Gesù? Ci vuole tutti con Lui in Paradiso!

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Oggi parleremo della vita dopo la morte e faremo un altro passo per avvicinarci un po’ di più al grande mistero di Dio.

Il mio (in)solito commento a:

Siano perfetti nell’unità (Giovanni 17,20-26)

Se fin qui (cfr. Gv 17,11-19) poteva esserci rimasto qualche dubbio, in questo brano (Giovanni 17,20-26) cadono tutti i veli: Gesù, non solo desidera ritrovarci tutti quanti in Paradiso, ma desidera che noi ci riuniamo tutti in Lui. In Dio!

Molte volte, amici, vi ho parlato della scintilla di Dio che brilla nella nostra anima. E’ bello pensare che, dopo la morte, queste scintille possano ritornare al fuoco di Dio dal quale sono scaturite: “perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi” (v. 21). E ancora “perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa” (cfr. v. 21). E poi: “Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità” (cfr. v. 23).

Alcune religioni orientali ritengono che le nostre anime, dopo la morte, salgano verso il cielo per “fondersi” in Dio e diventare una cosa sola con Lui. La realtà però non è così semplice. Un altro concetto che ripeto spesso è quello della grandezza di Dio. Una vastità sconfinata, che supera i nostri limiti di comprensione e si traduce nell’immenso ed imperscrutabile mistero di Dio. Non è possibile, con il nostro intelletto, riuscire a capire Dio nella sua interezza. Ci possiamo solo avvicinare con qualche approssimazione. Pensate, amici cari, a quante religioni monoteiste esistono, ciascuna delle quali percepisce uno “spicchio” della realtà di Dio. Ma nessuna religione riesce a cogliere tutti i dettagli. Qualche elemento resta sempre annebbiato. Scrive San Paolo: “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto” (1Corinzi 13,12).

Mi ha molto colpito una canzone di Arisa che recita:

“Non perdiamo tempo a farci male
Non ne abbiamo facoltà
Non siamo in grado di capire
Siamo esseri creati
Siamo polvere di stelle
Siamo incastri di molecole
Coi segni sulla pelle
[…]
Ho bisogno di certezze
Ho bisogno di sapere
Se viviamo per esistere
O esistiamo per amare”

(Arisa, Licantropo triste, tratta dall’album ERO ROMANTICA © Warner Chappell Music, Inc)

Riprendiamo un passaggio che abbiamo già incontrato in passato, per fare un altro salto in avanti e portarci un po’ più vicino alla comprensione di quel mistero che ci sfugge: “Dio è amore” (1Giovanni 4,8). Ha sempre amato ed amerà per sempre. Prima ancora di creare l’universo Egli amava. Ma amava a tal punto, che il suo amore crebbe fino a fuoriuscire da Lui. Ecco le scintille che fuoriescono dal fuoco di Dio. Scintille che si condensano in materia, creando il mondo così come lo conosciamo. L’universo intero: il cielo, la terra, l’uomo e tutte le creature. Perché “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Giovanni 3,16). Ecco le scintille che brillano nell’angolo più remoto della nostra anima, residui di quell’esplosione d’amore che fu, come il big bang dell’universo, l’origine di ogni cosa. Ma quando la materia si “corrompe” e il nostro fisico muore, la nostra anima sopravvive alla morte, per entrare in quella comunione dei santi, citata anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica, che unisce tutti: “Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri” (CCC 947).

E adesso facciamo un passo in più. Le cose, come abbiamo detto, non sono semplici come sembrano: perché anche una volta che ci saremo ricongiunti a Dio, manterremo la nostra individualità. Un po’ come la Santissima Trinità è composta da tre Persone diverse che sussistono contemporaneamente come Uno e come Trino, anche noi saremo contemporaneamente in Dio e, allo stesso tempo, saremo “altro da Dio”.

Scrive la Serva di Dio Chiara Lubich, Fondatrice del movimento dei Focolari ormai prossima alla Beatificazione: “Quando due anime s’incontrano in nome di Cristo, Cristo nasce fra di loro, cioè in loro e, mantenendo quest’unità, possono con sincerità dire: «Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me». (Galati 2,20). L’importante è mettere a base, a mezzo, a fine l’unità. In quest’unità voluta da Dio le due anime si fondono in uno e riaffiorano uguali e distinte. Come la santissima Trinità: «Che tutti siano uno, come Io e Te…» (Giovanni 17,21)” (Lettera dell’11 maggio 1948 di Chiara Lubich a padre Bonaventura da Malé, ofm cap.).

#Santanotte amici! E’ la perfezione di Cristo fra noi, ad unirci. E’ la sua presenza che ci permette di diventare più simili a quel Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Eternamente uniti, conservando la nostra individualità

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Paradiso”, di Carlo Saraceni, 1598, olio su rame, 54.3 x 47.9 cm, The Metropolitan Museum of Art, Los Angeles

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