Dio non giudica. Ama!

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No, Dio non è un Robin-Hood che toglie le ricchezze ai potenti per darle ai poveri.

Il mio in(solito) commento a:
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente (Lc 1,46-55)

Che dire davanti ad una tale affermazione? Il Magnificat è un canto tanto sublime da uscire dagli schemi. Profuma di quella grandezza che è propria di Dio, di quella immensità che non può essere contenuta tra le pagine di un libro, né tra i pensieri di un essere umano. Perché va oltre. Perché ci parla di Dio.

Il Magnificat è un poema rivoluzionario che canta il riscatto di un’umanità non più sottomessa: il popolo non deve più sottostare ai soprusi dei potenti, perché Dio ha cambiato le cose. Maria canta la lode del Dio che manda gli angeli a dire che l’impossibile è diventato possibile. Amici cari, avete notato che rivoluzione? Le parole dell’Arcangelo Gabriele non sono ordini: non dice fa’ questo, fa’ quello, pentiti e prega… no! L’Angelo esordisce con un “rallegrati”, “sii felice”! Ecco che cosa sta davvero a cuore a Dio: la nostra gioia, la nostra felicità, la nostra pienezza, la nostra voglia di vivere e di fare, la nostra volontà di metterci in gioco. Rivoluzione nella rivoluzione, Maria ci dice anche che è finito il tempo dei prepotenti: Dio guarda alla piccolezza, va in cerca di chi è invisibile. Un Dio con le periferie nel cuore, che comincia dagli ultimi della fila.

Dio non solo ribalta la storia, ma capovolge anche il nostro modo di pensare: dobbiamo accantonare l’idea di un Dio-Robin-Hood, che toglie le ricchezze ai potenti per darle ai poveri. Non è questo il suo modo di agire. Dio non dispensa prestigio e ricchezza ai poveri ed agli umili, ma porta la gioia dentro la povertà. Lo so, amici cari, è difficile da comprendere, ma la rivoluzione sta proprio qui: nelle Beatitudini. Non è una questione di denaro, ma una questione d’amore: conta quanto amo e non quanto posseggo. Sì, perché possiamo essere poveri di tutto, ma non d’amore. Se c’è qualcosa sulla terra che apre la via all’assoluto, questa cosa è proprio l’amore, luogo privilegiato dove arrivano angeli. Il cuore è la porta di Dio. E ogni evento d’amore è sempre decretato dal cielo per aprire quella porta. L’amore ti fa uscire da te, ti apre all’altro e solo se hai fatto questa esperienza puoi capire che cosa Dio ti chieda: dare e ricevere amore è ciò su cui si posa la beatitudine della vita.

Maria lo ha compreso molto bene. Lei, che era povera ed umile, ha trovato la felicità nella semplicità. E questo ha fatto di lei la donna più speciale del mondo. Maria ha accolto la rivoluzione dell’amore, ha ricevuto in sé la Parola e ha permesso che, attraverso di lei, venisse trasformata in carne. La Vergine è il simbolo della dolcezza che si fa dono. E’ una donna che esulta, perché ha capito Dio. Esultare, amici, è il verbo della danza, del salto di gioia del bambino raggiunto da una bella notizia e non sta più nella pelle. Noi talvolta percepiamo Dio, come se avesse un dito puntato contro di noi, un po’ come se dovessimo superare un esame. Maria invece sente Dio venire come un tuffo al cuore, come un passo di danza a due, una stanchezza finita per sempre, un vento che fa fremere la vela della vita: l’anima che danza, piena d’amore. Da dove viene la gioia di Maria? È incinta e ha capito; corre da Elisabetta ed ha capito. Ha capito Dio.

#Santanotte amici cari, la fede di Maria sia vostra fede. La sua forza di mettersi in gioco sia il vostro modo di vivere. La sua gioia di accogliere Dio sia il vostro modo di avvicinarvi all’infinito. Dio benedica nella gioia voi e tutti i vostri cari!

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “L’Immacolata Concezione”, di Anton Raphael Mengs, 1774, olio su tela, 63.4 x 58.2 cm, Palacio Real de Aranjuez, Spagna

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