Meditazioni e preghiere
Il vino nella Bibbia

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Gesù sommelier. Non solo mangia e beve (cfr. v.33) ma è anche un intenditore di vini.

Il mio in(solito) commento a:
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno (Luca 5,33-39)

Gesù ci stupisce con questa metafora sul vino vecchio, che tutti paiono preferire a quello nuovo perché “Il vecchio è gradevole!” (cfr. v.39). Ma che cosa significa?

Quello del vino è un tema ricorrente che troviamo in molti libri della Bibbia. Il libro della Genesi ci racconta che fu proprio Noè il primo viticoltore a produrre vino (cfr. Genesi 9,20-27). E fin dalle prime pagine della Bibbia inizia l’ambivalenza di questa bevanda, che rappresenta festa ed allegria, perché “allieta il cuore dell’uomo” (Salmo 104,15). Ma è anche causa di problemi: “Non guardare il vino come rosseggia, come scintilla nella coppa e come scorre giù morbidamente: finirà per morderti come un serpente e pungerti come una vipera. I tuoi occhi vedranno cose strane e la tua mente dirà cose sconnesse” (cfr. Proverbi 24,29-35). Fu proprio a causa dell’ebbrezza prodotta dal vino che Cam, figlio di Noè, venne maledetto (Genesi 9, 24-45). Vino e otri vecchi e nuovi sono anche gli strumenti astuti utilizzati dai Gabaoniti per perpetrare l’inganno ai danni di Giosuè (cfr. Giosuè 9,3-27). Se non avete mai letto questo brano, correte a prendere la vostra Bibbia, perché è davvero spassoso: gli israeliti, nell’avanzata di conquista della Terra Promessa, avevano promesso di annettere ogni città che avessero attraversato. E così fu: di città in città le conquistarono tutte. Almeno finché non giunsero alle porte di Gabaon. Qui, la popolazione, avendo udito di come questo esercito avesse espugnato ogni località incontrata lungo il cammino, inventò uno stratagemma: riempiti alcuni otri vecchi e sgualciti ed indossati abiti logori, gli abitanti uscirono di nascosto da Gabaon e si avvicinarono alle truppe di Israele, proponendo un’alleanza. Sapevano che mai, gli israeliti, avrebbero concluso un patto con una città che dovevano annettere, ma forse avrebbero accettato un’alleanza con un esercito di un paese molto lontano, che avrebbe potuto addirittura dare loro man forte nella conquista del territorio. E così finsero: “questi sono gli otri da vino che riempimmo tutti nuovi, ed eccoli rotti; e questi i nostri abiti e i nostri calzari, che si sono logorati per il cammino molto lungo” (Giosuè 9,13). Vedendo otri ed abbigliamento, gli israeliti credettero agli astuti gabaoniti e così rimasero beffati proprio da quella popolazione che volevano espugnare. Ormai avevano promesso alleanza e rispettarono il patto. Gabaon venne annessa pacificamente senza scoccare neppure una freccia. La Bibbia è piena di racconti avvincenti, proprio come questo. Brani che ci fanno meditare incuriosendoci. Vi dicono niente il vino e gli otri?

Vedete, amici, Gesù ci sorprende sempre, mette in crisi le nostre idee, porta subbuglio nelle nostre vite, come il vino nuovo che ribolle. Ecco allora che il vino diventa di nuovo metafora di cambiamento. I vecchi precetti, la rigidità di riti e preghiere, i sacrifici, con Gesù non hanno più senso. Tutte queste cose rappresentano il vino vecchio che ormai si conserva in otri sgualciti. Gli otri nuovi invece sono pieni della Parola di Gesù, quella che trasforma le mille regole dei farisei in parole semplici, che profumano d’amore: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la tua mente. Ama il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (cfr. Matteo 22,37-40).

D’un tratto la complessità delle antiche leggi diventa una semplicità spumeggiante. Così, a scribi e farisei, non resta che fare leva sull’abitudine, sull’inerzia al cambiamento innata in quella parte di popolazione che continua a preferire il vino vecchio (cfr. v.39). Persone che sono rimaste schiave della Legge, senza lasciarsi toccare dalla gioia di un Vangelo che rende liberi. Dobbiamo ancora fare un balzo in avanti, il più sorprendente: il vino come simbolo del sangue di Cristo. Ricordiamo le parole della preghiera Eucaristica: “Questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza”. Ecco il sacrificio d’amore del Sangue di Cristo che lava i nostri peccati e ristabilisce il patto infranto con Dio: “Versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”. Quell’Alleanza che era stata rotta con il peccato originale viene ristabilita attraverso l’amore che perdona sempre.

Ecco l’Alleanza nuova ed eterna, ristabilita una volta per sempre. Ecco il vino nuovo di Gesù! Gli otri nuovi sono pieni della Parola di Gesù, quella che trasforma le mille regole dei farisei in parole semplici, che profumano d’amore!

#Santanotte amici cari. Il vostro cuore si riempia della gioia di Gesù, la gioia che saprete trasmettere a chi vi sta accanto perché Dio è con voi!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Ultima Cena” (dettaglio), di Ulisse Sartini, 2015, olio su tela, 180×500, collezione privata
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