Profezia, prossimità e speranza nel discorso di Papa Francesco ai consacrati

Il Papa ha parlato a braccio a 5.000 consacrati riuniti in Aula Paolo VI in Vaticano ed ha invitato a pregare per le nuove vocazioni perchè i monasteri sempre più spesso vengono “portati avanti da 4-5 suore vecchiette”.

Papa Francesco ha consegnato al Cardinale Prefetto Joao Braz de Aviz il discorso preparato, perchè “leggerlo è un po’ noioso” ed ha preferito parlare “di quello che mi viene dal cuore”.

Profezia, prossimità e speranza nel discorso di Papa Francesco ai consacrati

L’obbedienza da… ingoiare

La vita religiosa è caratterizzata dall’obbedienza, ma la “perfetta obbedienza” è quella del Figlio di Dio, che si è annientato, “si è fatto uomo, per obbedienza, fino alla morte di Croce”.

“Ma tu non hai voglia di fare qualcosa, quell’altra?…” – “Sì, ma secondo le regole devo fare questo, questo e questo. E secondo le disposizioni questo, questo e questo. E se non vedo chiaro qualcosa, parlo con il superiore, con la superiora, e, dopo il dialogo, obbedisco”. “Questa – ha osservato Papa Francesco – è la profezia, contro il seme dell’anarchia, che semina il diavolo”.

“Tu che fai?” – “Io faccio quello che mi piace”. L’anarchia della volontà è figlia del demonio, non è figlia di Dio. Il Figlio di Dio non è stato anarchico, non ha chiamato i suoi a fare una forza di resistenza contro i suoi nemici; Lui stesso lo ha detto a Pilato: “Se io fossi un re di questo mondo avrei chiamato i miei soldati per difendermi”. Ma Lui ha fatto l’obbedienza del Padre. Ha chiesto soltanto: “Padre, per favore, no, questo calice no… Ma si faccia quello che Tu vuoi”. “Quando voi accettate per obbedienza una cosa, che forse tante volte non ci piace… – a questo punto Papa Francesco ha mimato il gesto di ingoiare – …si deve ingoiare quell’obbedienza, ma si fa”.

Profezia, prossimità e speranza nel discorso di Papa Francesco ai consacrati

Uomini e donne profeti

La profezia è “dire alla gente che c’è una strada di felicità, di grandezza, una strada che ti riempie di gioia, che è proprio la strada di Gesù”. È la strada di essere vicino a Gesù. È un dono, è un carisma la profezia e lo si deve chiedere allo Spirito Santo: “che io sappia dire quella parola, in quel momento giusto; che io faccia quella cosa in quel momento giusto; che la mia vita, tutta, sia una profezia”. Uomini e donne profeti. E questo è molto importante. “Mah, facciamo come fanno tutti…”. No. La profezia è dire che c’è qualcosa di più vero, di più bello, di più grande, di più buono al quale tutti siamo chiamati.

La prossimità

Uomini e donne consacrate, ma non per “allontanarmi dalla gente e avere tutte le comodità, no, per avvicinarmi e capire la vita dei cristiani e dei non cristiani, le sofferenze, i problemi, le tante cose che si capiscono soltanto se un uomo e una donna consacrati diventano prossimo: nella prossimità”. “Ma, Padre, io sono una suora di clausura, cosa devo fare?”.

“Diventare consacrati – ha osservato Papa Francesco – non significa salire uno, due, tre scalini nella società”. Non è uno status di vita che mi fa guardare gli altri con distacco. La vita consacrata “mi deve portare alla vicinanza con la gente: vicinanza fisica, spirituale, conoscere la gente”. “Ah sì Padre, nella mia comunità la superiora ci ha dato il permesso di uscire, andare nei quartieri poveri con la gente… “ – “E nella tua comunità, ci sono suore anziane?” – “Sì, sì… C’è l’infermeria, al terzo piano” – “E quante volte al giorno tu vai a trovare le tue suore, le anziane, che possono essere tua mamma o tua nonna?” – “Ma, sa Padre, io sono molto impegnata nel lavoro e non ce la faccio ad andare…”. “Prossimità! – ha esclamato il Papa – Qual è il primo prossimo di un consacrato o di una consacrata? Il fratello o la sorella della comunità. Questo è il vostro primo prossimo”.

Profezia, prossimità e speranza nel discorso di Papa Francesco ai consacrati

Il terrorismo delle chiacchiere

“Io so – ha detto Papa Francesco – che nelle vostre comunità mai si chiacchiera, mai, mai… Un modo di allontanarsi  chiacchiere. Sentite bene: non le chiacchiere, il terrorismo delle chiacchiere. Perché chi chiacchiera è un terrorista. È un terrorista dentro la propria comunità, perché butta come una bomba la parola contro questo, contro quello, e poi se va tranquillo. Distrugge! Chi fa questo distrugge, come una bomba, e lui si allontana”. Dominare la lingua, come diceva l’apostolo Giacomo, è la virtù umana e spirituale più difficile da avere.

“Se ti viene di dire qualcosa contro un fratello o una sorella, buttare una bomba di chiacchiera, morditi la lingua! Forte! Terrorismo nelle comunità, no!”. “Ma Padre se c’è qualcosa, un difetto, qualcosa da correggere?”. “Tu lo dici alla persona”: “tu hai questo atteggiamento che mi dà fastidio, o non sta bene. O se non è conveniente – perché alle volte non è prudente – tu lo dici alla persona che può rimediare, che può risolvere il problema e a nessun altro. Capito? Le chiacchiere non servono”. “Ma in capitolo?”. “Lì sì! In pubblico, tutto quello che senti che devi dire; perché c’è la tentazione di non dire le cose in capitolo, e poi di fuori”: “Hai visto la priora? Hai visto la badessa? Hai visto il superiore?…”. “Ma perché non lo ha detto lì in capitolo?… È chiaro questo? Sono virtù di prossimità”.

“E i Santi avevano questo, i Santi consacrati avevano questo. Santa Teresa di Gesù Bambino mai, mai si è lamentata del lavoro, del fastidio che le dava quella suora che doveva portare alla sala da pranzo, tutte le sere: dal coro alla sala da pranzo. Mai! Perché quella povera suora era molto anziana, quasi paralitica, camminava male, aveva dolori – anch’io la capisco! –, era anche un po’ nevrotica… Mai, mai è andata da un’altra suora a dire”: “Ma questa come dà fastidio!”. “Cosa faceva? La aiutava ad accomodarsi, le portava il tovagliolo, le spezzava il pane e le faceva un sorriso”. Questa si chiama prossimità. Prossimità! Se tu butti la bomba di una chiacchiera nella tua comunità, questa non è prossimità: “questo è fare la guerra! Questo è allontanarti, questo è provocare distanze, provocare anarchismo nella comunità. E se, in questo Anno della Misericordia, ognuno di voi riuscisse a non fare mai il terrorista chiacchierone o chiacchierona, sarebbe un successo per la Chiesa, un successo di santità grande! Fatevi coraggio! Le prossimità”.

Profezia, prossimità e speranza nel discorso di Papa Francesco ai consacrati

La speranza

“Vi confesso – ha proseguito Papa Francesco – che a me costa tanto quando vedo il calo delle vocazioni, quando ricevo i vescovi e domando loro”: “Quanti seminaristi avete?” – “4, 5…”. “Quando voi, nelle vostre comunità religiose – maschili o femminili – avete un novizio, una novizia, due… e la comunità invecchia, invecchia…. Quando ci sono monasteri, grandi monasteri, e il Cardinale Amigo Vallejo [si rivolge a lui] può raccontarci, in Spagna, quanti ce ne sono, che sono portati avanti da 4 o 5 suore vecchiette, fino alla fine… E a me questo fa venire una tentazione che va contro la speranza”: “Ma, Signore, cosa succede? Perché il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile?”. Alcune congregazioni fanno “l’esperimento” della “inseminazione artificiale”. “Che cosa fanno? Accolgono…”: “Ma sì, vieni, vieni, vieni…”. “E poi i problemi che ci sono lì dentro… No. Si deve accogliere con serietà! Si deve discernere bene se questa è una vera vocazione e aiutarla a crescere. E credo che contro la tentazione di perdere la speranza, che ci dà questa sterilità, dobbiamo pregare di più. E pregare senza stancarci”.

“A me fa tanto bene leggere quel brano della Scrittura, in cui Anna – la mamma di Samuele – pregava e chiedeva un figlio. Pregava e muoveva le labbra, e pregava… E il vecchio sacerdote, che era un po’ cieco e che non vedeva bene, pensava che fosse ubriaca. Ma il cuore di quella donna [diceva a Dio]: “Voglio un figlio!”. Io domando a voi: il vostro cuore, davanti a questo calo delle vocazioni, prega con questa intensità?” “La nostra Congregazione ha bisogno di figli, la nostra Congregazione ha bisogno di figlie…”. Il Signore che è stato tanto generoso non mancherà la sua promessa. Ma dobbiamo chiederlo. Dobbiamo bussare alla porta del suo cuore. Perché c’è un pericolo “e questo è brutto, ma devo dirlo”: “quando una Congregazione religiosa vede che non ha figli e nipoti ed incomincia ad essere sempre più piccola, si attacca ai soldi. E voi sapete che i soldi sono lo sterco del diavolo. Quando non possono avere la grazia di avere vocazioni e figli, pensano che i soldi salveranno la vita; e pensano alla vecchiaia: che non manchi questo, che non manchi quest’altro… E così non c’è speranza! La speranza è solo nel Signore! I soldi non te la daranno mai. Al contrario: ti butteranno giù! Capito?”.

“Questo volevo dirvi – ha concluso Papa Francesco – invece di leggere le pagelle che il Cardinale Prefetto vi darà dopo…”.

Al termine i ringraziamenti: “Vi ringrazio tanto per quello che fate. I consacrati – ognuno col suo carisma. E voglio sottolineare le consacrate, le suore. Cosa sarebbe la Chiesa se non ci fossero le suore? Questo l’ho detto una volta: quando tu vai in ospedale, nei collegi, nelle parrocchie, nei quartieri, nelle missioni, uomini e donne che hanno dato la loro vita… Nell’ultimo viaggio in Africa – questo l’ho raccontato, credo, in una udienza – ho trovato una suora di 83 anni, italiana. Lei mi ha detto”: “E’ da quando avevo – non ricordo se mi ha detto 23 o 26 anni – che sono qui. Sono infermiera in un ospedale”. “Pensiamo: dai 26 anni fino agli 83!” “E ho scritto ai miei in Italia che non tornerò più”. “Quando tu vai in un cimitero e vedi che ci sono tanti missionari religiosi morti e tante suore morte a 40 anni perché hanno preso le malattie, queste febbri di quei Paesi, hanno bruciato la vita… Tu dici: questi sono santi! Questi sono semi! Dobbiamo dire al Signore che scenda un po’ su questi cimiteri e veda cosa hanno fatto i nostri antenati e ci dia più vocazioni, perché ne abbiamo bisogno!”.

“Per favore, non dimenticare la profezia dell’obbedienza, la vicinanza, il prossimo più importante, il prossimo più prossimo è il fratello e la sorella di comunità, e poi la speranza. Che il Signore faccia nascere figli e figlie nelle vostre Congregazioni. E pregate per me. Grazie!”

Di Alessandro Ginotta

 

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.