Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

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Il Viaggio di Papa Francesco all’isola di Lesbo, al confine di quell’Europa che alza le barriere, Francesco, Bartolomeo e Hieronimus costruiscono un altro ponte. 12 profughi volano a Roma con Francesco, l’ospitalità a carico del Vaticano. L’ecumenismo della misericordia contro l’indifferenza del mondo.

Costruttore di ponti. Questo il significato della parola latina Pontifex. E un ponte di civiltà, di fratellanza, è quello che stanno tentando di costruire oggi Papa Francesco, insieme al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli e a Hieronimus II, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, in visita all’isola di Lesbo.

Le due Chiese sorelle oggi sono ancora più vicine. Un obiettivo comune le unisce: toccare la carne di Cristo nei poveri, nei migranti, negli ultimi in uno dei luoghi simbolo della “peggiore catastrofe umanitaria dopo la Seconda guerra mondiale”. Così l’ha definita Papa Francesco durante il viaggio di andata sull’aereo.

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

Un viaggio della tristezza

“È un viaggio un po’ diverso dagli altri. – Ha commentato Papa Francesco – Nei viaggi apostolici andiamo a fare tante cose, vediamo la gente, parliamo, c’è la gioia dell’incontro. Questo è un viaggio segnato dalla tristezza”.

Poi ha aggiunto: “Vedremo tanta gente che soffre, che non sa dove andare, che è voluta fuggire. Andremo a visitare un cimitero, il mare: tanta gente lì è annegata. Lo dico non per amareggiare, ma perché questo lavoro di oggi possa trasmettere nei vostri media lo stato d’animo con cui io affronto questo viaggio”.

I migranti non sono numeri

Lo leggiamo nel tweet lanciato dal Papa poco prima di imbarcarsi sull’aereo: “I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”. Lo scopo principale di questa visita è quello di “portare conforto a tanti profughi”, come ha scritto il Papa nel suo telegramma indirizzato al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

L’arrivo a Lesbo

Il primo ad accogliere Papa Francesco all’aeroporto di Mytilene è stato il premier greco Alexis Tsipras. Dopo la vigorosa stretta di mano con il primo ministro, l’abbraccio caloroso con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, l’Arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Hieronymos, e Monsignor Fragkiskos Papamanolis, presidente della Conferenza Episcopale greca.

La visita ai rifugiati

La visita al campo di Mòria è stata densa di emozioni. Abbracci, strette di mano, molte di più delle 250 previste dal programma. Il Papa ed i suoi fratelli Vescovi si sono trattenuti con gli ospiti del centro, hanno ascoltato le loro storie, ricevuto piccoli doni. Alcune persone sono scoppiate in lacrime e si sono gettate ai piedi del Papa implorandone la benedizione. Il Papa ha ricevuto molti disegni dai bambini, uno in particolare l’ha colpito: “questo non si piega, lo voglio sulla mia scrivania in Vaticano”. Gesti molto toccanti. La ricchezza dei sentimenti abbonda in questo luogo desolato.

Una giornata di ascolto e di gesti, prima ancora che di parole.

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

Siamo qui per guardarvi negli occhi e dirvi che non siete soli

“Abbiamo viaggiato fin qui per guardarvi negli occhi, sentire le vostre voci e tenere le vostre mani” E’ quanto ha detto il Patriarca Bartolomeo ai profughi del campo. Subito dopo è intervenuto Papa Francesco: “Cari fratelli e sorelle – Francesco ha pronunciato queste parole con un’intensità mai vista prima – oggi sono venuto per dire che non siete soli”. Nella commozione del Santo Padre tutto il desiderio di abbracciare, accogliere, incontrare queste persone sfortunate.

“Sono venuto qui – ha proseguito – con i miei fratelli, il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Hieronimus , semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione”.

Come uomini di fede “desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro”. Dio ha creato il genere umano “perché formi una sola famiglia; quando qualche nostro fratello o sorella soffre, tutti noi ne siamo toccati”.

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La dichiarazione congiunta

I tre leader religiosi al campo di Moira hanno firmato una dichiarazione congiunta nella quale si legge: “Insieme imploriamo solennemente la fine della guerra e della violenza in Medio Oriente, una pace giusta e duratura e un ritorno onorevole per coloro che sono stati costretti ad abbandonare le loro case”. “Chiediamo alle comunità religiose di aumentare gli sforzi per accogliere, assistere e proteggere i rifugiati di tutte le fedi e affinché i servizi di soccorso, religiosi e civili, operino per coordinare le loro iniziative”. “Esortiamo tutti i Paesi, finché perdura la situazione di precarietà, a estendere l’asilo temporaneo, a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, ad ampliare gli sforzi per portare soccorso e ad adoperarsi insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà per una fine sollecita dei conflitti in corso”.

12 profughi volano a Roma con Francesco, l’ospitalità a carico del Vaticano

Il Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone che erano già presenti nei campi di accoglienza di Lesvos prima dell’accordo fra Unione Europea e Turchia. L’iniziativa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane.

Tutti i membri delle tre famiglie sono musulmani. Due famiglie vengono da Damasco, una da Deir Azzor (nella zona occupata dal Daesh). Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle tre famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio.

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

L’incontro con la popolazione al porto

“Le preoccupazioni delle istituzioni e della gente – ha osservato nel suo discorso Papa Francesco – qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie”. Purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: “hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini”.

Poi l’apprezzamento per gli sforzi della popolazione dell’isola: “Voi, abitanti di Lesbo, dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura”.

Non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali: “Prima di tutto – ha sottolineato il Papa – è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove”. Tutto questo si può fare solo insieme: “insieme si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi”.

Papa a Lesbo: i profughi non sono numeri, sono persone

La preghiera per i defunti

Al termine del discorso, Papa Francesco ha recitato una preghiera per le vittime delle migrazioni: “Dio di misericordia, Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto”.  La preghiera prosegue: “Destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi”.

“Insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio”.

Gli incontri privati

Prima della partenza dall’aeroporto di Mitilene si sono svolti tre incontri privati: con l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, con il Patriarca Ecumenico e con il Primo Ministro. Alle 16.30 il rientro di Papa Francesco all’aeroporto di Ciampino.

L’intervista sull’aereo

Come di consueto, nonostante la brevità del viaggio, Papa Francesco ha concesso una lunga intervista durante il viaggio di ritorno. Molte le domande. Molta anche la commozione del Papa, soprattutto quando mostra ai giornalisti i disegni dei bambini: c’è un bimbo che annega, c’è un sole che piange. I piccoli, parcheggiati ora senza sapere quale sarà il loro destino, hanno ancora nel cuore le ferite del viaggio.

Una domanda riguardava i dodici profughi. Sono tutti musulmani, ha fatto notare il giornalista. Non è stata fatta una scelta tra cristiani e musulmani: “questi avevano i documenti in regola e potevano essere accolti. – Ha risposto il Papa – C’erano due famiglie cristiane, ma non avevano le carte in regola. Non è un privilegio, tutti e 12 sono figli di Dio, l’unico è privilegio è dei figli di Dio. Sono accolti dal Vaticano e sarà il Vaticano, con la collaborazione della Comunità di Sant’Egidio, a cercare un posto di lavoro. Sono ospiti del Vaticano. Si aggiungono alle due famiglie siriane che sono già accolte nelle due parrocchie vaticane”.

Sui nuovi muri che stanno sorgendo in Europa il Papa ha commentato: “Capisco un certo timore, ma chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male al proprio popolo. L’Europa deve urgentemente fare politiche di accoglienza, di integrazione, di lavoro, di crescita, di riforma dell’economia e tutte queste cose sono i ponti che ci porteranno a non fare muri. Ma dopo quello che abbiamo visto in quel campo di rifugiati, c’era da piangere”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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