Meditazioni e preghiere
Come si fa a sentire la voce di Dio?

Come si fa a sentire la voce di Dio?

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Ecco la storia di un Dio che sazia la sua sete pranzando con i peccatori…

Il mio in(solito) commento a:
Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui (Marco 3,13-19)

Ma lo immaginate? Dio è onnipotente. Da solo ha creato la terra, le stelle e tutto l’universo. Perfino noi stessi. Schioccando le dita può compiere i miracoli più impensabili. Eppure cerca sempre di coinvolgerci. In tutto. Gesù ci coinvolge quando ci guarisce: «Che vuoi che io ti faccia?», «Va’, la tua fede ti ha salvato» (cfr. Marco 10,51-52). Ci coinvolge quando sazia la nostra fame: «Quanti pani avete? Andate a vedere» (cfr. Marco 6,38). Gesù ci coinvolge persino quando deve risuscitare una persona: “Gesù le disse: «chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»” (cfr. Giovanni 11,26-27). Gesù ci chiama ad uno ad uno: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (cfr. Luca 19,5). E qualcuno di noi lo chiama più forte: “Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni” (vv. 13-15).

Se è vero che l’uomo ha sete di Dio, quella che Lui prova per noi che cos’è?

Lo sentite l’amore di Dio che scende come un balsamo a sanare le nostre ferite? Qualcuno potrebbe non percepirlo, almeno non in ogni momento. Attenzione però: in questi casi non è Dio che, per qualche ragione ignota, decide di punto in bianco di non amarci più. Certo che no! Dio riversa sempre, instancabilmente, su di noi straripanti fiumi d’amore. L’amore, amici cari, è l’essenza stessa di Dio. Perchè “Dio è amore” (1Giovanni 4,7-12). 

Allora perché non sempre ci sentiamo toccare da questo amore? Proprio perché, in quei momenti, il nostro cuore è chiuso. Noi camminiamo a capo chino, pensando soltanto alle nostre difficoltà, isolandoci in una bolla di egoistico autocompatimento, e non ascoltiamo nulla e nessuno. Lasciamo parlare soltanto il nostro dolore. Siamo noi, in quei momenti, a non riuscire ad alzare il capo e guardare verso lo splendore di Dio. Noi che abbiamo nei nostri occhi soltanto il buio del dubbio, della delusione, e forse perfino le tenebre dell’invidia. 

Invece Dio è sempre qui, accanto a noi. E’ qui ed attende che il nostro sguardo si rialzi ad incrociare il suo. E’ qui ed aspetta che noi ci accorgiamo di Lui. Che ci rendiamo conto di quanto ci ama. Di quanto siamo importanti per Lui. Tutti. Tutti quanti. Lui ci tende la mano ed è pronto ad aiutarci a risollevarci. Dio ci ama così tanto che non ha esitato a rinunciare alle comodità dei cieli per incarnarsi e scendere sulla terra e condividere con noi tutte le difficoltà, la povertà, la fame, il freddo, i pericoli, la cattura, la morte. Perché “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici(cfr. Giovanni 15,13). 

Come la cerva anela
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio?

(Salmo 42,1-2).

Due bisogni che si dissetano a vicenda. Due fami che si saziano: «Chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui» (Giovanni 6, 51-58).

Gesù cena con Zaccheo, pranza con Matteo, e mangia con me. Lui cerca la mia compagnia. Cristo desidera che noi ci interessiamo a Lui, che lo seguiamo. E non ci misura in santità o giustizia, non conta quanti digiuni facciamo, ma ci dimostra il suo amore mangiando insieme a noi. Vivendo in mezzo a noi. Restando sempre accanto a noi.

Come si fa a non amare un Dio così?

Gesù chiama ciascuno di noi. Ci vuole con Lui. Desidera mangiare con noi. Vuole parlare insieme a noi: “«Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi»” (Luca 5,30-32). Ecco che Gesù cerca anche il peccatore che è in me. Non per giudicarmi per tutti i peccati che ho commesso, ma per perdonarmi. E ricominciare insieme. Un regno fatto di peccatori perdonati.

Dunque, come si fa ad ascoltare la voce di Dio? Ascoltare quello che ci dice il Signore, dobbiamo ammetterlo, non è facile perché Dio viene in modo silenzioso e discreto, senza imporsi alla nostra libertà. Così può capitare che la sua voce rimanga soffocata dalle molte preoccupazioni e sollecitazioni che occupano la nostra mente e il nostro cuore. Oggi riuscire a raccogliersi per ascoltare diventa sempre più difficile, immersi come siamo in una società rumorosa, nella frenesia e nel chiasso che dominano le nostre città e i nostri quartieri. Ma se riusciremo a togliere tutto il frastuono che ci circonda, allora potremo udire nel nostro cuore la voce di Dio che ci invita ancora oggi: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Marco 16,15).

E la missione degli apostoli, amici cari, è anche la nostra. Ci siamo anche noi, oggi, su quel monte ad incontrare Gesù. Ora tocca a noi diventare pagine viventi di Vangelo. Ed ecco quello che Dio ci chiede di fare: testimoniare con la nostra vita la sua Parola. In questo mondo sordo, lontano e stanco, in questa società individualista ed egoista, abbiamo il preciso dovere di mostrare a chi è distante che Dio c’è e può trasformare le nostre vite! 

#Santanotte amici, il vostro cuore sia sempre aperto alla voce di Dio. Egli verrà, pranzerà con voi e vi sazierà con il suo amore! 🙂 🙂 🙂

Alessandro Ginotta

Come si fa a sentire la voce di Dio?
Il dipinto di oggi è: “La Comunione degli Apostoli”, di Luca Signorelli, 1512, olio su pannello, 232×220 cm, Museo diocesano di Cortona
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