Meditazioni e preghiere
Liberiamoci dal demone dell’indifferenza!

Liberiamoci dal demone dell’indifferenza!

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Una preghiera così intensa da mettere i brividi…
Il mio in(solito) commento a:
Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo? (Mt 8,28-34)

Sollecita la nostra fantasia il racconto di questi due uomini che terrorizzano i passanti, uscendo dai sepolcri in preda ad una follia devastante; mentre la scena dei demoni che, usciti dai loro corpi, si rifugiano in una mandria di porci, per poi morire in mare, ci fa strabuzzare gli occhi. Quella che abbiamo davanti è una pagina insolita per il Vangelo: suspance e colpi di scena danno forma a qualcosa che pare un thriller ante-litteram. Eppure leggendo queste righe, ci rendiamo conto di quanto Dio ci parli, anche attraverso questa forma così inconsueta. 

Guardate: “Due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro” (v. 28). “Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci” (v. 32). “I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa” (v. 33). “Tutta la città allora uscì incontro a Gesù” (v. 34). Vedete com’è dinamico? C’è un gran movimento ed un accavallarsi di uscire ed andare incontro. E non sempre, in questa pagina di san Matteo, accade quello che ci saremmo aspettati. Un testo molto duro, al quale manca una parte che incontriamo invece nel passo parallelo narrato da san Marco (Mc 5,1-20) e da san Luca (Lc 8,26-39): “Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati” (Mc 5,20). L’indemoniato (mentre san Matteo parla di due individui, san Luca e san Marco ne citano uno solo), una volta liberato, diventerà un discepolo evangelizzatore. Così, privati di questo finale, che alleggerisce la tensione e proietta luce e speranza su una pagina caratterizzata da chiaroscuri, dobbiamo scavare un po’ più a fondo per cercare il significato di questo brano che ci interroga profondamente.

E’ un interrogativo, quello che emerge da queste righe: vogliamo noi che davvero il bene trionfi sul male? Siamo pronti a entrare in gioco e fare sempre e comunque la nostra parte? O forse ci tiriamo indietro e troviamo più rassicuranti le tenebre di un mondo che conosciamo, ma che è senza Dio, rispetto alla novità ed alla luce del Regno di Dio che divampa come un fuoco e ci trasforma profondamente?

E’ la paura del cambiamento che ci porta ad accettare che il male faccia parte della “normalità”. Una “normalità” nella quale, impigriti, troviamo comodo vivere, senza porci troppe domande, senza volerci mettere in gioco. Perché, badate bene amici cari, il nostro peggior nemico è un cattivo spirito di adattamento che ci porta a preferire il vecchio che conosciamo, anche se corrotto, al nuovo che ci spinge a cambiare, anche se in meglio. 

Non serve a nulla restare indifferenti mentre accanto a noi scorrono ingiustizia e cattiveria. Ma soprattutto non dobbiamo comportarci come gli abitanti di questa città: talmente spaventati dalla novità di Dio, da respingerlo. E’ così, amici cari, talvolta ci abituiamo così tanto al male, che questo diventa una parte integrante di noi. 

Il vero male dal quale ci dobbiamo liberare è il demone dell’indifferenza, che ci tiene legati ai vecchi schemi e ci porta a fuggire la novità del Vangelo. 

Parlando di indifferenza, non posso non ricordare la preghiera del vincenziano. Sapete, amici, recitandola, ogni volta mi sento così coinvolto ed emozionato, che mi vengono i brividi:

Signore, fammi buon amico di tutti
fa’ che la mia persona ispiri fiducia:
a chi soffre e si lamenta,
a chi cerca luce lontano da Te,
a chi vorrebbe cominciare e non sa come,
a chi vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace.

Signore aiutami,
perché non passi davanti a nessuno
con il volto indifferente,
con il cuore chiuso,
con il passo affrettato.

Signore, aiutami ad accorgermi subito:
di quelli che mi stanno accanto,
di quelli che sono preoccupati e disorientati,
di quelli che soffrono senza mostrarlo,
di quelli che si sentono isolati senza volerlo.

Signore, dammi una sensibilità che sappia
andare incontro ai cuori.

Signore, liberami dall’egoismo,
perché Ti possa servire,
perché Ti possa amare,
perché Ti possa ascoltare
in ogni fratello che mi fai incontrare.

#Santanotte, amici cari, apriamo i nostri cuori al vento dello Spirito che scompiglia la normalità di un passato pieno di tenebre e ci proietta verso la nuova luce di un futuro pieno di Dio 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Trinità”, di Lorenzo Lotto, 1524, olio su tela, 170×115 cm, Chiesa di Sant’Alessandro della Croce – in deposito temporaneo presso il Museo Adriano Bernareggi di Bergamo.