Là dove c’è amore, c’è Dio

“Dio è una famiglia di tre Persone che si amano così tanto da formare una sola cosa”. Papa Francesco all’Angelus nella Festa della Santissima Trinità traccia il ritratto di questa “famiglia divina” che non è chiusa in sé stessa, ma è aperta, “si comunica nella creazione e nella storia ed è entrata nel mondo degli uomini per chiamare tutti a farne parte”. L’orizzonte trinitario di comunione “ci avvolge tutti e ci stimola a vivere nell’amore e nella condivisione fraterna certi che là dove c’è amore, c’è Dio”.

Da Istanbul alla Cina

Come le tre Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo sono unite in questa “famiglia divina” così anche noi uomini siamo chiamati a costruire ponti di solidarietà ed amicizia tra i popoli.

Domani si aprirà ad Istanbul il Primo Vertice Umanitario Mondiale, finalizzato a riflettere “sulle misure da adottare per venire incontro alle drammatiche situazioni umanitarie causate da conflitti, problematiche ambientali ed estrema povertà”. L’obiettivo principale individuato dal Papa è: “salvare la vita di ogni essere umano, nessuno escluso, in particolare gli innocenti e i più indifesi”. Sarà il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a rappresentare il Vaticano a questo vertice umanitario.

Un ponte spirituale ci unirà invece ai fedeli cattolici in Cina martedì, 24 maggio. In quel giorno i cinesi “celebrano con particolare devozione” la memoria della Beata Vergine Maria “Aiuto dei Cristiani”, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. “Chiediamo a Maria – è la preghiera di Francesco – di donare ai suoi figli in Cina la capacità di discernere in ogni situazione i segni della presenza amorosa di Dio, che sempre accoglie sempre perdona”. Il Papa ha anche incoraggiato i cattolici cinesi, “insieme a quanti seguono altre nobili tradizioni religiose”, a diventare “segno concreto di carità e riconciliazione”. In tal modo essi promuoveranno “un’autentica cultura dell’incontro e l’armonia dell’intera società, quell’armonia che ama tanto lo spirito cinese”.

Là dove c’è amore, c’è Dio

La missione di Gesù portata avanti dallo Spirito Santo

Il brano del Vangelo che la Liturgia propone oggi è tratto dal lungo discorso di addio, pronunciato da Gesù poco prima della sua passione. Gesù sa di essere vicino alla realizzazione del disegno del Padre, che si compirà con la sua morte e Risurrezione “per questo vuole assicurare ai suoi che non li abbandonerà, perché la sua missione sarà prolungata dallo Spirito Santo. Ci sarà lo Spirito a prolungare la missione di Gesù, cioè a guidare la Chiesa avanti”.

Lo Spirito ci guiderà a capire “le molte cose che Gesù stesso ha ancora da dire” (cfr Gv 16,12). Non si tratta di dottrine nuove o speciali, ma di “una piena comprensione di tutto ciò che il Figlio ha udito dal Padre e che ha fatto conoscere ai discepoli” (cfr v. 15). Lo Spirito “ci guida nelle nuove situazioni esistenziali con uno sguardo rivolto a Gesù” e, al tempo stesso, “aperto agli eventi e al futuro”. Egli ci aiuta a camminare nella storia “saldamente radicati nel Vangelo” e anche con “dinamica fedeltà alle nostre tradizioni e consuetudini”.

Là dove c’è amore, c’è Dio

Siamo esseri in relazione

Ma il mistero della Trinità ci parla anche di noi, del nostro rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Infatti, mediante il Battesimo, lo Spirito Santo “ci ha inseriti nel cuore e nella vita stessa di Dio, che è comunione di amore”.

Il nostro essere creati “ad immagine e somiglianza di Dio-comunione” ci chiama a comprendere noi stessi come “esseri-in-relazione” e a vivere i rapporti interpersonali “nella solidarietà e nell’amore vicendevole”. “Tali relazioni – ha precisato il Papa – si giocano, anzitutto, nell’ambito delle nostre comunità ecclesiali, perché sia sempre più evidente l’immagine della Chiesa icona della Trinità”. Ma si giocano in ogni altro rapporto sociale, dalla famiglia alle amicizie all’ambiente di lavoro: “sono occasioni concrete che ci vengono offerte per costruire relazioni sempre più umanamente ricche, capaci di rispetto reciproco e di amore disinteressato”.

La nostra missione

La festa della Santissima Trinità ci invita ad impegnarci negli avvenimenti quotidiani per essere “lievito di comunione, di consolazione e di misericordia”. In questa missione “siamo sostenuti dalla forza che lo Spirito Santo ci dona: essa cura la carne dell’umanità ferita dall’ingiustizia, dalla sopraffazione, dall’odio e dall’avidità”. “La Vergine Maria – ha concluso Francesco – nella sua umiltà, ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. Ci aiuti Lei, specchio della Trinità, a rafforzare la nostra fede nel Mistero trinitario e ad incarnarla con scelte e atteggiamenti di amore e di unità”.

Un applauso per i tanti bravi preti in Italia

Dopo l’Angelus il Papa ha ricordato il sacerdote Francesco Maria Greco, proclamato ieri beato a Cosenza. Animatore della vita religiosa e sociale della sua città, Acri, fondò la Congregazione delle Suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori. “Rendiamo grazie a Dio per questo prete esemplare”. Un lungo applauso ha interrotto le parole di Francesco, che ha commentato: “ Questo applauso è anche per tanti bravi preti che ci sono qui in Italia!”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

Alessandro Ginotta

Responsabile dell'Ufficio Stampa della Società di San Vincenzo De Paoli, Webmaster Cattolico, scrivo articoli (Spiritualità, Fede e Religione) per alcuni periodici cattolici.