L’uomo che teneva Dio in mano

Nella lotta al mostro invisibile che ci attanaglia, oggi abbiamo avuto un grande alleato: un uomo, un grande uomo, vestito di bianco. In una surreale piazza San Pietro, completamente deserta, sotto la pioggia scrosciante ed un un cielo incupito, si è vista una gran luce: quella di Gesù Eucarestia, tenuta tra le mani del Vescovo di Roma. Il Papa che, da solo, ha sfidato le tenebre della pandemia.

“Il Cristo viene forse dalla Galilea?” (Giovanni 7,40-53)

Il Cristo viene da ogni parte: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Matteo, 24,27). Tranquilli, amici cari, non vi parlerò di Apocalisse, né di profezie. Oggi però vi vorrei accompagnare in una riflessione sulla Parusia, prendendola in considerazione, però, in senso figurato. Niente paura dunque, non siamo alla fine del mondo! Parleremo della presenza di Dio.

E’ bello sentire la presenza di Dio tra noi. Ed oggi più che mai, io sono convinto che chiunque di noi abbia visto in tv, o sul web, il Papa, venuto “dalla fine del mondo”, pregare sotto una pioggia impietosa, in una piazza San Pietro inverosimilmente deserta, incredibilmente buia e sorprendentemente silenziosa, non può non aver pensato alla presenza di Dio. Lì, in ascolto, sotto la forma di Gesù Eucarestia, tra le mani un po’ stanche di un Papa molto coraggioso, solo contro un nemico sconosciuto ed invisibile, c’era Dio. Dio è qui, in mezzo a noi. E, in questo momento, sta soffrendo insieme a noi. Perché, come ha osservato Papa Francesco: nessuno si salva da solo.

L'uomo che teneva Dio in mano

Dobbiamo capire questo. Non siamo onnipotenti. Lo è Dio. Ci siamo illusi di poter essere sempre sani. Questa pandemia ci ha fatto prendere coscienza di quanto sia fragile questa falsa sicurezza. Questo mostro invisibile ci ha posti davanti alla realtà di un futuro incerto. La realtà è che siamo deboli. E che senza Dio siamo nulla.

E’ tempo di imparare da questa tragedia. E’ tempo di crescere. Perché forse, quando ci saremo resi conto che l’uomo, senza Dio è solo cenere, allora lo sterminatore ritirerà la sua mano.

Leggiamo nel libro delle Cronache: “Dio mandò un angelo in Gerusalemme per distruggerla. Ma, come questi stava distruggendola, il Signore volse lo sguardo e si astenne dal male minacciato. Egli disse all’angelo sterminatore: «Ora basta! Ritira la mano»” (1Cronache 21,15).

Ora sta a noi. Ora dobbiamo unirci al Santo Padre nella preghiera. Ora dobbiamo mettere anche noi, tutto nelle mani del Signore ed aspettare che l’angelo sterminatore ritiri la propria mano.


Il termine greco “Parousia” indica “Presenza”. La presenza di Dio nel mondo materiale. E oggi la presenza di Dio, che in Piazza San Pietro era così tangibile ed evidente, lo deve diventare anche nei nostri cuori.
Ma perché vi ho parlato di un riferimento allusivo alla Parusia? Perché come gli avvenimenti narrati nel Vangelo non rappresentano la fine, bensì l’inizio di una nuova vita, così la “presenza” di Dio che abbiamo sperimentato in Vaticano, è un chiaro segno della vicinanza di Dio. Un segno che preannuncia la salvezza.

Sì, amici cari, parafrasando il Vangelo possiamo dire che non sappiamo come, non sappiamo quando, ma questa epidemia è certo che finirà. Noi potremo tornare alla vita “normale”. Ma non dimentichiamo gli insegnamenti che abbiamo tratto da questi eventi così tristi, perché non è il tempo del Giudizio di Dio, ma è il tempo del nostro giudizio: è il momento di decidere se vogliamo continuare a vivere in modo sconsiderato ed autodistruttivo, oppure se vogliamo scegliere la speranza.

Alessandro Ginotta

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.