Meditazioni e preghiere
I miracoli si fanno solo a Lourdes (o Medjugorje)?

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I miracoli ci sbocciano attorno, mentre noi rimaniamo impermeabili: è come se Dio ci scorresse addosso e noi lo lasciassimo scivolare via.

Il mio in(solito) commento a:
All’istante quell’uomo guarì (Giovanni 5,1-16)

Miracolo si definisce un “fatto sensibile straordinario, fuori e al di sopra del consueto ordine della natura, che si considera operato da Dio direttamente o per l’intermediazione di una sua creatura” (Il Vocabolario Treccani, 2003). Per certificare un miracolo la Chiesa prescrive che abbia tre inequivocabili caratteristiche: deve essere immediato, inspiegabile scientificamente e duraturo nel tempo

I miracoli sono interventi di Dio, riguardo ai quali possiamo dire che, per amore, Egli compie un’eccezione per ciò che supera la nostra natura e la nostra comprensione.

In questi tempi inquinati da un eccessivo materialismo, è difficile credere ai miracoli. Oggi tendiamo a guardare soltanto quello che possiamo misurare con i cinque sensi, solo ciò che può essere tradotto in formule matematiche. Ma se noi rifiutiamo di credere in ciò che non capiamo, di fatto rifiutiamo l’esistenza dei miracoli.

Rimaniamo chiusi nella nostra routine e non siamo disposti ad accettare tutto il bello che ci circonda. I miracoli ci sbocciano attorno, mentre noi rimaniamo impermeabili: è come se Dio ci scorresse addosso e noi lo lasciassimo scivolare via. Le nostre vite piene di impegni, i mille affanni che ci attanagliano, le numerose incomprensioni, le troppe ferite, gli inevitabili fallimenti ci hanno imprigionati in una cella angusta fatta di pareti tappezzate di aspettative insoddisfatte. Tutta questa frenesia acceca la nostra anima e toglie luce alla nostra esistenza. Desideriamo troppo dalla vita e… finiamo per non vivere. Decidiamo anche noi che l’ultima ora non basti per compiere miracoli. Ma non è mai troppo tardi per Dio!

E’ la debolezza del genere umano che porta a non riuscire a credere a qualcosa di così bello da essere vero. E’ l’incapacità di comprendere pienamente qualcosa di infinitamente grande quanto è Dio. E’ la piccolezza dell’uomo di fronte all’onnipotenza di Dio. Quante volte anche noi, amici cari, dimostriamo di non essere aperti al soprannaturale? Quante volte preferiamo negare che un evento sia mai accaduto, semplicemente perché non ce lo possiamo spiegare alla luce delle nostre conoscenze? “No, mi sarò sbagliato, non posso aver visto questa cosa”… e così via. Ma il nostro atteggiamento di negazione di quanto non riusciamo a spiegarci, di fatto impedisce che il miracolo stesso si possa realizzare. 

I miracoli accadono ancora oggi, attorno a noi, tutti i giorni, ma noi non riusciamo a rendercene conto. Ogni giorno, cari amici, accanto a noi, avvengono piccole cose, che non possiamo comprendere. Che non sappiamo capire. Sono segni che ci parlano della grandezza di Dio. La debolezza del genere umano ci porta a non riuscire a credere a qualcosa di così bello da essere vero. E’ l’incapacità di comprendere pienamente qualcosa di infinitamente grande quanto è Dio. E’ la piccolezza dell’uomo di fronte all’onnipotenza di Dio. 

Siamo disposti a mettere da parte per un attimo lo scetticismo ed accettare l’idea che esistano condizioni speciali in cui, l’ordine naturale delle cose, può venire sospeso da Dio e possono manifestarsi eventi fuori dall’ordinario?

“A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici” (vv. 2-3). Impossibile non notare il parallelismo con le vasche riempite con le acque provenienti dalla sorgente che sgorga nella Grotta delle apparizioni a Lourdes. “Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare” (vv. 4-9).

Che cosa ricaviamo dalla lettura di questi versetti? E’ vero: ci sono luoghi, sulla terra, dove il cielo sembra essere più sottile e pare di sentire Dio più vicino. Posti nei quali ci rifugiamo quando ci sentiamo smarriti e cerchiamo Dio: Lourdes, Fatima, Medjugorje e tanti altri. Ed è un bene che esistano questi luoghi così speciali, perché il richiamo che sentiamo lì, ci permette di abbassare le nostre difese e di essere più bendisposti nei confronti del soprannaturale. Così, più propensi ad ascoltare Dio, riusciremo a sentirlo. E guariremo, dentro e fuori: ci convertiremo, torneremo alla fede, rafforzeremo la nostra anima ed il nostro corpo. Ed è assolutamente bene che noi ci rechiamo in questi posti per cercare Dio, per sentirci più vicini a Lui, per nutrire la nostra sete di infinito, per ritrovare noi stessi. Andiamoci! Io lo farò e ci tornerò più volte. Sarò molto felice se qualcuno di voi vorrà unirsi a me: ci avvicineremo a Dio, anche attraverso la Vergine Maria, Ponte tra cielo e terra.

Ma non sono tanto i luoghi ad essere speciali, quanto lo è il nostro stato d’animo, in quei luoghi: siamo noi a permettere il miracolo perché proprio “lì” ci sentiamo più aperti al trascendente.

Il paralitico di Betzatà guarisce lo stesso, anche senza venire immerso nella piscina. Il miracolo non ha bisogno dell’acqua e neppure di un posto speciale. Perché il vero luogo dove avviene il miracolo è la nostra anima. Parte sempre dentro di noi la guarigione di Gesù: dalla nostra volontà, dalla nostra fede, dal nostro essere aperti a Lui, dal nostro essere disposti ad accogliere il soprannaturale, dal nostro permettere che Dio “ci agisca dentro”.

Siamo noi la nostra piscina! Dio non ha bisogno di un luogo particolare per operare, ma desidera la nostra collaborazione, la nostra fiducia, la nostra volontà di cambiare. E che noi crediamo in Lui. E’ questa la leva che permette che avvengano i miracoli.

#Santanotte amici cari, visitiamo i santuari, perché ci avvicinano a Dio, ma quando avremo trovato Dio nel nostro cuore, accogliamolo e permettiamogli di agire dentro di noi. Perché è lì che avverranno gli eventi straordinari! Dio, che vi sta vicino, vi e ci benedica amici! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “La Crocifissione di Ognissanti”, affresco di Taddeo Gaddi, 1330-40 ca, Chiesa di Ognissanti, Firenze