posto accanto a Gesù.

#Santanotte amici, o Gesù, fa’ che i nostri peccati non siano macigni che ci trascinano sul fondo, ma come sassi nelle nostre tasche. E tu, Gesù, ci aiuterai a svuotarle queste tasche, così che noi, alleggeriti, potremo continuare il cammino verso di te

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo coronato di spine” di Dirk Bouts, 1470, tempera su tavola, 43.8 x 37.1 cm, The National Gallery, Londra