Meditazioni e preghiere
Come spezzare le catene del male?

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Oggi incontreremo un pazzo scatenato che ha scelto bene… e un’intera città di persone “normali” che sceglierà male…

Il mio in(solito) commento a:
Esci, spirito impuro, da quest’uomo (Marco 5,1-20)

Ecco la storia di un uomo, di catene spezzate e di una mandria di porci… ah, sì… e anche di una legione di demoni:

Nel suo viaggio lungo le sponde del Mare della Galilea, Gesù approda sull’altro lato del mare, in terra straniera. Sapete, amici, Gesù, L’Emmanuele, il Dio-con-noi, non può restare lontano dall’uomo. Così, scorgendo in lontananza una città, si incammina verso di essa. Ed ecco che, ai margini del centro abitato, attraversa un cimitero. E’ tra le lapidi che incontrerà il primo abitante del luogo: un pazzo.

Immaginiamo quest’uomo dalle vesti stracciate, capelli e barba incolti, devastato nel corpo e nello spirito, che si dimenava e gridava giorno e notte, distruggendo i sepolcri e percuotendosi con delle grosse pietre. Un vero pericolo per se stesso e per gli altri. Tant’è che, gli abitanti della città, per proteggersi, tenteranno di incatenarlo ad una pietra tombale. Ma lui riuscirà a spezzare le catene. E sarà così che lo vedrà Gesù, quando gli andrà incontro.

Basterà un istante a Gesù per capire la situazione: quell’uomo non è pazzo, ma indemoniato. Scopriremo così che, a tormentare il malcapitato, non c’era un demone soltanto, ma una intera legione! Demoni un po’ sciocchi però, visto che saranno loro stessi a chiedere a Gesù di potersi rifugiare in una mandria di porci che stava pascolando nei paraggi. “Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare” (v. 13).

Lieto fine? Non proprio… almeno, non ancora.

La nostra fantasia resta così imbrigliata nell’avventura di quest’uomo che spezza lacci e catene in preda ad una follia devastante, e della legione di demoni che Gesù fa uscire dal suo corpo, che spesso ci fermiamo alla prima parte del racconto e perdiamo di vista la sciagurata decisione degli abitanti di questa città…

Indemoniato o pazzo che fosse, quest’uomo era un membro della loro comunità. Una comunità che, alle prime avvisaglie del “disturbo” che lo affliggeva, decise di liberarsi del problema anziché affrontarlo: “prendiamo l’uomo, scortiamolo fuori dalla città ed incateniamolo abbastanza lontano, dove non possa disturbarci con le sue urla o farci del male”.

Il problema, amici cari, non lo si risolve incatenando le persone, ma aiutandole. Questa gente ha rifiutato di soccorrere un proprio fratello, ha ignorato i suoi problemi e lo ha deportato in un luogo desolato, tra le tombe, tra i morti. E proprio là, dove pascolavano i porci. Animali che certo, all’epoca, non godevano di grande favore. Anzi, erano considerati impuri dagli abitanti di Israele e, come tali, non potevano restare nei villaggi, ma ne erano relegati ai margini.

Quel poveretto lo consideravano così: indegno di abitare tra gli uomini, un problema da eliminare. Quella di incatenarlo in un cimitero, è una scelta che parla da sé: lo volevano sopprimere. Volevano sbarazzarsi del problema. E questo non è certo giusto. Ma non sarà l’unico errore che questa gente commetterà:

Liberato dalla legione di demoni, quell’uomo tornerà “normale”. Ma, i suoi concittadini: “Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura” (v. 15). E “si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio” (v. 17).

Ecco il secondo, tragico errore. Non solo non avranno amato il prossimo, allontanandolo dalla città, ma non ameranno neppure Dio. Perché ne avranno paura. E cacceranno perfino Lui.

Avete riconosciuto il comandamento dell’amore? Ed avete notato come, gli abitanti di Gerasa, lo abbiano violato in entrambi gli enunciati? «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (cfr. Matteo 22,37-40).

L’indemoniato se ne andrà, pieno di gratitudine e con Gesù nel cuore: “Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati” (v. 20). Diventerà addirittura un evangelizzatore.

Gli abitanti di Gerasa, invece, rimarranno chiusi tra le mura di egoismo e di indifferenza della loro città, senza poter gioire per la presenza di Dio. Prima allontanarono il loro concittadino, poi il Dio che lo liberò.

Vedete, amici cari, chi costruisce muri, ne rimarrà prigioniero, al contrario, chi saprà spezzare le catene, libererà l’amore e riscoprirà Dio.

Concludo con una preghiera di Papa Francesco:
«Chiediamo al Signore: lanciaci nell’avventura della misericordia! Lanciaci nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri (recinti e reti); lanciaci nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più un senso per la sua vita. Spingici, come Maria di Betania, all’ascolto di coloro che non comprendiamo, di quelli che vengono da altre culture, altri popoli, anche di quelli che temiamo perché crediamo che possono farci del male. Fa’ che volgiamo il nostro sguardo, come Maria di Nazareth con Elisabetta, ai nostri anziani per imparare dalla loro saggezza» (GMG Cracovia, 2016).

#Santanotte amici, la luce di Cristo brilli dentro di voi, abbatta ogni muro di indifferenza e liberi l’amore che vi spingerà a diventare voi stessi, in ogni situazione, pagine viventi di Vangelo. Dio vi benedica! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Come spezzare le catene del male
Il dipinto di oggi è: “Christus Consolator” (avete notato le catene?), capolavoro del pittore franco-danese Ary Scheffer, 184 x 248 cm. , Centraal Museum, Utrecht