Meditazioni e preghiere
Ma noi conosciamo veramente Gesù?

Ma noi conosciamo veramente Gesù?

Ecco un Dio misterioso, che è contemporaneamente fuori e dentro di noi. Un Dio che è contemporaneamente fuori dallo spazio e dal tempo e vive ed abita dentro ogni istante.

Il mio in(solito) commento a:

In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,6-8.19-28)

Ma noi, conosciamo Gesù? Abbiamo letto tanto di lui nei Vangeli, ne abbiamo sentito parlare in chiesa, abbiamo anche visto qualche film, più o meno edificante, ma… nella realtà, quanto conosciamo Gesù!? Ci siamo mai chiesti che cosa lo ha spinto a lasciare la comodità dei cieli per incarnarsi in un Bambinello adagiato in una mangiatoia? Ci siamo domandati perché Gesù ha scelto di camminare tra deserti e strade polverose, assalito da frotte di ammalati, affamati, indemoniati? Che cosa lo ha spinto a condividere con noi sete, fame e stanchezza? Quale motivo lo ha indotto a sopportare ogni tipo di calunnia, sopruso, angheria, da parte di sovrani corrotti e anziani prepotenti ed omicidi? Quali emozioni fluivano nel suo cuore? Quanto era turbata la sua anima? Quanto dolore gli abbiamo inflitto con il nostro atteggiamento inqualificabile ed insolente?

Forse il versetto che la Liturgia ha scelto per oggi non è così lontano dalla realtà come potrebbe apparire: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Sono le parole di San Giovanni il Battista, che afferma: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Slacciare i sandali. Questo gesto, più che segno di umiltà del servo verso il padrone, interpreta l’Antico Testamento alla luce di Gesù. L’atto di togliersi i sandali, nella Bibbia, indica penitenza: è il peccatore che cammina scalzo per espiare la sua colpa (cfr. 2Sm 15,30; Mic 1,8). Giovanni il Battista è ben consapevole di avere davanti a sé il Figlio di Dio. Sarà proprio il Battista ad indicarlo a tutti come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29). Certo non può Giovanni invitare Gesù alla penitenza. Per questo non gli può togliere i sandali.

Il sandalo è anche un segno del potere: ai tempi di Gesù, quando si stipulava un contratto per comprare o vendere un terreno, una casa, od anche per cambiarsi una promessa di matrimonio, si suggellava il patto con lo scambio di un sandalo. Era come dare alla controparte una parte di sé. Il figliol prodigo che rientra a casa verrà accolto dal padre che gli offrirà, insieme al vestito più bello ed all’anello, un paio di sandali da calzare (cfr. Lc 15,22). Un sandalo unisce e un sandalo separa: gli apostoli inviati in missione, a due a due, per le strade del mondo, scuoteranno la polvere dai loro sandali andandosene, quando verranno respinti da qualche padrone di casa.

Avete visto, amici cari, quanti significati si nascondono in un sandalo?

Ma, ahimè, è più facile indagare su usi e costumi che si perdono nei millenni, anziché scoprire quanto, in verità, conosciamo Gesù.

Su di lui sono state scritte montagne di libri, alcuni anche miei… ma in nessun libro si può trovare l’intera essenza di Gesù. Semplicemente perché Gesù è Dio. E Dio è infinito. E’ un mistero di grandezza che sfugge al nostro intelletto.

C’è poco da fare: Dio è più grande. E’ più grande del nostro pensiero. E’ più grande della nostra immaginazione. Lo abbiamo ripetuto più volte: Dio è molto più grande anche del nostro peggior peccato. Ma non è solo la sua vastità a sfuggire al nostro intelletto, è l’idea stessa di Dio ad essere talmente complessa da non riuscire a rientrare nei nostri schemi mentali. Sappiamo che Dio è onnipresente: Egli è contemporaneamente in cielo, ed in terra, proprio qui accanto a noi, anzi, Dio è anche dentro di noi. E’ dentro a quel senzatetto che dorme rannicchiato sul cartone, è dentro a quella donna che piange e, forse vi sconvolgerò, è anche dentro al suo carnefice. Sì, perché, come afferma San Giovanni evangelista: dentro ciascuno di noi c’è un seme di Dio (cfr. 1Giovanni 3,9). Un seme che viene custodito nel luogo più intimo della nostra anima. Un tesoro inestimabile che ci parla di Dio dentro di noi. Un seme sempre pronto a germogliare. Un seme che induce in noi la sete di Dio. Un seme che ci spinge a cercare la Parola.

Un seme che può restare silenzioso, soffocato da mille affanni, frustrazioni e preoccupazioni, anche per tutta la vita. Ma che, se viene nutrito con l’acqua viva della Parola di Dio, è pronto a germogliare in qualsiasi istante. E produrre frutti di amore e conversione. Un seme che ci può cambiare profondamente, a partire proprio dal nostro interno. Un seme che viene da Dio.

Quel seme convertì San Paolo, folgorando, sulla via di Damasco, il peggiore dei persecutori dei cristiani, trasformandolo, in un istante, nel più fervente degli apostoli. Quel seme che convertì Zaccheo, la samaritana, l’adultera e il buon ladrone. Lo stesso seme che può spingere un detenuto a ravvedersi e cercare Dio. Quel seme che è pronto a sbocciare dentro la parte più nascosta di noi e renderci migliori.

Ecco un Dio misterioso, che è contemporaneamente fuori e dentro di noi. Un Dio che è contemporaneamente fuori dallo spazio e dal tempo e vive ed abita dentro ogni istante. Un Dio infinito, che ci ama, a prescindere dai nostri limiti e dai nostri peccati. Che ci insegna ad essere misericordiosi con gli altri, fossero questi anche i nostri peggiori nemici. E ad essere misericordiosi con noi stessi, anche quando cadiamo nel più abominevole dei peccati. Perché Dio ci ama. Ed abita dentro di noi.

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Battesimo di Cristo” di Ottavio Vannini (1585-1643), olio su tela, 1626, Musée des Beaux-Arts, Nantes