Meditazioni e preghiere
L’eternità nascosta dietro ad un muro.

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Abbiamo la vita eterna a portata di mano e ce la lasciamo sfuggire. Riconduciamo tutto al nostro tornaconto immediato, senza considerare che nulla, ma proprio nulla, di quello che vediamo ora attorno a noi, è eterno.

Il mio in(solito) commento a:
Io e il Padre siamo una cosa sola (Giovanni 10,22-30)

Da una parte abbiamo i Giudei, con la loro ottusa incredulità; dall’altra parte Gesù, con la sua cristallina verità. Due realtà apparentemente inconciliabili. I Giudei, a dire il vero piuttosto impertinenti, chiedono a Gesù: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete» (cfr. vv. 24-26). Un muro fatto di presunzione, orgoglio, alterigia e dell’egoismo più smodato, impedisce proprio ai Giudei di vedere tutto il bello, la gioia, la maestosità, la divinità di Gesù.

Eppure: «voi non credete – risponde loro Cristo – perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola» (cfr. vv. 26-30). Dio offre loro la salvezza, ma i Giudei, accecati dai loro peccati, non la riescono a vedere. La rifiutano. Proprio non riescono a capirla. E la perdono.

Quante volte, amici, anche noi agiamo così? Quante volte rimaniamo fermi nel recinto delle nostre convinzioni e non siamo capaci di spingere oltre il nostro sguardo? Abbiamo la vita eterna a portata di mano e ce la lasciamo sfuggire. Le preferiamo quel surrogato di materialismo che è la nostra troppo breve vita terrena. Riconduciamo tutto al nostro tornaconto immediato, senza considerare che nulla, ma proprio nulla, di quello che vediamo ora attorno a noi, è eterno. Tutto ha una fine. Ogni ricchezza, anche la più sbalorditiva, non può che essere effimera. Ogni bene materiale ha una sua data di scadenza, un tempo in cui si sgretolerà, si corromperà, o forse, molto più semplicemente, si separerà da noi.

«Io e il Padre siamo una cosa sola». Dio sa bene cosa sia l’unità: Gesù, Dio Padre, e lo Spirito Santo. Una cosa sola. E’ il mistero della Santissima Trinità: tre Persone distinte, eppure un solo Dio, che abita contemporaneamente in ogni tempo ed in ogni luogo. Ovunque c’è Dio. In qualsiasi momento è accanto a noi, come è stato vicino ai nostri padri, come fu vicino a Mosè ed al suo popolo durante la fuga dall’Egitto e la ricerca della terra promessa. Come fu vicino ad Adamo ed Eva, anche dopo che si macchiarono di quel peccato che ci ha allontanati da Lui, dal nostro Creatore. Un unico istante dilatato per Dio, un’eternità per noi, un unico Dio in uno spazio che abbraccia e annulla la dimensione del tempo. 

Gesù stesso ci ha raccomandato: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13).Non serve strafare, Gesù non ci vuole tutti bacchettoni zelanti, ma ci spinge ad essere gioiosi nello Spirito, fantasiosi, creativi, generosi, aperti, disponibili, attenti ai bisogni del prossimo, volenterosi nell’aiutare, saggi nel fare le nostre scelte. Ma soprattutto Cristo desidera la nostra fede: “Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giovanni 3,18).

Ed è proprio così: rifiutandoci di credere a Dio ci condanniamo con le nostre stesse mani. Perché rinunciamo al dono gratuito della salvezza che ci offre Gesù. Si tratta di accettare l’offerta che ci fa Gesù. Farlo entrare dentro di noi, sotto forma di Parola, farlo crescere, maturare e portare frutto. Diventare noi stessi un esempio per tutti quelli che ci stanno accanto. Seminare con altruismo. Ecco come si ottiene la salvezza, che non è tanto un fare, ma un accettare.

Gesù desidera che tutti noi ci salviamo: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo” (Giovanni 17,24). Dio, infatti, “non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui” (Giovanni 3,17).

#Santanotte amici. Dio, che è amore, metta nei nostri cuori la capacità di capirlo, il desiderio di avvicinarci a Lui, la certezza di quella fede che ci farà guadagnare la vita eterna. Perché niente è per sempre, tranne il dono che Dio ci farà. Dio vi benedica, amici cari 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Santissima Trinità in Gloria” di Carlo Dolci, 1640, olio su tela, Rhode Island School of Design, Providence, USA