Meditazioni e preghiere
Il Padre nostro da Luca a Matteo

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Perché i Vangeli sono scritti con il linguaggio dell’Amore e l’unico modo per capirli davvero è leggerli con il cuore

Il mio in(solito) commento a:
Signore, insegnaci a pregare (Luca 11,1-4)

Ad una prima lettura sembrano identiche, ma le versioni del Padre nostro di San Luca e San Matteo presentano delle differenze. Scopriamo insieme quali e perché:

«Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione» (Luca 11,2-4). E’ il testo di Luca, che potremmo definire “versione breve”. Mentre la preghiera del Padre nostro, così come la ricordiamo a memoria, deriva dalla versione di Matteo: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male» (Matteo 6,7-13).

Al di là della lunghezza, possiamo notare come Gesù, nella versione di San Luca, si rivolga semplicemente al “Padre”, senza l’aggettivo “nostro”. E’ un dialogo molto più diretto. Una preghiera personale, che arriva facilmente al cuore. Il “Padre”, utilizzato da San Luca, ricorda molto l’aramaico “Abbà”, che potremmo tradurre con “papà”, una forma decisamente più colloquiale ed affettiva.

San Luca, poi, introduce la preghiera durante il viaggio di Gesù verso Gerusalemme, mentre San Matteo la posiziona nel Discorso della Montagna, in Galilea.

Ma perché i due evangelisti contestualizzano lo stesso fatto in due momenti diversi e perché lo raccontano in modo diverso? Ebbene, amici cari, ai tempi di Gesù certo non c’erano registratori né telecamere. I Vangeli, poi, furono scritti decenni dopo lo svolgimento dei fatti e raccolgono frammenti tramandati dapprima oralmente. La maggior parte degli studiosi data il Vangelo di San Matteo tra il 70 e la fine del I secolo, mentre quello di San Luca potrebbe essere stato redatto tra l’80 ed il 100 (anche se alcuni lo ritengono anteriore al 70).

Non ci sono dubbi: i due testi sono due versioni della stessa preghiera. Paradossalmente queste differenze, anziché inficiare il valore dei Vangeli, lo rafforzano e ci offrono una chiave di lettura che può spiegare molte altre difficoltà di interpretazione. Sì, perché i Vangeli, amici cari, non sono libri di storia e non seguono un ordine cronologico ben preciso. Perché non è importante la sequenza degli eventi, ma l’evento stesso. Non ha importanza quando una cosa sia stata detta, ma che sia stata detta. Lo scopo dei Vangeli, amici, è quello di portare la Parola di Cristo ad ogni creatura. E’ questo che ci ha chiesto Gesù nel suo discorso d’addio, al momento dell’Ascensione. Ed una richiesta, formulata in un simile momento, non può che essere pressante ed importante. Ecco che, gli evangelisti, si mettono in gioco proprio per rispondere a questo imperativo di Gesù: portare il Vangelo ad ogni creatura, in tutto il mondo. Non hanno scritto da storiografi, ma da evangelizzatori. Non portano il quando né il quanto, ma portano l’amore. E l’amore non ha tempo, non ha lingua e non conosce limiti o confini.

Luca, Matteo, ma anche Marco e Giovanni, scrivono i loro testi rivolgendosi a persone diverse. Talvolta perfino popoli diversi, che parlano lingue diverse. Questo ci spiega un’altra differenza che forse, ad una prima lettura, è passata inosservata: notate che San Luca riporta: “Perdona a noi i nostri peccati“, mentre san Matteo: “Rimetti a noi i nostri debiti“? Questo è perché in aramaico i peccati venivano chiamati “debiti”, debiti verso Dio. Termini diversi, lingue diverse, destinatari diversi per i quattro Vangeli.

Sapete, amici, il sottotitolo di “Cento giorni con Gesù”, il mio primo libro, era: “La Parola da leggere con il cuore e non solo con la mente”. Perché i Vangeli sono scritti con il linguaggio dell’Amore e l’unico modo per capirli davvero è leggerli con il cuore.

#Santanotte. Apriamo il nostro cuore a Dio ed ogni suo battito si trasformerà in preghiera. Ed è questo il modo migliore per parlare con Dio, che è fatto di puro Amore: amare! Dio vi e ci benedica tutti amici cari! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’intercessione di Cristo e della Vergine”, di Lorenzo Monaco (Piero di Giovanni), 1432, tempera su tela, 239.4 x 153 x 2.5 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York