L’accorato appello per la pace

Il pieno dell’amore che riempie il vuoto dell’odio

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All’Angelus l’appello per la pace e la tragedia dei bambini soldato in Congo. L’amore cristiano supera la logica di odio e vendetta.

La rappresaglia non porta mai alla risoluzione dei conflitti. “Tu me l’hai fatta, io te la farò”: “questo mai risolve un conflitto, e neppure è cristiano”. Il Papa, affacciato alla finestra dell’Angelus, ha commentato il brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù ci invita ad amare i nostri nemici (cfr. Mt 5,38-48). Alla Vergine Maria Francesco ha chiesto di aiutarci a praticare la pazienza, il dialogo, il perdono, e ad essere “artigiani di comunione”, “artigiani di fraternità” nella nostra vita quotidiana, soprattutto nella nostra famiglia.

L’accorato appello per la pace

Il Papa è vicino alle popolazioni della Repubblica Democratica del Congo, da dove purtroppo continuano a giungere notizie di scontri violenti e brutali: “Sento forte il dolore per le vittime, specialmente per tanti bambini strappati alle famiglie e alla scuola per essere usati come soldati. Questa è una tragedia: i bambini soldato! Assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, anche per il personale religioso e umanitario che opera in quella difficile regione; e rinnovo un accorato appello alla coscienza e alla responsabilità delle Autorità nazionali e della Comunità internazionale, affinché si prendano decisioni adeguate e tempestive per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle”.

“Preghiamo per loro – ha proseguito Francesco – e per tutte le popolazioni che anche in altre parti del Continente africano e del mondo soffrono a causa della violenza e della guerra. Penso, in particolare, alle care popolazioni del Pakistan e dell’Iraq, colpito da crudeli atti terroristici nei giorni scorsi. Preghiamo per le vittime, per i feriti e i familiari. Preghiamo ardentemente che ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace, secondo la volontà di Dio”. Dopo istanti intensi di preghiera silenziosa, tutta la piazza si è unita al Papa nella recita dell’Ave Maria.

Un “nemico” più vicino…

Quando parliamo di “nemici” non dobbiamo pensare a chissà quali persone diverse e lontane da noi; parliamo anche di noi stessi, che possiamo entrare in conflitto con il nostro prossimo, a volte con i nostri familiari. “Quante inimicizie nelle famiglie, quante! Pensiamo a questo”. Nemici sono anche coloro che parlano male di noi, che ci calunniano e ci fanno dei torti. “E non è facile digerire questo”. A tutti costoro siamo chiamati a rispondere con il bene, che ha anch’esso le sue strategie, ispirate dall’amore.

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Un vuoto non riempire un altro vuoto

Nel Vangelo di questa domenica Gesù mostra la via della vera giustizia mediante la legge dell’amore che supera quella del taglione, cioè “occhio per occhio e dente per dente”. Gesù non chiede ai suoi discepoli “di subire il male”, anzi chiede di reagire, “però non con un altro male, ma con il bene”. Solo così si spezza la catena del male: un male porta un altro male, un altro porta un altro male… Si spezza questa catena di male, e cambiano veramente le cose. Il male infatti è un “vuoto”, un vuoto di bene, e un vuoto non si può riempire con un altro vuoto, ma solo con un “pieno”, cioè con il bene.

Il pieno dell’amore che riempie il vuoto dell’odio
La giustizia non è vendetta

Per Gesù il rifiuto della violenza può comportare anche la rinuncia ad un legittimo diritto; e ne dà alcuni esempi: porgere l’altra guancia, cedere il proprio vestito o il proprio denaro, accettare altri sacrifici (cfr vv. 39-42). Ma questa rinuncia non vuol dire che le esigenze della giustizia vengano ignorate o contraddette: “no, al contrario, l’amore cristiano, che si manifesta in modo speciale nella misericordia, rappresenta una realizzazione superiore della giustizia”. Quello che Gesù ci vuole insegnare è la netta distinzione che dobbiamo fare tra la giustizia e la vendetta: “La vendetta non è mai giusta!”. Ci è consentito di chiedere giustizia; è nostro dovere praticare la giustizia. Ci è invece proibito vendicarci o fomentare in qualunque modo la vendetta, in quanto “espressione dell’odio e della violenza”.

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L’invito a una prospettiva superiore

Gesù non vuole proporre un nuovo ordinamento civile, ma piuttosto il comandamento dell’amore del prossimo, che comprende anche l’amore per i nemici: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. E questo non è facile. Questa parola non va intesa come “approvazione del male compiuto dal nemico”, ma come “invito a una prospettiva superiore”, a una prospettiva magnanima, simile a quella del Padre celeste, “il quale – dice Gesù – «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti»”. Anche il nemico, infatti, è una persona umana, creata come tale a immagine di Dio, sebbene al presente questa immagine sia offuscata da una condotta indegna.

“A tutti – ha concluso il Papa – auguro una buona domenica. Una bella giornata! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

Alessandro Ginotta

Cento giorni con Gesù, Alessandro Ginotta, Tau Editrice

Non un libro da leggere con gli occhi, ma un’esperienza da vivere con il cuore.

Al lettore che sfoglierà questo libro basterà scorrere l'indice per rendersi conto che non si tratta del “solito” commento al Vangelo ma di qualcosa di completamente nuovo per approccio, stile, linguaggio e contenuto. Sai cosa vuole Gesù dalla tua vita? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? Perchè la mia preghiera non viene ascoltata? (e perchè non è così). Cento giorni con Gesù è una proposta per aiutarti ad affrontare il futuro in modo migliore, consapevole che nelle difficoltà, ma anche nelle gioie grandi o piccole di ogni giorno, non siamo soli, ma abbiamo al nostro fianco Cristo, che ci sorregge, ci consola, ci perdona, piange con noi e sorride con noi. Perchè vivere bene si può, e con Gesù è meglio!

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Alessandro Ginotta
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