Meditazioni e preghiere
Com’è fatto Dio?

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Se ci chiediamo di che cosa è fatto Dio, potremmo rispondere che è amore puro.

Il mio in(solito) commento a:
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso (Matteo 22,34-40)

Dio è amore autentico. Amore di quello che non si ferma davanti al nostro peccato, ma lo perdona. Amore che non si limita davanti alle nostre piccolezze, anzi, cresce. Amore che non si blocca neppure se siamo noi a rifiutarlo. Perché Dio ci ama a prescindere. Così come siamo. Senza pretendere di cambiarci. Ci ama per il solo fatto che noi esistiamo, e non importa se noi siamo santi o peccatori, se sappiamo amare oppure se siamo soltanto pieni di invidia e gonfi d’orgoglio. Dio ci ama lo stesso. Ed è così che Gesù non esita a lasciare novantanove pecore nel recinto per inoltrarsi nel deserto alla ricerca di quell’unica che si è smarrita. Perché se è vero che noi stiamo male quando ci allontaniamo da Lui, Lui soffre quando noi ci separiamo da Lui. E quando avrà ritrovato la pecorella smarrita, Gesù non la castigherà né la ricondurrà all’ovile con violenza, ma se la caricherà sulle spalle e, con amore e con delicatezza, si accerterà che la pecorella rientri nel gregge. Perché: “vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione” (cfr. Luca 15,1-32).

Ovviamente il fatto che ci ami, non significa che automaticamente tutti noi siamo giustificati per le nostre azioni. Anzi! Vuol dire, invece che, anche se pecchiamo, l’amore di Dio serve a renderci migliori. E allora, amici cari, non sbagliamo: non pretendiamo di correggere le azioni di Dio. Per amore, Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, scende sulla terra per camminare in mezzo a noi ed allarga i nostri orizzonti: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,34-40).

Ecco che il vino nuovo di Gesù frizza e ribolle di freschezza, fino a spazzare via gli otri vecchi. Ecco che l’uomo è chiamato a guardare oltre, più lontano, a rendersi conto che i concetti formulati fino ad allora, davanti all’immensità di Dio, perdono consistenza. Dio non cambia la Legge, ma la completa. La sublima. Un comandamento che non è sempre facile da seguire, perché, quando siamo vittime di un’offesa o di un’ingiustizia, è davvero difficile provare amore verso chi, con noi, si comporta come un nemico. Un sentimento simile non può che essere “grazia”: un dono che il Signore fa a chi lo segue. Perché Egli giunge anche là, dove noi non arriviamo: Gesù stesso ha vissuto fino alla fine il comandamento dell’amore, Lui che è arrivato a perdonare i suoi assassini dall’alto della croce (cf. Lc 23,34).

Dunque quell’amore viscerale e gratuito che Dio, “compassionevole e misericordioso” (Es 34,6), prova per tutti noi, diventa il “prototipo” di quel sentimento che a nostra volta noi dobbiamo provare nella quotidianità verso il prossimo: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (cfr. Gv 13,34). Se ancora questo comandamento ci pare distante proviamo a leggerlo con l’aiuto di Sant’Agostino, che ci propone una ricetta semplice da seguire: “Se amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, non rimarrà in te nulla con cui tu potrai amare te stesso. Ama dunque, ama il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente!”.

Dobbiamo svuotarci di egoismo e narcisismo per riempire il nostro cuore con l’amore per Dio. Allora, abbandonati i sentimenti che deturpano la nostra natura umana, saremo capaci di amare davvero.

#Santanotte amici cari, apriamo i nostri cuori al vento dello Spirito che scompiglia la normalità di un passato pieno di tenebre e ci proietta verso la nuova luce di un futuro pieno di Dio

Alessandro Ginotta

Il dipinto di oggi è: “Il Sacro Cuore di Gesù”, di autore ignoto di scuola spagnola di fine XVIII sec., olio su tela, 62 x 48 cm, Madrid, collezione privata