Meditazioni e preghiere
Perché si dice: “Voce di colui che grida nel deserto”?

Perché si dice: “Voce di colui che grida nel deserto”?

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Ecco un brano di Vangelo che cuce perfettamente insieme l’Antico con il Nuovo Testamento. Il mio in(solito) commento a:

Raddrizzate le vie del Signore (Marco 1,1-8)

I primi versetti riprendono un testo che, in realtà, è stato scritto ben otto secoli prima di Cristo, dal profeta Isaia:«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:egli preparerà la tua via.Voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore,raddrizzate i suoi sentieri» (vv. 2,3) (cfr. Isaia 40,3-5). Ottocento anni dopo queste parole, si aprirà uno squarcio nel cielo: scenderà lo stesso Dio a congiungere insieme l’Antico con il Nuovo Testamento: “Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»” (Matteo 3,16-17).

Ci sono momenti forti nella storia dell’umanità in cui il Cielo e la terra si fondono. Nel battere d’ali di questa colomba il tempo si ferma. Il confine che separa l’uomo da Dio si contrae. Il Creatore, spinto dal suo irrefrenabile amore, entra in contatto con la sua creatura e l’abbraccia, la nutre, la trasforma, le parla.

Inizia così il cammino del Figlio di Dio, fattosi uomo per vivere in mezzo a noi: sulle rive del Giordano. Prima di allora, prima che Gesù si palesasse, Il Battista faceva sentire la sua voce nel deserto. Predicava, richiamando alla conversione le folle che si rivolgevano a lui: “Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (v. 5).

Come aveva previsto Isaia, Giovanni preparò la strada a Gesù. Ed ora è pronto a lasciare il passo al Messia. Perché il Figlio di Dio è sceso sulla terra per camminare insieme a noi, in mezzo ai peccatori che Lui desidera salvare: noi, quel gregge di cui Lui è follemente innamorato. E possiamo esserne certi: neppure uno di noi verrà lasciato indietro! Perché nulla impedirà a Cristo di incamminarsi anche nel deserto, pur di non abbandonare neppure l’ultima delle sue pecorelle, quella che si è smarrita.

Forti di questo abbraccio tra il cielo e la terra proviamo a fare il proposito di mettere più Dio (e meno “io”) nella nostra vita.

Sì, perché Gesù non ci impone sacrifici o rinunce, ma ci chiede di accoglierlo. Facendosi Pane desidera entrare dentro di noi, incontrarci nell’intimo del nostro cuore. Eccola la volontà di Dio: incontrarci. Toccare il nostro cuore e trasformarci con il suo amore. Come fece con Zaccheo. Come fece con la samaritana. Con la peccatrice. Con il buon ladrone. Con San Paolo. Come fa con ognuno di noi. Egli ci chiede solo di lasciarlo entrare. Il “lavoro sporco” lo farà Lui. Guarendo il nostro spirito. Cancellando i nostri peccati. Liberandoci dal male. E, se necessario, sanando la nostra carne. Perchè da duemila anni Dio è con noi. E resterà con noi fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20).

Avete visto, amici cari, com’è bello questo passo che cuce fra di loro le due parti della Bibbia? Sentite quanto amore c’è dentro? Non viene voglia anche a voi di immergervi nelle acque del Giordano per purificarci da ogni peccato e… camminare insieme a Gesù?

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi (che è anche la copertina di “Altri cento giorni con Gesù”) è “Il Battesimo di Cristo” di Antoine Coypel, 1690, olio su tela, 136.2×97.6 cm, Los Angeles County Museum of Art