Gesù vuole che io lo segua?

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Seguimi. Una singola parola. Assertiva. Perentoria. Inequivocabile. Un termine che condensa, dentro di sè, la gran parte del Vangelo

Il mio in(solito) commento a:
Seguimi (Mt 8,18-22)

Ci sono gli apostoli, che non esitano a lasciare le loro attività, anche le più redditizie, per condividere la loro vita con quella di Gesù, camminare sui suoi passi, operare guarigioni e salvare vite. I re Magi, che hanno messo nelle loro gambe migliaia di chilometri, per seguire la luce di una stella. Poi esistono uomini semplici, o meglio, ci sono “semplici uomini speciali”, come Zaccheo, un disonesto che si è arricchito alle spalle della gente e che, all’improvviso, sente l’impulso di arrampicarsi su un albero per poter scorgere Gesù mentre cammina. Salvo poi rimanere folgorato da questo incontro, che cambierà tutta la sua vita. C’è l’emorroissa, la ragazza affetta ormai da dodici anni da perdite di sangue. Lei attende il passaggio di Gesù e, quando lo vede, si getta con un prodigioso slancio in avanti e gli “ruba” la guarigione…

…Poi ci siamo noi, persone normali dalle vite normali. “Seguimi”, la chiamata, l’imperativo, vale anche (e soprattutto) per te che leggi queste righe. Sì, perché ciascuno di noi ha una storia diversa, un fardello di gioie e dolori, ricordi ed esperienze che hanno segnato la nostra vita. E Gesù ci propone di seguirlo. Di dare un colpo di spugna al passato e di offrirci una vita vera. Una vita intensa. Una vita non senza ostacoli o difficoltà, ma piena di significato, ricca di opportunità di fare bene il bene e di testimoniarlo.

Hai mai provato la sensazione che ti manchi qualcosa? Ci aggiriamo nelle nostre case arredate, tra dispense e frigoriferi pieni; le nostre dita si spostano frenetiche sugli schermi dei nostri cellulari stracolmi di contatti, fotografie, video e canzoni; le nostre agende sono zeppe di impegni di ogni tipo e genere: sport, corsi, lezioni, riunioni, incontri… Abbiamo tutto. Eppure ci manca qualcosa.

Che cos’è che spinge gli astronomi a scrutare lo spazio sterminato? O i fisici ad indagare l’infinitamente piccolo? Che cosa cerca l’uomo che guarda nei telescopi o nei microscopi? Non cerca forse una risposta ad una domanda? Non cerca forse di spiegarsi la ragione stessa della propria esistenza? L’uomo tenta con la ragione di darsi delle risposte, ma si accorge di non essere autosufficiente. E, molto spesso, l’uomo si scopre povero perfino di domande… perché non sa quali porsi. Abbiamo dentro di noi questa sete di infinito che ci spinge a cercare e cercare e cercare ancora. Un’inquietudine che non trova riposo se non nell’assoluto. Dentro di noi arde un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che ci spinge a cercare Dio. Non ha senso la vita senza Gesù.

Senza di Lui le nostre esistenze sono oscure (“Voi siete la luce del mondo”, cfr. Matteo 5,14). Senza di Lui le nostre vite sono senza sapore (“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente“, Matteo 5,13).

Allora, amici cari, mettiamoci anche noi sul cammino di Gesù. Seguiamolo ed iniziamo a brillare. Assaporiamo ogni passo della nostra vita, piena, intensa e vera. Una vita con Lui!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’ultima Comunione di San Gerolamo” (dettaglio di Cristo), Rafael Tegeo Díaz, 1829, olio su tela, 778×440 cm, Museo del Prado, Madrid

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