Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette

Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette

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Papa Francesco celebra il Giubileo dei Disabili e degli Ammalati. All’Angelus l’appello contro lo sfruttamento del lavoro minorile.

Tutti noi, prima o poi, siamo chiamati a confrontarci, talvolta a scontrarci, con le fragilità e le malattie nostre e altrui. Nell’omelia della Santa Messa per il Giubileo dei Disabili e degli Ammalati il Papa ha riflettuto sugli interrogativi esistenziali posti dalla malattia: “Si ritiene che una persona malata o disabile non possa essere felice, perché incapace di realizzare lo stile di vita imposto dalla cultura del piacere e del divertimento”.

Nell’epoca in cui una certa cura del corpo è divenuta “mito di massa” e dunque “affare economico”, ciò che è imperfetto “deve essere oscurato”, perché “attenta alla felicità e alla serenità dei privilegiati e mette in crisi il modello dominante”.

L’errore dell’uomo che chiude gli occhi

Secondo la logica mondana “è meglio tenere queste persone separate, in qualche recinto – magari dorato – o nelle riserve del pietismo e dell’assistenzialismo, perché non intralcino il ritmo del falso benessere”. In alcuni casi, addirittura, si sostiene che “è meglio sbarazzarsene quanto prima, perché diventano un peso economico insostenibile in un tempo di crisi”. Ma, in realtà “quale illusione vive l’uomo di oggi quando chiude gli occhi davanti alla malattia e alla disabilità! Egli non comprende il vero senso della vita, che comporta anche l’accettazione della sofferenza e del limite”.

Il mondo non diventa migliore perché composto soltanto da persone apparentemente “perfette”, per non dire “truccate”, ma quando crescono la solidarietà tra gli esseri umani, l’accettazione reciproca e il rispetto. Come sono vere le parole dell’apostolo: “Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti” (1 Cor 1,27)!

Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette
La patologia della tristezza

Anche il Vangelo di questa domenica (Lc 7,36–8,3) presenta una particolare situazione di debolezza. La donna peccatrice viene giudicata ed emarginata, mentre Gesù la accoglie e la difende: “Ha molto amato” (v. 47). E’ questa la conclusione di Gesù, attento alla sofferenza e al pianto di quella persona. La sua tenerezza è segno dell’amore che Dio riserva per coloro che soffrono e sono esclusi. Non esiste solo la sofferenza fisica; oggi, una delle patologie più frequenti è anche quella che tocca lo spirito. E’ una sofferenza che coinvolge l’animo e lo rende triste perché privo di amore. “La patologia della tristezza”. Quando si fa esperienza della delusione o del tradimento nelle relazioni importanti, allora ci si scopre vulnerabili, deboli e senza difese. La tentazione di rinchiudersi in sé stessi si fa molto forte, e si rischia di perdere l’occasione della vita: “amare nonostante tutto. Amare nonostante tutto!”.

La diversità? E' una ricchezza!
La medicina dell’amore

“La felicità che ognuno desidera – ho osservato il Papa – può esprimersi in tanti modi e può essere raggiunta solo se siamo capaci di amare. Questa è la strada. E’ sempre una questione di amore, non c’è un’altra strada. La vera sfida è quella di chi ama di più”. Quante persone disabili e sofferenti “si riaprono alla vita appena scoprono di essere amate!”. “E quanto amore può sgorgare da un cuore anche solo per un sorriso! La terapia del sorriso”. Allora la fragilità stessa può diventare conforto e sostegno alla nostra solitudine. Gesù, nella sua passione, ci ha amato sino alla fine (cfr Gv 13,1); sulla croce ha rivelato l’Amore che si dona senza limiti. “Che cosa potremmo rimproverare a Dio per le nostre infermità e sofferenze che non sia già impresso sul volto del suo Figlio crocifisso?”. Al suo dolore fisico si aggiungono la derisione, l’emarginazione e il compatimento, mentre Egli risponde con la misericordia che tutti accoglie e tutti perdona: “per le sue piaghe siamo stati guariti” (Is 53,5; 1 Pt 2,24).

“Gesù è il medico che guarisce con la medicina dell’amore, perché prende su di sé la nostra sofferenza e la redime. Noi sappiamo che Dio sa comprendere le nostre infermità, perché Lui stesso le ha provate in prima persona” (cfr Eb 4,15).

Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette
La celebrazione animata dai disabili

Per la prima volta in Piazza San Pietro la Liturgia è stata animata da un gruppo con disabilità intellettive che, indossando costumi dell’epoca di Gesù,  hanno “rappresentato” la lettura del Vangelo per renderlo visivamente accessibile anche alle persone con difficoltà. Tutte le letture, proclamate da ammalati e disabili, sono state tradotte nella Lingua Internazionale dei Segni.

“Il modo in cui viviamo la malattia e la disabilità – ha concluso Papa Francesco – è indice dell’amore che siamo disposti a offrire. Il modo in cui affrontiamo la sofferenza e il limite è criterio della nostra libertà di dare senso alle esperienze della vita, anche quando ci appaiono assurde e non meritate. Non lasciamoci turbare, pertanto, da queste tribolazioni  (cfr 1 Ts 3,3). Sappiamo che nella debolezza possiamo diventare forti (cfr 2 Cor 12,10), e ricevere la grazia di completare ciò che manca in noi delle sofferenze di Cristo, a favore della Chiesa suo corpo (cfr Col 1,24); un corpo che, ad immagine di quello del Signore risorto, conserva le piaghe, segno della dura lotta, ma sono piaghe trasfigurate per sempre dall’amore”.

Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette
Ad Asti e Monreale, due nuovi beati

Ieri, a Vercelli, è stato proclamato Beato il sacerdote Giacomo Abbondo, vissuto nel Settecento, “innamorato di Dio, colto, sempre disponibile per i suoi parrocchiani”. Così lo ha descritto il Santo Padre che, all’Angelus, ha chiesto ai fedeli di unirsi alla gioia ed al rendimento di grazie della Diocesi di Vercelli.

Ed anche di quella di Monreale, dove oggi viene beatificata suor Carolina Santocanale, fondatrice delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes. Nata in una famiglia nobile di Palermo, abbandonò le comodità e si fece povera tra i poveri. “Da Cristo, specialmente nell’Eucaristia, attinse la forza per la sua maternità spirituale e la sua tenerezza con i più deboli”.

L’appello contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Oggi ricorre la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. “Oggi ci sono nel mondo tanti bambini schiavi! – Ha esclamato Francesco – Rinnoviamo tutti uniti lo sforzo per rimuovere le cause di questa schiavitù moderna, che priva milioni di bambini di alcuni diritti fondamentali e li espone a gravi pericoli”.

Il mondo non è migliore se fatto solo da persone perfette

I saluti

Nel contesto del Giubileo dei malati si è svolto nei giorni scorsi a Roma un Convegno internazionale dedicato alla cura delle persone affette dal morbo di Hansen. Il Papa ha salutato “con riconoscenza gli organizzatori e i partecipanti ed auspico un fruttuoso impegno nella lotta contro questa malattia”.

Un ringraziamento particolare è andato anche ai medici e agli operatori sanitari che, nei “Punti della salute” allestiti presso le quattro Basiliche Papali, hanno offerto visite specialistiche a centinaia di persone che vivono ai margini della città di Roma: “Grazie tante a voi!”.

Alessandro Ginotta

Questo articolo è stato pubblicato anche su: LA VOCE DEL TEMPO

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Alessandro Ginotta
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