Meditazioni e preghiere
No, il talento non va sciupato!

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Vi è mai capitato, cari amici, di rispondere: “neppure per tutto l’oro del mondo!” quando vi hanno chiesto qualcosa?

Il mio in(solito) commento a:
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto (Luca 12,39-48)

Eh sì, c’è chi può, e chi proprio non può. Ma forse, chi non può, non è così responsabile come chi può. Lo so, amici, in questo momento vi starete dicendo: “Ma come, questo non dovrebbe essere il Vangelo spiegato con parole semplici?”. Vediamo di capire meglio allora:

Riflettiamo su quanto vale la più piccola delle nostre capacità: una cifra da capogiro! E, credetemi, per Gesù, un nostro talento non può essere misurato con il peso dell’argento o con il valore di qualche moneta. Perché la nostra vita non ha prezzo. Lui è smisuratamente innamorato di noi. Di ciascuno di noi. Vi è mai capitato, cari amici, di rispondere: “neppure per tutto l’oro del mondo!” quando vi hanno chiesto qualcosa?

Pensiamo ora a Gesù: Egli ha lasciato la tranquillità dei cieli per scendere sulla terra ed incarnarsi nel Bambino nato in una mangiatoia. Al freddo ed al gelo. Immaginate Gesù ripercorrere tutte le vicende del Vangelo. Povero tra i poveri, camminare in mezzo alla polvere, affamato, in mezzo a malattie e disagi. Insultato, frustato, denudato e condannato ad una morte tanto tremenda quanto ingiusta… ma chi glielo ha fatto fare? Perché non ha risposto: “neanche per tutto l’oro del mondo?!”. Sapete perché? Perché Lui ci ama. E noi valiamo, per Lui, più di tutto l’oro dell’universo. Molto di più.

Pensiamo al Buon Pastore che non esita a lasciare novantanove pecore da sole nel recinto, per spingersi nel deserto, sfidando caldo insopportabile, polvere e sete, pur di non rinunciare a cercare quell’unica, testarda, pecorella che si è smarrita? Quanto vale quella pecorella per Gesù? Quanto vale ciascuno di noi per Lui?

Eppure noi spesso ci… sprechiamo. Lasciamo che i talenti che Dio stesso ci ha donato deperiscano, senza metterli a frutto. Sciupiamo quanto di più prezioso ci sia, per pigrizia o forse per paura. In ogni caso non mettiamo a frutto i doni di Dio. Noi forse non ci riflettiamo, ma ogni volta che, con leggerezza, rinunciamo ad impiegare anche uno soltanto dei talenti che abbiamo ricevuto, facciamo del male a noi stessi ed a chi ci sta accanto. Sì, perché un talento serve per migliorare la vita a noi ed agli altri. E noi abbiamo il dovere morale di non disperderlo.

Ecco perché dobbiamo agire! Non possiamo restare fermi sul cumulo di terra che ricopre un talento disgraziatamente sotterrato! Non sarebbe giusto per le persone che ci stanno attorno, che sarebbero defraudate del beneficio che il nostro talento avrebbe potuto creare. E non sarebbe corretto nei confronti di Gesù, che ha dato la sua stessa vita per noi.

Abbiamo il preciso obbligo morale di impegnarci in modo attivo per rendere il mondo un luogo più giusto, meno egoista, più accogliente, più rispettoso delle diversità e delle difficoltà altrui.

Non restiamo passivi, perché davvero vale la pena di impegnarsi per Dio e con Dio, di rispondere alla sua chiamata tanto nelle scelte fondamentali quanto in quelle quotidiane. Possiamo e dobbiamo dimostrare, con la nostra stessa vita, che non necessariamente la molla che ci spinge ad agire è l’individualismo, il tornaconto personale… E allora, siamo chiamati a vivere una vita autentica e piena, di amore per il prossimo, di relazioni.

Perché il cuore di Dio si rattrista ogni volta che vede il suo dono sciupato, ogni volta che una vita viene sprecata, o non vissuta completamente, con intensità, con pienezza. Non deludiamo Gesù!

E’ quanto impariamo da questa parabola: “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche” (vv. 47,48). Due pesi e due misure. Ma con equità: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (v. 48).

Se Dio è stato più generoso con noi, affidandoci talenti migliori, allora noi avremo una responsabilità in più: metterli a frutto. Questo talento non lo si può sprecare! Non possiamo “dormire sugli allori” cullandoci sulla sicurezza di essere più dotati di altri. Dobbiamo invece sforzarci di far valere il nostro talento, di ottenere dei risultati, di impiegare in modo positivo queste risorse per migliorare la vita di chi ci sta accanto e, non per colpa sua, non può contare su tutte le capacità di cui disponiamo noi. Abbiamo il preciso obbligo morale di impegnarci in modo attivo per rendere il mondo un luogo più giusto, meno egoista, più accogliente, più rispettoso delle diversità e delle difficoltà altrui.

Se ne abbiamo la capacità (e badate bene che chi sta leggendo queste righe… ha, senza dubbio, questa capacità) dobbiamo diventare noi stessi pagine viventi di Vangelo. Dobbiamo fare, della nostra vita, un esempio per chi è rimasto intrappolato nella morsa dell’egoismo, del materialismo, del piacere ad ogni costo, e vive così, senza guardare in faccia nulla e nessuno, senza tenere in considerazione le conseguenze dei suoi eccessi. Ecco che arriviamo noi, con la nostra vita normale, facendo le cose di tutti i giorni, a mostrare che c’è un’altra strada. Che c’è l’alternativa cristiana.

E, badate bene, amici cari, che non abbiamo scelta: non possiamo restare indifferenti e tenere per noi le capacità che Dio ci ha donato, senza metterle a frutto. Perché, così facendo, ci comporteremmo come quel servo che “conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse” (v. 47). No, dobbiamo metterle a frutto, le nostre capacità ed utilizzarle per aiutare chi è meno fortunato di noi.

#Santanotte amici, la nostra anima sia trasparente, per illuminare il nostro cammino e quello che ci sta accanto con la luce che vi brilla dentro

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo sorretto da due angeli” di Carlo Crivelli, 1470-5, tempera su pannello, 72.4 x 55.2 cm, The National Gallery, Londra
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