Meditazioni e preghiere
L’amore che muove ogni cosa

L’amore che muove ogni cosa

Whatsapp
52

“L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, XXXIII, v. 145) è l’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il Sommo Poeta aveva visto giusto: è l’amore che muove ogni cosa.

Il mio in(solito) commento a:
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai (Mc 12,28-34)

Noi siamo qui, ora, per un gesto d’amore. Per amore abbiamo ricevuto in dono la vita. Per amore Dio ci ha creati. E, per amore, ha creato tutto ciò che esiste:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste
” (Giovanni 1,1-3). Sono i primi tre versi del prologo del Vangelo di Giovanni. Ma sono anche la perfetta sintesi della Creazione: Dio, che è amore (cfr. 1Giovanni 4,8), è l’origine di ogni cosa e, senza di Lui, niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

Chi legge abitualmente i miei commenti saprà che talvolta vi ho parlato del big-bang dell’amore: la nascita dell’universo spiegata attraverso il sentimento più nobile.

Conosciamo il big-bang, la grande esplosione che diede origine allo spazio ed al tempo. Da quel singolo istante l’universo iniziò ad esistere ed il tempo cominciò a scorrere. Da quasi cent’anni, gli scienziati stanno risalendo a tempi sempre più vicini a quel “t con zero” in cui tutto iniziò. Ma, con gli strumenti e le equazioni della scienza, non è possibile spingersi oltre l’istante iniziale. L’unica cosa che vediamo, procedendo a ritroso nel tempo, è che la densità e la temperatura dell’universo aumentano, fino a un istante in cui questi valori tendono all’infinito e il volume tende a zero. Prima del big bang l’universo non esisteva. Non c’era la materia. Ed il tempo non scorreva. La scienza si ferma qui. Le equazioni possono descrivere con precisione ogni momento seguente la Creazione, ma non riescono ad ipotizzare il “prima”.

Cosa precede il big-bang? Dio. Il Creatore. E che faceva Dio? Ovviamente Dio, che è Amore, amava. Possiamo immaginare Dio come una sfera infinita che pulsa nel nulla. Un enorme globo d’amore. E l’amore di Dio era così grande che non poteva fare altro che continuare a dilatarsi. L’amore cresceva e cresceva, a tal punto che, in un dato istante, questo amore così compresso ed infinito “ruppe gli argini” e fuoriuscì da se stesso. L’amore, che è Dio, usciva da Dio e si espandeva: l’universo nacque con un’esplosione d’amore.

Ecco le scintille che fuoriescono dal fuoco di Dio. Scintille che si condensano in materia, creando il mondo così come lo conosciamo. L’universo intero: il cielo, la terra, l’uomo e tutte le creature. Adamo, Eva, animali, vegetali, minerali, esseri spirituali, tutto ebbe origine da qui.

Ma Dio non poteva smettere di amare. Ora, che erano comparse le sue creature, potremmo dire che amava ancora di più. E così l’amore, continuando ad espandersi, uscì un’altra volta da Lui: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,16). Ecco Gesù: generato dall’amore uscito da Dio e, contemporaneamente, parte di Dio.

Vedete, amici, come tutto sia frutto dell’amore? E’ l’amore che ha consentito la nascita dell’universo, è l’amore che fa sì che un pianeta ruoti attorno alla propria stella, è l’amore che fa sì che noi siamo qui ora.

Perché l’amore di Dio trabocca: è qualcosa di incontenibile che sovrabbonda, ed è capace di colmare anche le nostre lacune, purché il germe d’amore che proprio Dio ha depositato nella nostra anima, abbia prodotto almeno qualche frutto buono. Perché è così che accade: nella nostra anima c’è sempre una scintilla di Dio, una scintilla che arriva da quel soffio d’amore citato all’inizio della Genesi, una fiamma che è stato ravvivata da Gesù: “Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Giovanni 20,22-23).

E qui arriviamo ad un altro concetto di cui vi ho già parlato alcune volte: Nella nostra anima c’è sempre una scintilla di Dio, una scintilla che arriva da quel soffio d’amore citato all’inizio della Genesi, una fiamma che è stato ravvivata da Gesù: “Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Giovanni 20,22-23).

Un fuoco che divampa con il nostro Battesimo. La candela accesa al cero pasquale durante la cerimonia del Battesimo raffigura proprio la presenza viva di Cristo, da custodire, difendere e dilatare in noi, è lampada che rischiara i nostri passi, luce che orienta le nostre scelte, fiamma che riscalda i cuori nell’andare incontro al Signore, rendendoci capaci di aiutare chi fa la strada con noi, fino alla comunione inseparabile con Lui. 

Un fuoco che viene ancora rinnovato e rinvigorito con il Sacramento della Confermazione e perfino ogni volta che ci riavviciniamo a Dio tramite il Sacramento della Riconciliazione. 

Vedete, amici cari, quante volte Dio si avvicina a noi e ci aiuta a tenere acceso questo fuoco? Vedete quante occasioni ci dà per essere uomini e donne migliori? E allora noi dobbiamo sforzarci, a nostra volta, non solo di proteggere questa fiamma dalle tentazioni di questo mondo, ma anche di tentare di alimentarla con il nostro desiderio di infinito: con il nostro desiderio di cercare Dio, anche nelle piccole e grandi cose di ogni giorno.

#Santanotte amici, cerchiamo Dio nel luccicare delle stelle, cerchiamolo negli occhi di chi ci sta accanto. Con lo sguardo verso l’infinito, amiamo il nostro fratello. Perché tutti noi, buoni e meno buoni, siamo polvere di stelle, siamo polvere di Dio, siamo amore vivo fatto dell’amore di Dio che vive in noi. Dio vi e ci benedica amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Cristo Consolatore”, capolavoro del pittore danese Carl Heinrich Bloch, olio su tela, 1890, Cappella Frederiksborg Palace, Copenhagen