Papa Francesco: Ascoltare il sussurro di Dio e il grido dei poveri

“Il diavolo spesso entra dal portafoglio o dalla carta di credito”. Così si è rivolto Papa Francesco ai partecipanti del Simposio sull’economia in corso a Roma, presso la Pontificia Università Antonianum e organizzato dalla Congregazione per gli istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica.

“Dobbiamo domandarci – ha osservato il Papa – se siamo disposti a «sporcarci le mani» lavorando nella storia di oggi; se i nostri occhi sanno scrutare i segni del regno di Dio tra le pieghe di vicende certamente complesse e contrastanti, ma che Dio vuole benedire e salvare; se siamo davvero compagni di strada degli uomini e delle donne del nostro tempo, particolarmente di tanti che giacciono feriti lungo le nostre strade, perché con loro condividiamo le attese, le paure, le speranze e anche quello che abbiamo ricevuto, e che appartiene a tutti; se ci facciamo sopraffare dalla logica diabolica del guadagno (il diavolo spesso entra dal portafoglio o dalla carta di credito); se ci difendiamo da ciò che non capiamo fuggendolo, oppure sappiamo starci dentro in forza della promessa del Signore, con il suo sguardo di benevolenza e le sue viscere di misericordia, diventando buoni samaritani per i poveri e gli esclusi“.

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Ripensare l’economia

Tutto questo comporta ripensare l’economia, attraverso un’attenta lettura della Parola di Dio e della storia. “Ascoltare il sussurro di Dio e il grido dei poveri, dei poveri di sempre e dei nuovi poveri“; comprendere che cosa il Signore chiede oggi e, dopo averlo compreso, agire, con “fiducia coraggiosa nella provvidenza del Padre” (cf Mt 6,19ss). “In certi casi – ha proseguito Francesco – il discernimento potrà suggerire di mantenere in vita un’opera che produce perdite – stando bene attenti a che queste non siano generate da incapacità o da imperizia – ma ridà dignità a persone vittime dello scarto, deboli e fragili: i nascituri, i più poveri, gli anziani malati, i disabili gravi“.

Il Pontefice ha invitato ad esercitare un discernimento che si ponga controcorrente: “perché si serve del denaro e non serve il denaro per nessun motivo, neppure quello più giusto e santo. In questo caso sarebbe sterco del diavolo, come dicevano i santi Padri”.

Agli economi, e a coloro che sono coinvolti in prima persona nelle scelte dell’istituto, il Papa ha raccomandato di essere “astuti come i serpenti e semplici come le colombe” (cfr Mt 10,16). E l’astuzia cristiana che permette di distinguere fra un lupo e una pecora, “perché tanti sono i lupi travestiti da pecore, soprattutto quando ci sono i soldi in gioco!”.

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Cominciare dalla piccole scelte quotidiane

“Ognuno – ha proseguito il Santo Padre – è chiamato a fare la sua parte, ad usare i beni per fare scelte solidali, ad avere cura del creato, a misurarsi con la povertà delle famiglie che sicuramente gli vivono accanto. Si tratta di acquisire un habitus, uno stile nel segno della giustizia e della condivisione, facendo la fatica – perché spesso sarebbe più comodo il contrario – di compiere scelte di onestà, sapendo che è semplicemente quanto dovevamo fare” (cfr Lc 17,10).

Il Papa ha poi concluso la sua riflessione richiamando due testi biblici, un passo tratto dalla Prima Lettera di Giovanni: «Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (3,17-18); e alcuni versi di Matteo (25,31-46): «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. […] Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non lo avete fatto a me».

 Alessandro Ginotta

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.