Come si diventa pescatori di uomini?

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Il mio in(solito) commento a:
Lasciarono tutto e lo seguirono (Luca 5,1-11)

Frustrazione, sconforto, delusione. Poi, a sorpresa, entra Gesù nelle nostre vite e tutto cambia. Non un po’, non una cosa, ma tutto! Una rivoluzione che trasforma ogni istante della nostra esistenza:

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare” (vv. 4-7). È proprio questo che accade quando riusciamo ad affidarci completamente a Gesù: «sulla tua parola getterò le reti». “Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto” (v. 9). Ricordiamo la parabola del granello di senape? È il più piccolo dei semi, ma quando cresce sviluppa un albero forte e rigoglioso che a sua volta da sostegno e riparo agli uccelli del cielo. Così è la fede. Così è l’intervento di Gesù. Egli fa tutto, fa la differenza tra il pieno ed il vuoto, tra il fallimento e la riuscita. A noi spetta di fidarci e lasciare fare a Lui.

Cristo ci coinvolge e chiede la nostra volontà di cambiare, chiede a noi di agire, ci domanda di credere che quel che chiediamo nella preghiera possa avvenire. Ed è questa la forza della preghiera: la convinzione che, quanto stiamo per chiedere, si realizzerà. Quando viviamo nella sfiducia, chiusi in noi stessi, contraddiciamo la fede, perché anziché sentirci figli per i quali Dio fa grandi cose, rimpiccioliamo tutto alla misura dei nostri problemi e ci dimentichiamo che non siamo orfani: abbiamo un Padre in mezzo a noi, salvatore potente.

“Credere” è un po’ di tutto questo: la tenacia nel pregare, come nella parabola del giudice e della vedova (cfr. Luca 18,1-8); amore per il prossimo, come prescrive il più grande dei comandamenti (cfr. Matteo 22,34-40); lo slancio coraggioso, quello che ci chiede Gesù (cfr. Matteo 10,16-33); un briciolo di impertinenza, come quella che serve per bussare nel cuore della notte alla porta di un amico (cfr. Luca 11,5-8); infine, l’ingrediente più importante di tutti: la fede. Ne basta poca, come quella che sta in un granello di senape (cfr. Luca 13,18-19), ma può spostare anche le montagne!

Ma non basta, perché Gesù non ci chiede solo di fidarci, ma anche di gettare le reti nel mare della nostra vita. Cosa significa? Che dobbiamo saper rinunciare al superfluo fatto di ansia, preoccupazione, smodato desiderio di possesso. Tutto ciò non serve per Gesù. Basta avere fiducia in Lui. E voglia di tuffarsi nella vita. Sì, perché “credere” è un verbo dinamico che implica camminare, fare, cercare, arare, seminare. Occorre scavare, qualche volta a mani nude, per tirare fuori la perla nascosta nel campo (cfr. Mt 13,45-46).

L’incontro con il Figlio di Dio è qualcosa che ci cambia dentro. Profondamente. Dio è lì, dove c’è da lavorare, ma anche da sognare. Dove cresce il bene e sorge il sole. Dove c’è l’amore ma anche la fatica. Dove c’è una vigna che produce frutti a tutte le ore. Ma anche dove c’è da perdonare, assistere, curare. Perché il Regno dei Cieli è per chi non pone la propria sicurezza nelle cose, ma nell’amore di Dio; per chi ha un cuore semplice e umile e non presume di essere giusto e non giudica gli altri; per chi sa soffrire con chi soffre e gioire con chi gioisce; per chi non è violento ma misericordioso e desidera essere artefice di riconciliazione e di concordia.

#Santanotte amici. Fidiamoci di Dio e Lui ci permetterà di cambiare tutto quello che non ci piace della nostra vita e ci accompagnerà a farne un capolavoro! Dio vi e ci benedica amici cari!

Alessandro Ginotta

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